Home
Message
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Un lutto nell'atletica bresciana: se ne è andata Silvana Zini Cavallari PDF Print E-mail
Thursday, 25 June 2020 14:39

alt

Pochi minuti fa un carissimo amico bresciano ci ha informati della scomparsa di Silvana Zini Cavallari, avvenuta a Peschiera questa mattina. La signora era nata a Brescia il 23 ottobre 1925. Nata Zini, si maritò con Lodovico Cavallari, anche lui atleta e poi allenatore. Silvana Zini prediligeva il salto in lungo e l'alto, ma spesso era impegnata anche nella velocità e in staffetta; Ludovico aveva i suoi risultati migliori nei salti, lungo e triplo. Ai Campionati Alta Italia, disputati il 17 settembre 1945 a Torino, Silvana, con i colori della Forza e Costanza di Brescia, fu terza nel salto in lungo con 4.82 (altra fonte parla di 4.87); davanti a lei, Amelia Piccinini ed Elda Franco. Ottenne il quinto posto anche nella finale dei 100 metri in 13"9. Circa un mese dopo, a Bologna, suo marito Ludovico, nelle vesti di allenatore, ebbe la grande gioia di vedere il quartetto della staffetta 4 x 400 Campione d'Italia: la formazione bresciana schierava Rolando «Trulli» Squassina, Aldo Falconi, Luciano Paterlini e Luigi «Gino» Paterlini. Silvana Zini gareggiò ancora per parecchi anni con i colori delle diverse società bresciane allora molto attive e dinamiche: CSI Brescia e poi Atletica Brescia 1950.

Ritorneremo sulla figura di questa atleta nei prossimi giorni, più in dettaglio. Ringraziamo i familiari che hanno autorizzato, dal loro album dei ricordi, la pubblicazione della foto che correda queste righe: Lodovico e Silvana su una delle tante piste di atletica che li ha visti gareggiare insieme. Ci facciamo partecipi del lutto della famiglia. 

Last Updated on Friday, 26 June 2020 10:04
 
Auguste Maccario, le petit coureur ligurien champion dans la Principauté (3) PDF Print E-mail
Wednesday, 24 June 2020 08:06

alt alt

Le due foto supportano alcune affermazioni contenute nel testo. A sinistra: siamo in centro a Sanremo, una folla compatta e plaudente segue le ultime falcate di Augusto Maccario in una gara da lui dominata. A destra, tre dei migliori mezzofondisti italiani dei primi anni '20: sul retro Bruno Bonomelli scrisse che si trattava di un foto scattata a Busto Arsizio (quasi sicuramente la ricevette da Carlo Speroni) durante gli allenamenti degli atleti che avrebbero preso parte ai Giochi Olimpici di Anversa 1920. Da sinistra: Augusto Maccario, scritto però erroneamente Maccari; al centro Carlo Speroni, e poi il bergamasco Costante Lussana

Nei giorni scorsi, il nostro socio Alberto Zanetti Lorenzetti ci ha raccontato, con abbodanza di informazioni, la carriera di un piccolo, agile corridore di lunghe distanze nato a Ventimiglia tanti anni fa: Augusto Maccario. Il giovanotto, abbiamo letto nello scritto del nostro amico, si trasferì a vivere e a lavorare nel vicinissimo Principato di Monaco, e lì indossò la canotta di un club sportivo locale ottenendo belle affermazioni, soprattutto nelle corse su strada, che, alla faccia dei moderni «inventori dell'acqua calda», sono sempre esistite ed hanno avuto, in ogni occasione, una grande adesione di pubblico e di entusiasmo, come testimoniano i documenti dell'epoca. E parliamo di 110 anni fa...in un mondo un po' diverso, vi pare? Dicevamo di Maccario, le leggi attuali lo definirebbero un frontaliere. Ebbe una duplice carriera, al di qua e al di là della frontiera che era posta al Ponte San Luigi o al Ponte San Lodovico, ognuno dei quali dava accesso a Mentone dalla parte del quartiere Garavan. Ponte San Luigi è tornato a far parlare di sé il 20 marzo scorso quando le autorità francesi decisero di chiudere il passaggio fra Italia e Francia, avevano scoperto che il coronavirus passava di lì. Non scherziamo, misure di sicurezza, di controllo, giustificate dalla situazione, ma quasi sempre inefficaci. Adesso occupiamoci di Auguste Maccario (accento sulla o finale alla francese) e della sua attività pedestre nella Principauté dei Grimaldi, all'epoca regnante SAS Alberto I, stimato uomo di cultura, studioso delle origini dell'uomo, provetto navigatore, appassionato di studi oceanografici, uomo di formazione militare ma pacifista convinto. 

