Home
Message
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Le puissant Lanzi e le petit Italien Beviacqua incantano i francesi a Colombes PDF Print E-mail
Friday, 18 September 2020 12:01

alt

Quando si dice collaborazione...Quella cui ci riferiamo è questa, testimoniata dalla pagina della rivista francese «Match», datata settembre 1937 con soggetto l'incontro fra le squadre nazionali di Francia e d'Italia. Ce l'ha fatta avere Luc Vollard, così come in precedenza ci aveva girato analoga pagina di «Le Miroir des Sports». Lo andiamo ricordando ogni volta, ma una in più non guasta: Luc Vollard è il presidente della Commission de la Documentation et de l'Histoire, che ha riconoscimento dalla Federazione nazionale (Regolamento Interno della F.F.A. art. 65, 1). Son 14 persone che si definiscono «de mordus des chiffres et de l'histoire de l'athlétisme, disséminés "aux quatre coins de l'hexagone", et qui ont choisi de partager leur passion avec le plus grand nombre», come scrivono nella loro presentazione. Anche noi dell'A.S.A.I., in 26 anni di esistenza, abbiamo avuto consistenti riconoscimenti federali...infatti ci siamo sentiti ripetere pappagallescamente, da pappagalli diversi, parecchie volte che «chi non conosce il proprio passato non ha futuro". Lasciam pedere...

Invece non lasciamo perdere questo ottimo feeling che si è consolidato fra C.D.H. e A.S.A.I. Bella questa pagina della rivista «Match», che va ad arricchire il testo iniziale di Augusto Frasca. Il maestoso arrivo del «puissant», poderoso, dice la didascalia, Mario Lanzi sugli 800, come quello di Beccali, e il tiratissimo sprint sui 5000 metri con il microscopico «le petit Italien» Niccolino Beviacqua che strappa il successo al francese Lefébre per questione di qualche pelo, il tempo viene dato giustamente uguale.

Merci Luc, à la prochaine. E ugualente «alla prossima» anche ai nostri lettori.

Last Updated on Saturday, 19 September 2020 19:11
 
Francia - Italia 1937 nel commento del grande atleta francese Géo André PDF Print E-mail
Wednesday, 16 September 2020 10:35

Quelli che normalmente sono diligenti e fanno i compiti a casa (non sono quelli che si limitano ad alzare il pollice per compiacenza fingendo di aver letto quello che non hanno mai letto), avranno apprezzato la lettura del contributo firmato da Augusto Frasca per ricordare uno dei numerosi incontri-scontri dei centurioni della legione italica contro i temuti abitanti della Gallia. Era un classico, e gli esiti finali della incruenta pugna erano sempre incerti. A quei tempi lontani e immaginifici di pozioni magiche (al contrario di oggi) ce n'era una sola quella, misteriosa e potentissima, preparata dal druido Panoramix, che però ne faceva un uso molto moderato. Il 12 settembre 1937 era la settima volta che i due schieramenti di ponevano uno difronte all'altro nella pianura di Colombes, a nord ovest dell' area urbana di Lutetia. Entrambi i minieserciti si fronteggiavano con pugnace aspirazione di vittoria. Nelle sei precedenti campali battaglie, la prima datata 1928, i Celti (che i romani chiamavano Galli) si imposero due volte: 1928 e 1930; nelle altre quattro (29 - 31 - 33 - 35) svettarono i vessili imperiali rimessi in auge da un aspirante Dux nato in una regione, la Romagna, che nel IV secolo a.C. era stata conquistata proprio dai Celti. Corsi e ricorsi della storia dei popoli.

