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Don Alessandro Capanni, il prete con il cappello di Tex Willer se n'è andato PDF Print E-mail
Monday, 10 October 2022 07:49

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I ragazzi e le ragazze della parrocchia di S.Antonio, a Montecatini, lo avevano soprannominato «il Grinta», mutuandolo dal titolo di quella pellicola del 1969 interpretata da John Wayne, che per quella interpretazione ricevette l'Oscar come miglior attore protagonista. Don Alessandro Capanni avrebbe meritato anche lui un Oscar, quello per il miglior interprete dei sentimenti umani, che sapeva leggere, decifrare, auscultare con lo stetoscopio dell'anima. Chissà, forse l'Oscar glielo assegneranno lassù, dove è andato, in punta di piedi, quando la giornata di domenica lasciava spazio alle ormai fitte ombre della sera. Era stato ricoverato in fretta qualche giorno prima, in stato comatoso. Nei giorni successivi aveva dato leggeri segni di ripresa. Forse ce la fa anche stavolta, pensammo, sperammo, il prete era di tempra robusta, la vita gli aveva già riservato prove toste nel fisico. Invece, alla fine, si è arreso.

I funerali, nella chiesa di S.Antonio, a Montecatini, saranno celebrati mercoledì mattina, alle 10. E dopo, l'ultimo viaggio a Firenze, dove sarà sepolto accanto al suo adorato fratello Aldo, che se ne era andato nel gennaio del 2007, quell'Aldino di cui Alessandro parlava sempre con un affetto e una devozione che raramente abbiamo riscontrato in altri. Custodiva gelosamente tutti gli scritti del fratello, che con la penna ci sapeva fare. E li rileggeva, e li leggeva anche a noi, quando andavamo a visitarlo. Quell'Aldo Capanni che fu uno dei primissimi che aderì alla idea di dar vita all'Archivio Storico dell'Atletica Italiana e ne fu inimitabile segretario fino al decesso. Don Alessandro chiese di sostituire il fratello nell'elenco dei soci dell'A.S.A.I. Nel 2010 accolse la nostra Assemblea annuale nella sala riunione della sua parrocchia; fu nel teatro adiacente che venne presentato il progetto di rifacimento del nostro sito Internet. Poi si intrattenne a pranzo con noi in un agriturismo poco distante da Montecatini, circondato dall'affetto dei proprietari e del personale che lo adoravano. Prete battagliero, tenace, non esitava a far sentire la sua voce nei sermoni talvolta pungenti. Aveva anche un'altra qualità: sapeva incazzarsi! Anche per questo gli abbiamo voluto tanto bene. 

Nel collage di foto, momenti di varie edizioni delle «Parrocchiadi», inventate da Aldo e da Alessandro per un momento che chiamasse a raccolta i giovani e i giovanissimi della parrocchia all'insegna dello sport e della cultura: cultura al mattino per visitare una delle tante bellezze artistiche di Firenze, sport al pomeriggio al campo dell'ASSI Giglio Rosso sul viale dei Colli. E poi tante premiazioni attorniato da quei ragazzi e ragazze.

Last Updated on Monday, 10 October 2022 17:03
 
E dopo Storo, Nicolosi: gli amici Granata e Bonomo presentano il nostro «1946» PDF Print E-mail
Saturday, 08 October 2022 11:53

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Inatteso e quindi ancor più gradito. Nella posta @gmail il gestore di questo sito ha trovato un messaggio e allegate due foto. Inviava Michelangelo Granata (a sinistra, con la maglietta bianca, la foto è stata scattata da Armando Monaco), da Catania. Condivide lo scatto con l'amico Carmine Bonomo...e con due copie della nostra ultima pubblicazione: il decimo volume della storia dei Campionati italiani di atletica, iniziata in occasione del centenario della prima edizione (1897) e giunta ora a trattare l'anno 1946. La pista su cui posano i piedi i nostri due amici è quella, nuovissima, dello stadio dei Monti Rossi, a Nicolosi, il cui abitato si adagia alle pendici dell'Etna. Perfino Johann Wolfgang Goethe fece un accenno ai Monti Rossi nel «Viaggio in Italia», scrisse :"...le masse di lava in primo piano, le vette gemelle dei Monti Rossi a sinistra, e di rimpetto a noi la selva di Nicolosi, sopra la quale si ergeva il cono dell'Etna ricoperto di neve e leggermente fumante...". 