Le notizie che vi presentiamo qui sono in gran parte (quelle francesi) riprese dal libro «L'athlétisme a Monaco 1890 - 2006», pubblicato nel 2007 sotto il Patronato di SAS Alberto II. L'opera, ricca di informazioni e di prezioso materiale fotografico, si deve all'accurato lavoro di Jacques Candusso, che qui desideriamo ringraziare.

*****

L'atto di nascita dell'atletica  a Monaco viene iscritto all'anagrafe sportiva del Principato nell'anno 1890, quando i signori Eugène Marquet e Charles Vatrican fondarono «L'Etoile de Monaco», club omnisport dove si praticava la ginnastica - come era normale a quei tempi, tutto era sotto il largo cappello della ginnastica - , il nuoto e l'atletica. Infatti leggiamo nel libro di Candusso:"Toutfois on ne peut pas comparer l' athlétisme de cette période avec notre époque actuelle. Le athlètes pratiquaient plusieur sports (la gymnastique essentiellement) et partecipaient de temps en temps à des courses, sauts et lancers lors de fêtes où les dèfilés collectifs...". Soprattutto i concorsi ginnici che erano delle vere e proprie esibizioni...oceaniche.

Nel 1903 a Monaco, il 7 giugno, si disputò un match pédestre sur 100m, fra un corridore nizzardo, Ambrosio, e uno monegasco, Chiaverini; due manches, ne vinsero una ciascuno, quindi la «bella» si corse a Nizza il 28 giugno: vinse Ambrosio. In quegli stessi giorni (16 giugno) nacque il secondo club monegasco, «L'Herculis de Monaco», la cui attività principale era il football ma che aveva una sezione atletica. Primo presidente (eletto il 29 giugno) quello stesso Eugène Marquet che aveva dato vita alla «Etoile de Monaco». Vogliamo far notare che «L'Herculis de Monaco» è arrivato fino ai giorni nostri e che il Meeting internazionale di atletica di Monaco, tra i migliori del mondo, anzi spesso «il migliore», porta il nome «Herculis».

Il 12 marzo 1905 il Comité del Alpes Maritimes d'athlétisme e l'Herculis organizzano la prima corsa pedestre Nizza - Monaco, partenza dalla grande Place Masséna (Andrea Massena, italiano nato a Nizza da un negoziante di vini, generale senza aver fatto l'Accademia, luogotenente prediletto di Napoleone) e Place de Sainte Dévote, la santa patrona di Monaco. Doveva essere una corsa bellissima, lasciata colpevolmente morire come tante altre corse cittadine, e in tempi moderni sostituite da insulse gare di maratona, mezzamaratona, ecc, tutte uguali e noiose. Alcune edizioni furono vinte da famosi corridori francesi come Gaston Ragueneau, specialista del cross, sei volte consecutive campione nazionale, e dal grande marsigliese Jean Bouin, primo uomo oltre i 19 chilometri nell'ora di corsa. Narrano i giornali dell'epoca che per la terza edizione della Nizza - Monaco (5 aprile 1908) sul percorso c'erano almeno 25 mila spettatori. Alla faccia dei nostri presuntuosi contemporanei...

E adesso occupiamoci del nostro Auguste Maccario, trascrivendo brani dal bel libro di Jacques Candusso.