Come andò quel giorno ce lo ha sintetizzato Frasca, quindi niente da aggiungere. Solo, come appendice, un documento che ci ha fatto avere l'amico Luc Vollard, presidente della Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese, organismo con il quale intratteniamo cordiali relazioni da anni. Luc ci ha fatto avere l'articolo pubblicato dal settimanale «Le Miroir des sports». Nata nel 1920, la pubblicazione puntava soprattutto sull'illustrazione fotografica, ma si avvaleva pure di grandi firme del giornalismo. L'articolo sull'incontro Francia - Italia portava quella di Géo André, uno dei più celebrati atleti transalpini di ogni tempo. Fu l'uomo chiamato a fare il giuramento a nome di tutti gli atleti ai Giochi Olimpici di Parigi 1924. Rugbista, aviatore, giornalista, geniaccio inventivo. Si dice che fu lui ad inventare una macchina che può essere considerata la prima lavastoviglie! Il settimanale tenne duro fino al 1968, quando dovette chiudere bottega. C'è anche chi ricorda i completissimi Almanacchi di fine anno, preziosi compendi dello sport francese. Sapete a chi fu dedicata la copertina del primo numero dell'8 luglio 1920? A Suzanne Lenglen, un mito del tennis, «la Divina» come titolò Gianni Clerici il libro su di lei.

Se volete leggere lo scritto di Géo André posizionatevi con il cursore sulla pagina e cliccate...e buona lettura. Da parte nostra un ringraziamento a Luc Vollard.

alt

Last Updated on Wednesday, 16 September 2020 17:21
 
Francia - Italia 1937: gli azzurri hanno in squadra un gigante, Mario Lanzi PDF Print E-mail
Saturday, 12 September 2020 13:06

12 settembre 1937. Da pochi giorni (giovedì 2), in un parco di Ginevra, mentre passeggiava con sua moglie, il barone Pierre de Coubertin salì sull'ultimo autobus della sua vita. Il 12 era domenica, ci ha suggerito Monsieur de Lapalisse. Quel giorno, allo Stadio Yves de Manoir, a Colombes, fuori Parigi, le squadre nazionali di atletica di Francia e Italia si affrontarono per la settima volta. In predenza le fortune erano state alterne: una volta vinco io, una volta vinci tu. Di quella domenica settembrina di 83 anni fa ci racconta in una manciata di righe qui di seguito Augusto Frasca, per rimarcare l'impegno profuso quel giorno da Mario Lanzi che affrontò in un tempo ristretto ben tre corse, 400, 800 e staffetta 4 x 400. Lanzi, aggiungiamo noi, non ha mai fatto mancare il suo apporto incondizionato durante tutti gli incontri della Nazionale cui prese parte. A corredo del testo una riproduzione parziale dell'articolo della rivista federale «Atletica» che riferisce, in maniera abbastanza stringata, l'esito dell'incontro.

 

alt

 

Mario Lanzi, un fenomeno (d'altri tempi) tutto italiano

Lo spunto nasce da un'analisi comparativa effettuata da Giorgio Cimbrico – inesauribile produttore di scritture atletiche di altissima qualità, tra il meglio della storia ultracentenaria della disciplina e del giornalismo – in occasione dell'impresa fenomenale realizzata da Karsten Warholm, il 23 agosto, sulla pista di Stoccolma: nel giro di novanta minuti, 46.87 nei 400 ostacoli, nuovo (suo) primato europeo, a nove centesimi dal 46.78 mondiale di Kevin Young, e 45.05 sui piani. Avendo in soccorso una vecchia pagina di «Atletica» del 1937, di lì a risalire ad un fenomeno di casa nostra il passo è stato breve. Altri contesti. Ma valori assoluti. E, per quanti non sanno, l'evocazione è d'obbligo.