L'inaugurazione della rifatta pista di atletica ha offerto l'occasione per la finale del «Premio Estivo Mezzofondo e Marcia». Vista anche la presenza dei rappresentanti dell'Amministrazione Comunale e di dirigenti, tecnici e atleti, Michelangelo e Carmine hanno pensato bene di ritagliarsi uno spazietto per presentare il nostro volume. Volume che contiene un aggangio storico preciso. Durante la stesura, fu chiesto ai due amici di rintracciare materiale di una gara di marcia che si disputò nel maggio del 1946 a Catania. Gara che deve considerarsi il primo Campionato nazionale di maratonina di marcia, distanza poi codificata in 20 chilometri ma che quel giorno alla fine fu di circa 23. Eravamo a un anno dalla fine della guerra, che si poteva pretendere quanto a precisione? A quella gara, prese parte anche  il giovane Pino Dordoni, aveva vent'anni; finì la gara al quarto posto. Iniziava anche la carriera di marciatore, il catanese Gianni Corsaro, che, quel giorno, preso da eccessivo entusiasmo per l'incitamento del suo pubblico, dovette ritirarsi causa dell' andatura superiore alle sue forze. Il tutto è raccontato nel libro con foto originali, risultati completi, articoli di giornali siciliani di quei giorni. Per merito di Carmine e Michelangelo. Doveroso quindi almeno far loro omaggio del libro. Che han pensato bene di pubblicizzare, cosa di cui li ringraziamo.

Il messaggio di Michelangelo si chiude con una annotazione atletica, per ricordare che su questa pista dei Monti Rossi, il 29 agosto 1992, il diciassettenne  Sebastiano Mazzara, dell'Atletica Bagheria Palermo, stabilì la miglior prestazione nazionale della categoria allievi sulla insolita  - almeno qui da noi - distanza del miglio, metri 1609,35 (conversione ufficiale): tempo 4'19"0. A dimostrazione, semmai ce ne fosse bisogno, di quanto lunga sia 'sta nostra Italia, c'è un filo che lega Nicolosi, Rovereto e Navazzo, dove ha sede il nostro Archivio Storico. Seguiteci. Ci son voluti ben 29 anni per vedere un altro ragazzetto migliorare quel tempo. Di nome fa Simone Valduga, è nato a Rovereto nel 2004, veste i colori gialloverdi dell'U.S. Quercia Trentingrana. Simone corse nella prima serie della gara Elite durante la seconda edizione del meeting Don Kenya Run, il 4 settembre 2021, sulla pista della Civica Arena di Milano. Serie vinta da Stefano Massimi (4'02"42), Simone sesto in 4'05"93, per succedere a Mazzara. Forse vi chiederete che c'entra Navazzo. C'entra, c'entra, perchè la nonna di Simone, signora Rina, risiede proprio nella località che è frazione di Gargnano, sul lago di Garda. Infatti è moglie di Maurizio Bertanza, anche lui un bravo ex atleta negli anni '70 - '80, gli piacevano soprattutto i 2000 metri con siepi, ma non solo. Simone è figlio di Stefano, uno dei figli del precedente matrimonio della signora Rina.

Qualche nota su Sebastiano Mazzara, prodotto di quelle generazioni di mezzofondisti siciliani che hanno dato lustro all'atletica italiana. Solo una pennellata, niente di più su questo bravo atleta, nato nel 1975. Nel 1993, quindi diciottenne, si classificò terzo ai Campionati nazionali juniores di corsa campestre, che si corsero su un tracciato all'interno della pista automibilistica di Fiorano/Maranello. Vinse il pugliese Ottaviano Andriani su Giuliano Battocletti, terzo Sebastiano. Piazzamento che gli aprì le porte della Nazionale junior per il Mondiale di cross che quell'anno era ospitato nel Paesi Baschi, nord della Spagna, in una località famosa per il cross: Amorebieta, in basco Zornotza. Era il 28 marzo, chi scrive non può scordarlo. Come non può dimenticare che il bus che trasportava i giornalisti da Bilbao ad Amorebieta fu fermato per più di un'ora in una strada secondaria, si seppe dopo che si era sparsa voce che i terroristi baschi avrebbero attuato un attentato. Siamo andati a sfogliare la rivista federale «Atletica». Il racconto dell'evento era stato affidato da chi gestiva la rivista in quel momento a Fausto Narducci, allora inviato della «Gazzetta dello Sport». Il testo era corredato dalle fotografie del francese Jean Pierre Durand, uno dei migliori al mondo per l'atletica, purtroppo tragicamente deceduto un anno fa nella sua casa in Dordogna.