1908 - Né à Ventimille, Auguste Maccario travaille et habite à Monaco depuis 1908. Il signe une licence à l'Herculis et gagne de nombreuses course sur route (San Remo-Beausoleil,...). A noter que les journaux de l'époque écrivent «Maccari». C'est seulement à partir de 1920 que certains journalistes commencent à écrire «Maccario». Seul son fils, Fernand Maccario, aurait peut-être pu nous donner la raison. Malheureseusement, il est décédé avant que je l'interroge. A Ventimille, personne ne porte le nom de Maccari. Par contre il existe beaucoup de Maccario. Il s'agit, peut-être, d'une approximation d'un journaliste reprise ensuite par toute la presse (pour Franciser un peu le nom?). La famille actuelle aussi ne connait pas la raison de cette modification. A l'etat civil, les Maccario se sont toujours appelé Maccario.

1910, 3 aprile 1910, 5ème Nice - Monaco - Un des plus grands moments de l'histoire de l' athlétisme a Monaco. Cette épreuve est classée championnat d'Europe par «Le Petite Niçois» et championnat du Monde par «L'Eclaireur». Les courses sur routes et même des épreuves d'athlétisme de l'époque s'attribuaient des titres un peu fantaisistes....Quatre champions de niveau mondial sont donc au départ place Masséna. Le favori est l'Anglais Wood qui vient de gagner le 26 mars le «Cross des Nations» (le championnat du mond de l'époque). L'international Milanais Lombardi, Jean Bouin (Marseille) et Auguste Maccario peuvent aussi prétendre à la victoire. Bouin est déchaîné. Il veut sa revanche car lors du Cross des Nations  il est tombé dès le 1er kilomètre et a dû abandoner. Bouin attaque dans la montée de Villefranche sur Mer. Wood passe parfois en tête pour ralentir l'alloure mais le Marseillais  relance immédiatement. Dans la montée d'Eze, Bouin lâche Wood sous l'ovation des nombreux spectateurs qui se massent le long de la route. Dans la descente vers Monaco, il augmente son allure et l'emporte avec près de deux minutes d'avance en 1h05'29" (record de l'épreuve). Laissons la parole au journaliste de «L'Eclaireur»: "La foule est en délire, on hurle, on acclame Bouin et j'aperçois plus d'une spectateur qui a les armes aux yeux". Wood termine 2ème (1h07'33"), Lombardi 3ème et Maccario 4ème".

Le journaliste joue aussi le devins en prédisant que la course "Nice - Monaco de 1910 constitue un de ces faits dont les sportmen de l'an 2010 parleront encore". Presque prémonitoire puisque cet article a été retrouvé dans les archives départementales á Nice!

Note a margine -  Viene citato il britanno Wood, di nome Edward, gran specialista della corsa attraverso i campi. Aveva vinto il «Cross des Nations» (una delle più belle manifestazioni nella storia dell'atletica leggera) nel 1909, precedendo proprio Bouin, in un finale serratissimo. Un anno dopo, la caduta del francese tolse sapore alla competizione, Wood trionfò. Da quell'anno in poi, 1911-12-13, il marsigliese impose la sua supremazia, prima di andare a trovare la morte nel settembre 1914 nella regione della Marna, un altro tragico teatro del grande massacro di povera gente chiamato Prima Guerra Mondiale.

Altra citazione: tale Lombardi, dicesi milanese. Poche o nulle informazioni su di lui, almeno per chi scrive queste righe. Qualcosa l'autore ha trovato e deve dare merito all'unico che, non credeva di essere l'erede di Hemingway, ma faceva...il manovale dell'atletica: Bruno Bonomelli (che, comunque, sapeva scrivere meglio di tanti aspiranti al Nobel della letteratura). Lombardi, di nome Lorenzo era un corridore da 34 minuti sui 10 mila e da 1h13:30: sui 20 km (a Bergamo, in giugno); a volte compariva come affiliato alla società sportiva Agamennone di Milano, a volte, abbiamo detto...Nel campionato italiano di maratona del 1910 (Milano, 9 ottobre) si classificò terzo, e venne indicato come appartenente allo Sport Pedestre Audace di Piacenza, il secondo club sportivo nato nel 1908 nella città dei Farnese. La distanza era di 40 km, più o meno.  Lorenzo Lombardi aveva chiuso al terzo posto anche nella maratona di Voltri, il 14 agosto, vinta da Antonio Fraschini, che poi si ripeterà nel campionato italiano (Milano, 9 ottobre). Forse per questo a Monaco lo conoscevano e lo invitarono. Un Lombardi, dello S.P. Audace, si classificò terzo nel Doppio Giro della Città di Piacenza, il 4 settembre di quell'anno. Nulla di più, però si confrontò con Bouin, Wood e Maccario, e non è poco.