Il 12 settembre di quell'anno si svolgeva il trentottesimo incontro della Nazionale maschile. Località, Parigi, stadio, Colombes, avversari, i (falsi) cugini. Per la felicità di quel gran signore fiorentino che era e fu il marchese Luigi Ridolfi Vaj da Verrazzano, presidente federale, e di Boyd Comstock, direttore tecnico statunitense d'origini indiane ingaggiato in Italia, per nostra fortuna, dalla primavera del 1934, prevalsero gli azzurri. Di due punti, 75 a 73. Vinsero Orazio Mariani, 10.4, Gianni Caldana, 110 in 14.9, Luigi Beccali, 4:00.3, Giuseppe Beviacqua, 14:58.6, Arturo Maffei, 7.63, Bruno Testa, 61.29 in giavellotto, 4x100, Mariani, Caldana, Elio Ragni, Tullio Gonnelli, stessa formazione seconda classificata a Berlino alle spalle di Owens e compagni, in 41.3. Mario Lanzi, l'uomo di Castelletto sul Ticino, l'uomo che solo per ingenuità tattica aveva perso un titolo olimpico (1936) e uno europeo (1934), scese in campo in tre occasioni. Tre occasioni, tre affermazioni: 400 in 49.2, 800 in 1:54.3, staffetta 4x400, con le squadre in perfetta parità, 72 a 72, con una sua ultima frazione che affidiamo alla fantasia, con l'atleta travolto e portato in trionfo dai compagni di squadra dinanzi a transalpini basiti. Diretto da Henry Desgrange, antico detentore in fine di Ottocento di numerosi primati mondiali di ciclismo, avanti di lasciare il testimone all'Équipe, il quotidiano parigino «L'Auto» il giorno successivo titolava: Lanzi bat la France. Raramente, nel giornalismo, titolo fu più onesto.    

Last Updated on Tuesday, 15 September 2020 10:34
 
Un sentito ringraziamento alla Amministrazione comunale di Pianoro PDF Print E-mail
Friday, 11 September 2020 13:03

alt

Questa fotografia è la riproduzione di quella pubblicata il 25 ottobre 1913 sulla rivista «Lettura Sportiva»: ritrae l'atleta Manlio Legat, campione del salto con l'asta nei Campionati della Federazione Ginnastica Italiana ( 3 metri e 20 a Genova il 19 ottobre, davanti a Garimoldi e Butti). Quell'anno Legat aveva saltato 3.30 il 25 maggio a Milano, vestiva i colori della Sempre Avanti Bologna

Scorrendo il gigantesco materiale conservato da Bruno Bonomelli si trovano decine e decine di buste o di cartoline postali (come si usava anni addiero) timbrati dagli Uffici Anagrafe di Comuni, grandi e piccoli, di tutta Italia. Erano le risposte che questi uffici davano allo storico bresciano aderendo alle sue richieste di informazioni anagrafiche su atleti dei primi decenni del secolo scorso, o anche prima, per completare le loro biografie. Non sempre quelle carte davano le informazioni, molti impiegati si trinceravano dietro alla tal legge che proibiva di fornire a estranei informazioni di tal tipo. Si può comprendere. Altri, più duttili e capendo lo scopo, sportivamente innocuo, di tali richieste, fornivano quanto richiesto da Bonomelli, che quasi sempre univa in francobolli l'importo per la risposta, spesso esplicitamente richiesto dagli impiegati. Due i dati che interessavano: la data di nascita e quella di morte, spesso solo la seconda, a volte il chiarimento di un nome di battesimo, oppure la località di nascita o di morte. Scorrendo queste antiche carte, abbiamo avuto la prova palpabile del differente approccio dell'impiegato nelle mani del quale era finita la richiesta. 

Un altro che continuò la strada intrapresa da Bonomelli fu Marco Martini. Non a caso fu attento e rispettoso discepolo del maestro rovatese. In genere, questi dati vengono poi ripresi e copiati acriticamente dagli orecchianti del nostro sport. Raramente abbiamo avuto fra le mani pubblicazioni che riportassero data e località di morte. 

Detto tutto questo, veniamo a un caso attuale che ci ha dato soddisfazione. Un paio di mesi fa abbiamo pubblicato la storia della famiglia Legat, famiglia triestina spostatasi a Bologna e lì attiva nella disciplina della ginnastica, come normale in quei primi anni del Novecento. Uno dei figli Legat, Manlio, fu ottimo atleta: asta, alto, prove multiple, tanto che partecipò ai Giochi Olimpici di Stoccolma 1912. Di Manlio si conobbero due date di nascita, discordanza poi chiarita proprio da Bonomelli. Il poveretto fu fatto morire durante la Grande Guerra, ma non era vero, per fortuna sua, ferito ma vivo. Quello che nessuno seppe mai quando e dove morì, né Bonomelli né Martini, né la superba pubblicazione della Virtus Bologna «Il mito della V nera». Un nostro socio puntiglioso, dopo aver letto la bella narrazione di Alberto Zanetti Lorenzetti sulla famiglia Legat, si è messo di buzzo buono per cercare di trovare questa informazione.