Cinque keniani ai primi cinque posti nella gara assoluta, quattro ai primi quattro fra i presunti juniores (lasciam perdere la storia delle vere date di nascita, e non solo per i keniani). Invece il nostro bravo Sebastiano era nato il 13 maggio 1975 e con quella sacrosanta data era stato registrato all'anagrafe del suo Comune, Mistretta. Per il fondismo italiano fu una giornata nera cui tentava di mettere una toppa la parlantina fluviale del prof. Elio Locatelli, allora direttore tecnico, che spiegava, annunciava cambiamenti lì per lì, sparava nomi di tecnici candidati a salvare la situazione del cross. In tutto questo - e abbiamo finito -  Fausto Narducci scrisse:" ...uno dei pochi azzurri che potrà ricordare piacevolmente questa brutta giornata: il siciliano Mazzara che con il 37esimo posto si è messo sulla strada di Modica, suo concittadino a Mistretta...". Modica nel senso di Vincenzo, vero? Meglio chiarire, non si sa mai. E fu un altro 28 marzo quando Sebastiano tornò In azzurro nel cross assoluto stavolta, nel 1999, a Belfast, con un freddo fottuto (attenuato da ripetuti bicchieri di whisky irlandese allungato con acqua bollente che una solida e allegra signora serviva a Sandro Giovannelli e all'autore di questi appunti) e un fango che arrivava al cavallo dei pantaloni. Paul Tergat, il grandissimo Paul Tergat, vinse quel giorno il suo quinto titolo consecutivo di cross. Sebastiano ritrovò, come nel 1993, Giuliano Battocletti, bravissimo 19esimo, gli altri italiani furono Daniele Caimmi e Umberto Pusterla. Lui fu il quarto degli azzurri, 50esimo, e con quel piazzamento contribuì al degnissimo sesto posto dell'Italia nella classifica per Nazioni. 

Mammamia santissima, quante cose s'han da ricordare! E tutto per colpa (merito?) di una foto arrivata da Catania.

Last Updated on Monday, 10 October 2022 07:33
 
Piacenza riceve il titolo di «Città che favorisce lo sport», nel nome di Pino Dordoni PDF Print E-mail
Friday, 07 October 2022 09:01

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La quattro immagini documentano l'atto conclusivo delle celebrazioni 2022 del successo olimpico di Pino Dordoni, piacentinissimo, ai Giochi di Helsinki 1952, sulla affascinante distanza dei 50 chilometri di marcia, oggi fatti sparire dal programma in ossequio ai diktat della televisione. Alcune persone - poche - nell'estate di un anno fa si proposero di ricordare l'evento nella città natale del grande marciatore. Sono state realizzate delle iniziative con la partecipazione di taluni e la totale assenza di talaltri. Ultimo atto, ben partecipato, con tanto di nuovo assessore allo Sport del Comune di Piacenza, Mario Dadati, e del campione olimpico di Mosca '80, Maurizio Damilano, la consegna alla città della «Bandiera Azzurra» che comporta anche il titolo di «Città che favorisce lo sport». Mai titolo fu più azzeccato per la «Primogenita» se si pensa che in questa provincia esiste un solo stadio dove praticare l'atletica. Prossima fermata: una sgambettata primaverile sui percorsi intitolati a Dordoni e riservati ai podisti . E poi: archivio, dimenticatoio. Ma non sicuramente per Pino Dordoni, come atleta e come persona.