Pausa. Se non altro per darvi il tempo di assilimilare la lingua di Racine, Proust, Hugo, Voltaire e Zola, e chi vuole aggiunga altri grandi della letteratura transalpina. Alla prossima, per raccontarvi altre storie del piccolo cameriere Auguste Maccario.

Last Updated on Monday, 20 July 2020 09:00
 
Luigi, veneto, Aureliano, catalano: tutti e due Pellin, uno correva, l'altro marciava PDF Print E-mail
Saturday, 20 June 2020 14:53

alt alt

I due Pellin: a sinistra, Luigi impegnato sul suo terreno preferito, la corsa campestre; a destra, il piccolo Aureliano (o Aurelio) durante una gara di marcia, quasi sicuramente sulle strade di Barcellona (per gentile concessione degli amici della A.E.E.A.)

 

Questa notiziola farà sicuramente sorridere il nostro socio Bruno Cerutti, di Coggiola, provincia di Biella, un altro che ha nel sangue il virus dell'atletica. Bruno ha avuto esperienze come giudice, organizzatore, componente del Comitato piemontese FIDAL, ma soprattutto a noi fa piacere dire che è uno dei nostri, che ricerca, trova notizie dei tempi andati, e li condivide con chi glieli chiede. 

Per uno di quei casi curiosi che talvolta accadono, investigando il passato per trovare una notizia, un nome, un risultato, si finisce per spostare il nostro obbiettivo su un altro argomento. Questa che adesso vi raccontiamo, brevemente, è una di queste concatenazioni, soprattutto una curiosa coincidenza. Per apprezzarla dobbiamo fare una premessa: da qualche tempo, Bruno Cerutti, investigando nei giornali piemontesi alla ricerca di notizie che gli consentano di mettere insieme un quadro seriamente documentato della storia dell'atletica nella sua regione, ha raccolto un consistente malloppo su un corridore di mezzonfondo molto longevo: Luigi Pellin, veneto di nascita ma vissuto gran parte della sua vita a Trivero (da gennaio 2019 si chiama Valdilana per aggregazione con altri piccoli Comuni), e poi trasferitosi a Torino e, nell'ultima parte della sua vita, a Cuneo. Pellin ha calcato la scena dell'atletica, soprattutto quella fangosa della corsa campestre, per una ventina d'anni, diciamo dalla fine anni '20 ai primi anni '50, e con ottimi successi: due titoli italiani di cross, tre vittorie alla «Cinque Mulini», e molto altro ancora.

Fin qui le vicende di Luigi Pellin, veneto-piemontese, investigato da Bruno Cerutti. Un altro nostro socio, italo-spagnolo, consulta pubblicazioni iberiche alla ricerca di notizie su alcuni marciatori agli albori della disciplina agli inizi del Novecento, a seguito di una segnalazione di un altro socio ancora che aveva rinvenuto in una rivista italiana degli anni '20 il profilo di un camminatore catalano che aveva fatto qualche gara in Italia, tale Luis Meléndez. Volendo approfondire la figura di questo atleta, continua le ricerche e...l'orizzonte si allarga, e si avvede della curiosità. Fermiamoci, siamo nell'anno 1933, e vediamo cosa successe in due date di quell'anno.