L'ha trovata: Manlio Legat morì a Bologna il 17 dicembre 1955. Il tenace amico nostro ci ha chiesto di scrivere qualche riga per ringraziare pubblicamente gli uffici del Comune di Pianoro per la disponibilità dimostrata. Dalla signora sindaco Franca Filippini alla sua segreteria, fino alla responsabile dell'Ufficio Servizi Demografici e Anagrafici, signora Alessandra Poli. È grazie alla loro disponibilità e cortesia che la biografia di un atleta italiano partecipante ai Giochi Olimpici può arricchirsi di un dettaglio, piccolo fin che volete, ma per noi che in questi dettagli lavoriamo, importante. Magari fosse sempre così come a Pianoro. Città dove nacque la nostra indimenticabile Bice «Bicetta» Marabini, che spese una gran parte della sua vita in favore dell'atletica, prima di tutto la sua amata Atletica Bergamo 1959,  e fu per tanti anni giudice e dirigente dell'atletica lombarda, poi socia fin dalla fondazione dell' A.S.A.I.; Bice Marabini, prematuramente scomparsa, era la zia di Paolo, socio nostro e da anni giornalista alla «Gazzetta dello Sport».

Last Updated on Saturday, 12 September 2020 21:03
 
Trekkenfild numero 85: per chi vuol leggere l'atletica...nuova che avanza PDF Print E-mail
Thursday, 10 September 2020 08:32

alt

Messaggio per gli statistici dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana, Enzo Rivis ed Enzo Sabbadin: dovete aggiornare rapidamente le vostre liste e aggiungere nuove discipline, che sicuramente grazie ai geni che dicono di governare lo sport mondiale (leggi C.I.O.) entreranno nel programma dei prossimi Giochi Olimpici (quando? siamo curiosi di vedere). Intanto han già approvato l'ammissione degli e-games, giochi elettronici, rob de mat. Ci si è battuti per decenni contro la sedentarietà degli sportivi da tribuna, contro la televisione che inchiodava i bambini per interi pomeriggi sui sofà, e oggi mettiamo i giochi elettronici nelle discipline olimpiche. Rob de mat, bis in idem.

Tutto questo per dire che...per dire che sull'ultimo numero di «Trekkenfild» (siamo al numero cardinale 85) ci siamo imbattuti in un articolo che stila la classifica di una di quelle robe che chiamano «social» che tutto sono meno che socializzanti. Ma fa figo parlare di questo e così anche l'editore di «Trekk», Brambilboni, ha ammainato bandiera alla moda. Tanto che lo stesso Brambilla, durante la sua chiacchierata microfonica durante il meeting «Palio della Quercia», a Rovereto, ha fatto doverosa citazione alla statistica social. Captatio benevolentiae per i giovani? Per noi non c'è dubbio. Ma così va 'sto disastrato mondo, che a moltissimi piace e ci si trovano a loro agio e ad alcuni di noi non piace, chiaramente. Titolò un suo libro Gianni Mura «Non gioco più». Ecco, appunto.

Ma, per fortuna, 'sto eleborato pseudostatistico non è il pezzo forte di questa edizione della rivista telematica. Si parla dei Campionati nazionali a Padova, di atleti, del nuovo che avanza, aggiungiamo: era ora. Una voce nel deserto dell'informazione atletica, anzi «la voce», e allora teniamocela stretta.

Last Updated on Thursday, 10 September 2020 09:08
 
<< Start < Prev 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Next > End >>

Page 3 of 193