Post Scriptum - Il ricordo della vittoria olimpica di Dordoni è stata una idea nata all'interno del nostro Archivio Storico dell'Atletica Italiana. Le idee nascono nella testa delle persone. In questo caso una, che ottenne adesione di altre, il Consiglio Direttivo dell'Archivio, prima di tutti. E subito dopo di un socio piacentino, Sergio Morandi. Il resto? Fumosità, le mille bolle blu. Nel momento in cui si chiude il sipario su questa iniziativa viene naturale porsi una domanda: ma se non fosse venuta l'idea all'A.S.A.I. chi si sarebbe ricordato a Piacenza di quel successo olimpico? E fuori di Piacenza? Abbiamo avuto dimostrazioni tangibili della inutilità di personaggi, enti, categorie. L'unico che merita, a pieno titolo di sventolare la «Bandiera Azzurra» è l'amico Sergio Morandi, al quale va il sentito ringraziamento dei soci del nostro Archivio. Una proposta solo sussurrata al nuovo assessore allo Sport, signor Dadati: a fine anno, quando sicuramente farà la sua comparsa alla festa dell'Atletica Piacenza, si presenti con questo premio: «Sergio Morandi, uomo dell'anno dell'atletica piacentina». Vi ricordate quel simpatico pupazzo che, negli anni '70, teneva in braccio Raffaele Pisu durante una trasmissione televisiva? Si chiamava Provolino, ne diceva di cotte e di crude, e terminava con un «Boccaccia mia, statti zitta».

Last Updated on Friday, 07 October 2022 15:46
 
Trekkenfild 111: la corsa alle poltrone, domande senza risposte, punture di spillo PDF Print E-mail
Wednesday, 05 October 2022 08:50

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Come sempre di tutto, di più. Per forza, per chi deve occuparsi di vicende e personaggi con cui devono (purtroppo per loro) fare i conti quasi ogni giorno. Anche in questa nuova uscita di «Trekkenfild» numerata 111 (numero che gli esperti di simbologia definiscono «angelico»...) ci sono analisi, personaggi, punture di spillo e di spillone, e, oddio no, per favore, si comincia già con la menata delle elezione federali 2024. Con l'ariaccia che tira nel nostro incomprensibile Paese il prossimo non sarà un presidente ma sarà un Federale!

Last Updated on Wednesday, 05 October 2022 17:14
 
Consegnato alla biblioteca di Storo il nostro ultimo lavoro storico: anno 1946 PDF Print E-mail
Monday, 03 October 2022 08:07

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Abbiamo affidato il libro a un caro amico e lui ha fatto da «corriere». Il libro è il decimo volume della storia dei Campionati italiani di atletica leggera e ha riguardato l'anno 1946, con i contributi scritti di Augusto Frasca, Sandro Aquari, Sergio Giuntini, Fabio Monti, Ottavio Castellini e Alberto Zanetti Lorenzetti. Alcuni mesi fa due nostri soci erano saliti nella bella cittadina di Storo, in Trentino, per fare una donazione di libri di atletica alla locale biblioteca che, credete, è un piccolo gioiello per struttura, spazi, abbondanza di volumi. Tutto questo favorito dall'interessamento di Ennio Colò, maratoneta una quarantina di anni fa, maglia azzurra per l' incontro Spagna-Italia nel 1981 a Laredo (Paesi Baschi) insieme a Gianni Poli, Antonio Erotavo, Orlando Pizzolato e altri. Ennio, insegnante di educazione fisica, titolo conseguito all'I.S.E.F. di Brescia, non ha mai lasciato lo sport e l'atletica in particolare. Ha indossato la maglia della Benacense di Riva del Garda, il club di Renato Dionisi, e poi dell'Atletica Valchiese. Ma si è impegnato anche nell'amministrazione della sua città, assessore alla cultura per parecchie legislature. Ennio si è sempre occupato anche di storia locale, in particolare con riferimento allo sport. E in campo sportivo l'ultima grande soddisfazione gli l'hanno regalata i suoi ragazzi dell'Atletica Valchiese che, domenica scorsa, in Puglia, hanno vinto il titolo italiano di corsa in montagna a staffetta. Ennio ci ha fatto da tramite (come mostra la foto) con il direttore della biblioteca «Nino Scaglia», dal nome del farmacista di Storo, studioso di tradizioni locali, autore di romanzi e poesie. Un ringraziamento a Ennio e ai gerenti della biblioteca: è per noi motivo di orgoglio sapere che i nostri volumi sono a dimora in un così accogliente spazio culturale.

Last Updated on Tuesday, 04 October 2022 09:07
 
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