26 febbraio - Siamo sulla pista dell' Estadio di Montjuic, che era stato inaugurato quattro anni prima in concomitanza con la «Exposició Internacional de Barcelona de 1929», e per il battesimo si era giocata la partita di rugby Spagna - Italia, vinta dai padroni di casa per 9 a 0. Serve ricordare che questo stadio ha fornito lo scenario ai Giochi Olimpici 1992? Lo diciamo in sovrappiù. Quella domenica 26 febbraio, alle 7 del mattino, inizia un tentativo di primato nazionale sulla distanza di 50 chilometri (sarebbe meglio dire 50 mila metri, secondo corretta definizione regolamentare) in pista. Ci prova un marciatore catalano che fino ad allora non aveva ottenuto grandi risultati: Aureliano (o Aurelio, anche nelle pubblicazioni spagnole che abbiamo utilizzato non c'è uniformità neppure nella stessa pagina) Pellín (nome del padre) Casas (nome della madre), nato a Barcellona il 7 luglio 1906, vestiva la camiseta del Fútbol Club Barcelona. Pellin porta a termine la sua faticaccia in 5 ore 35 minuti e 26 secondi, primo record spagnolo su questa distanza. di passaggio scrive un altro primato, quello dei 30 mila metri, in 3 ore 11 minuti 25 secondi e 6 decimi. Ci sarebbero anche altre prestazioni intermedie sulle distanze in miglia inglesi, ma lasciamo perdere. Sta scritto nel libro «Cronologia de los records e mejores marcas española de atletismo» che bisognerà attendere 36 anni (1969) perchè venga riscritta la cifra del risultato sui 50 mila metri; c'era stato un tentativo nel 1966 ma la prestazione, migliore, non fu omologata in quanto la pista (campo A.D.Cros a Barcellona) non era omologato. Di Aurelio / Aureliano Pellín poco mas, direbbero gli spagnoli, insomma non molto: sesto nel campionato dei 50 chilometri nel 1935 e ancora quarto nel 1936. Erano gli anni nei quali dominavano due grandi atleti della marcia spagnola: Gerau (in catalano, Gerardo in castigliano) García e Román Castelltort, che sulle strade di Sabadell, Mataró, Bajo Llobregat, Barcelona, davano vita ad epiche sfide.

22 gennaio - Un mesetto prima, Luigi Pellin (nato il 16 maggio 1911), che già aveva una rispettabile carriera di podista sul groppone, si presenta sui campi di San Vittore Olona dove quel giorno nasce il cross più famoso d'Italia, quello che tutti conoscono come la «Cinque Mulini» e che, da quell'anno a oggi, non ha mai perduto una edizione (nel 2020 si è celebrata la 88esima, il 26 gennaio, poco prima che sulle nostre teste si abbattesse una corona(virus) micidiale). Quel 22 gennaio di ottantotto anni fa, gli organizzatori, di buon mattino, dovettero tracciare un sentiero nella neve che era caduta abbondante nei giorni prececenti e ancora la vigilia. Pellin ebbe la disavventura di cadere quando ormai il traguardo si avvicinava e così la vittoria in quella prima edizione premiò il milanese (nato il 29 novembre 1908) Mario Fiocchi, che faceva parte del Gruppo Rionale Fascista Gabriele D'Annunzio.

Ecco, la curiosità sta tutta qui. Poca cosa, vero? E vabbé. Un Pellín spagnolo che marcia a Barcellona, un Pellin veneto che scivola sul fondo innevato di un campo della brughiera lombarda. A noi è piaciuta, gli altri decidano. Quasi quasi ci vien voglia di chiedere al nostro amico Bruno Cerutti di investigare: e se fossero parenti Luigi e Aurelio? Si sa mai, i veneti emigranti hanno popolato il mondo in lungo e in largo. Metti caso che uno zio, un cugino del Luigi agli inizi del Novecento sia andato a fare il muratore a Barcellona, il grande quartiere dell'Eixample fu costruito fra fine Ottocento e primi Novecento. E che si sia sposato con la signorina Casas...Fantasie, fantasie, lasciate perdere...però Bruno, tu indaga!

Last Updated on Sunday, 21 June 2020 17:01
 
Augusto Maccario, piccolo bruno figlio della Liguria, cameriere nel Principato (2) PDF Print E-mail
Monday, 15 June 2020 09:20

alt

altalt

Pubblichiamo la seconda parte della ricerca firmata Alberto Zanetti Lorenzetti sull'atleta ligure-monegasco, ligure per nascita, monegasco per lavoro, carriera sportiva e...sepoltura, Augusto Maccario. Approfondiremo nei prossimi giorni questa parte della sua vita nel Principato dei Grimaldi. Un pot-pourri di foto dai Giochi Olimpici di Anversa 1920: in quella grande una fase della corsa con l'inglese James Wilson al comando, seminascosto  il francese Joseph Guillemot, con il numero 487 il minuscolo Maccario e con il 275 il prestante finlandese Paavo Nurmi, uno degli atleti che ha lasciato un segno indelebile sulla storia delle Olimpiadi. Abbiamo privilegiato le immagini di Maccario e Nurmi anche nelle atre due foto.

********

Le prime Olimpiadi all’indomani della fine della Grande Guerra approdarono ad Anversa. Era stata accarezzata l’idea di farle disputare a Roma, ma non se ne fece nulla. Il nostro Paese era stato sfiancato dai quattro anni di conflitto – e sicuramente il Belgio lo era anche di più – ma dobbiamo anche tener conto delle tensioni politiche e sociali che stavano attanagliando l’Italia.

Viaggio verso le Fiandre, dunque, dove il 14 agosto ebbe inizio la cerimonia d’apertura della VII edizione dei Giochi, così commentata dalla «Stampa Sportiva»: “Passano gli italiani: ovazioni interminabili sono a loro rivolte. È un applauso di grande simpatia che i Belgi hanno per il nostro Paese. E sfilano i nostri atleti indossanti il bel maglione dal colore del cielo italiano, al grido di «viva re Alberto». Il gruppo dei simpatici atleti è preceduto dal portabandiera, il campione del mondo di scherma, cav. Nedo Nadi, al fianco del quale è l’Italia femminile. Meglio non potrebbe essere rappresentata. Il gagliardetto della squadra di tennis è sorretto dalla signorina Gagliardi Rosetta di Milano, una sport woman au grand complet”. La 25enne era l’unica rappresentante femminile della spedizione azzurra. Prese parte alle prove di singolare e doppio misto di tennis, sport al quale si era dedicata, praticando anche pattinaggio a rotelle artistico, nuoto e scherma. Era la seconda italiana a prendere parte ai Giochi, preceduta dall’amazzone Elvira Guerra alle Olimpiadi disputate a Parigi nel 1900.

Il 19 giugno si disputarono le eliminatorie dei 10.000 metri che non consentirono l’ingresso alla finale di Costante Lussana, ma che registrarono il superamento del turno di un combattivo Augusto Maccario, terzo nella prima batteria, e di Carlo Speroni, quarto nella terza gara eliminatoria. Cosa ne fu poi del bustocco merita di essere chiarito. Anzitutto non è vero che decise di disertare la finale per risparmiarsi in vista della gara dei 5.000 metri, dato che questa si era già disputata nei giorni precedenti. Resterebbe comunque il dubbio se si presentò alla partenza. No, secondo alcune fonti. Si, dicono altri che ne registrano il ritiro dopo cinque chilometri.

Per chiarire la questione è importante la consultazione della cronaca della gara riportata dalla «Gazzetta dello Sport»: “La finale della gara dei 10 km di corsa è stata emozionante fino dall’inizio. (…) L’episodio più interessante per l’Italia è stata la coraggiosa e magnifica prova di Maccario (…). Non appena lo starter ha sparato il colpo di pistola, Wilson parte fulmineo conducendo a forte andatura per tutto il primo giro. Solo Guillemot si getta con prontezza al suo inseguimento, mentre Manhes, Speroni e Maccario si contentano di mantenere le ultime posizioni. (…) Al quarto giro improvvisamente Backmann e Nurmi passano al comando del plotone, mentre al giro successivo, e cioè verso i 4000 metri, Nurmi, Guillemot e Wilson distaccano nettamente gli altri. Dietro l’inglese, Speroni e Maccario avanzano. All’ottavo giro anche Nurmi è lasciato e, mentre Guillemot e Wilson fuggono, egli retrocede minacciato sempre più da Maccario che ha definitivamente lasciato Speroni. Da questo momento in poi la gara assume un interesse impressionante; Maccario e Nurmi cercano di ricongiungersi coi leaders e precisamente al 17. giro Maccario riesce nell’intento prendendo poi la testa e conducendo per duecento metri. La presenza di questi due incomodi avversari fa accelerare l’andatura alla coppia Wilson-Guillemot. Il risultato è che Maccario viene leggermente staccato. (…) Repentinamente Nurmi opera una fuga inaspettata. Wilson rimane distaccato (…). A duecento metri dall’arrivo Guillemot allunga e distacca Nurmi di due metri, ma questi con una ripresa energica nell’ultima curva e nel rettilineo finale non solo raggiunge Guillemot, ma lo passa in tromba”.

Quindi la «Gazzetta dello Sport» conferma che Speroni alla finale fu presente. Da parte sua, Maccario fu autore di una gran bella gara, condotta contro avversari quali il leggendario Paavo Nurmi, il francese Joseph Guillemot – fresco vincitore dell’oro olimpico dei 5.000 metri battendo il finlandese – e il britannico James Wilson, un grande della corsa campestre.

Nel momento in cui Maccario tagliò il traguardo dei 10.000 metri, meglio di lui ai Giochi avevano fatto solo Lunghi nel 1908 con l’argento negli 800 metri, Altimani, terzo nella 10 km a Stoccolma nel 1912, Frigerio, che due giorni prima aveva vinto i 10 km di marcia e, la mattina di quel 20 agosto, Ambrosini, con il bronzo nei 3.000 siepi. Il giorno dopo sarebbe arrivato il secondo oro di Frigerio nella 3 km di marcia. Fu poi la volta di Valerio Arri, che il 22 agosto completò i successi degli azzurri arrivando terzo nella maratona.

Il 16 agosto Maccario aveva preso parte alle batterie dei 5.000 metri, non riuscendo a superare il turno concludendo la gara in sesta posizione. Le cose sarebbero andate meglio il 21 agosto, quando partecipò alla eliminatoria della gara dei 3.000 metri a squadre che permise alla formazione italiana, completata da Ernesto Ambrosini, Carlo Speroni e Carlo Martinenghi, di accedere il giorno dopo alla finale che decretò il quinto posto degli azzurri. Piazzamento che per elementi di valore come Speroni e Martinenghi risultò essere il miglior risultato olimpico delle rispettive carriere.

Al termine dei Giochi, Gustavo Verona, direttore della «Stampa Sportiva», tirò le somme della partecipazione dei nostri atleti, non risparmiando una velenosa critica alla conduzione tecnica: “Dobbiamo essere soddisfatti. Diciamo la verità. Molto e molto. Nessuno, ripeto, avrebbe pensato a tanto. Gli stessi dirigenti, alcuni dei quali furono inferiori al loro mandato, non potevano sperarlo. I nostri atleti hanno ottenuto per volontà personale un risultato insperato e dico per volontà personale poiché pochi dei riusciti seguirono le norme e i consigli dell’allenatore Platt Adams. Egli costò molto denaro al Comitato e rese assai poco”.

Per Maccario il quarto posto olimpico fu il più prestigioso risultato della carriera. Dopo Anversa non ebbe modo di realizzare altre performances di rilievo e dopo soli sette anni, il 16 ottobre 1927, morì, venendo sepolto nel cimitero del Principato di Monaco.

Last Updated on Monday, 22 June 2020 07:58
 
Augusto Maccario, piccolo bruno figlio della Liguria, cameriere nel Principato (1) PDF Print E-mail
Friday, 12 June 2020 08:40

Torniamo ad immergerci nella piccola storia della nostra piccola atletica, che pure continua a suscitare il nostro interesse. Almeno per il passato, e per questo siamo qui. Diamo spazio ad una nuova ricerca di Alberto Zanetti Lorenzetti, il quale, dopo aver indagato sulla famiglia Legat, padre e figli, nelle settimane scorse, ha mirato la sua attenzione di ricercatore su uno scricciolo di corridore, ligure di Ventimiglia, ma con buona parte della sua carriera podistica nel Principato di Monaco. Augusto Maccario, questo piccolo e leggero omino baffuto, arrivò ai piedi del podio ai Giochi Olimpici di Anversa 1920, corsa dei diecimila metri, quarto, e davanti, a poche falcate, aveva dei mostri sacri della corsa, a quei tempi, uno, il finnico Paavo Nurmi, il più grande di tutti. Ma leggiamo cosa ci racconta il nostro amico Alberto.

alt alt

Augusto Maccario, con la canottiera dello S.C.Virtus di Genova posa subito dopo essere arrivato primo nel Campionato italiano di corsa campestre del 1920 a Genova, successo fissato dalla immagine a destra. Il Campionato fu però annullato avendo i corridori sbagliato percorso. Si noti la minuscola stazza del podista comparata a quella dei giudici e dei tifosi che gli stanno intorno

Il “piccolo bruno figlio della Liguria” Augusto Maccario era nato a Ventimiglia il 30 aprile 1890. Di professione cameriere, visse per molto tempo a Montecarlo, dove mosse i primi passi nelle gare podistiche. Iniziò a far parlare di sé quando, ventenne, vinse una gara sulle 3 miglia nel Principato, si piazzò quarto nella Nizza-Montecarlo, vinta da Jean Bouin, e si impose in una competizione sui 7.000 metri al velodromo di Oneglia. Sempre nella Nizza-Montecarlo, ma nel 1912, si classificò alle spalle di Bouin e Jacques Keyser, e l’anno successivo arrivò al traguardo dietro Speroni nella maratonina di Bordighera.

Era il periodo in cui la popolarità del podismo nazionale viveva sulle sfide fra i professionisti Dorando Pietri e Fortunato Zanti, assisteva al declino di Pericle Pagliani e vedeva nascere nuovi talenti come Carlo Speroni, Umberto Blasi, Carlo Martinenghi, Romeo Bertini, Armando Pagliani, Alfonso Orlando e tanti altri che, ancora oggi, sono più ricordati di Maccario. Fra i nomi dei podisti allora in auge compare anche quello di un triestino, allora suddito dell’imperatore Francesco Giuseppe. Si tratta di Giovanni Cottur, del quale poco si sa della carriera alla vigilia del primo conflitto mondiale, ma che si dimostrò valido mezzofondista nel panorama sportivo italiano durante il dopoguerra. La sua figura è stata messa un po’ in ombra dalle imprese sportive del figlio, Giordano, uno dei migliori ciclisti negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale.

Le prime stagioni della carriera di Maccario procedettero senza infamia e senza gloria. Subì l’interruzione dovuta alla Grande guerra, riuscendo ad avere i più importanti successi negli anni seguenti, quelli della maturità. Nel 1919, gareggiando con i colori dello Sport Club Virtus Genova, si classificò al primo posto della gara dei 10.000 metri ai Campionati nazionali, riuscendo a battere Costante Lussana ed Ettore Blasi. All’inizio del 1920 si dimostrò il migliore anche nel primo tentativo di assegnare il titolo del Campionato di corsa campestre, gara annullata dalla Federazione degli Sport Atletici a causa della pessima organizzazione e dell’indisciplina di molti atleti. Ma impegni ben più importanti erano all’orizzonte.

Di questi importanti impegni riferiremo nella prossima puntata.

Last Updated on Monday, 15 June 2020 09:19
 
<< Start < Prev 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Next > End >>

Page 3 of 188