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1968: baschi neri, aria rarefatta, quattro giovanotti italici che danno l'anima (1) PDF Print E-mail
Friday, 21 May 2021 09:02

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La sequenza delle immagini. La prima in alto a sinistra: il terzo cambio fra Furio Fusi e Sergio Bello nella finale dei Giochi Olimpici '68. Un primo piano di Fusi. Sotto: lo straordinariao assetto di corsa di Lee Evans e un suo primo piano dopo lo sforzo della finale olimpica. L'ultima: il quartetto della staffetta 4 x 220 yard del San Jose State College; da sinistra un altro grandissimo, Tommie Smith, campione olimpico sui 200 metri, Lee Evans, Bob Talmadge and Ken Shackelford (Courtesy of San Jose State Athletics)

*****

"Un ricordo al caro vecchio amico Bruno Bonomelli. Riposi in pace". Questo il primo breve messaggio che abbiamo ricevuto da Furio Fusi, nel momento in cui ha deciso di aderire al nostro gruppo ASAI presente su Facebook. Messaggio che ci ha fatto molto piacere e glielo abbiamo scritto. E lui in risposta:"Indimenticabile con la sua notevole capacità critica ed innata ironia al di sopra della media". L'esatto contrario dello stereotipo proposto da qualche omino che ha sempre dipinto Bruno solo come un attaccabrighe e un rompiballe. Basterebbe guardare la montagna di materiale documentale, gli scritti, le statistiche, per comprenderne la statura che dovrebbe essergli riconosciuta dall'atletica italiana: un gigante, al confronto di certi pigmei. Vabbuó...

Furio Fusi, chi è stato costui? La controfigura giovane di Bruno Bonomelli, se guardate le foto che pubblichiamo: capello lungo, baffoni imponenti, a volte anche gli scintilioni che incorniciavano il volto. Furio Fusi da Savona, corridore soprattutto di 400 metri, quel giro di pista (da quando le regole inventate a tavolino hanno imposto questa lunghezza) che gli americani, con linguaggio colorito, chiamano il «killer event», la gara che uccide, quella che non ti lascia respirare. E loro, diciamo gli yankee, si intendono di killer, basta leggere un po' di storia - quella vera - della cosiddetta Frontiera. Giovanotto di taglia alta, di gambe lunghe, Furio - tesserato per la Fratellanza Ginnastica Savonese - si fa un nome già nel 1965, non ancora diciottenne (è di dicembre, il 4, come Sandro Giovannelli e Sergey Bubka, così, per dire, en passant) corse in 48.1, tempo importante per un giovincello. In luglio, all'Olimpico romano, nei Campionati assoluti, aveva già dato un saggio delle sue buone doti: primo in batteria (48.6), quarto in finale (48.7). Verso fine mese, a Bologna, nei nazionali juniores, cedette solamente a Giacomo Puosi; quarto il futuro Maestro dello Sport, Tiziano Petracca, veneto. Infine l'8 agosto, a Dôle, nel Giura francese, nell'incontro con transalpini e polacchi, il nuovo progresso: 48.1, secondo dietro a Puosi, 47.9, per guidare la straordinaria rimonta degli azzurrini sui «galletti» (105 pari alla fine). In una lunga articolessa, Renato Tammaro, capo delegazione, scrisse sul settimanale della FIDAL:" Molta attesa per i 400 metri, una delle più belle gare della giornata. Puosi è in terza corsia, parte piuttosto lentamente. Anche nel rettilineo opposto non sfoggia la sua magnifica accelerazione. Fusi, relegato in ultima corsia, trotta come un disperato senza badare a niente, ed è primo all'uscita dell'ultima curva incalzato dai due francesi. Poi Puosi esplode con un finale vertiginoso che lo porta a vincere in 47.9, uguagliando il suo primato italiano juniores. Fusi è ottimo secondo in 48.1, largamente migliorando il suo record personale. Una magnifica doppietta azzurra". Furio fu il miglior diciottenne di quell'anno.

1966: a diciannove anni gli si aprirono le porte dei Campionati d'Europa, quelli assoluti, che si rappresentarono a Budapest. Intanto aveva fatto un balzo avanti significativo nel cronometro: 47.3, terzo dopo Bello e Ottolina nelle graduatorie. Riassuntino pre-Budapest: 12 giugno, Rovereto, Palio della Quercia, secondo, 48.2; 19 giugno, Sindelfingen, Germania - Italia atleti fino a 21 anni: corse solo in staffetta; 26 luglio, Siena, Meeting dell'Amicizia, quarto, 48.6; a Grosseto scese sui 200, 22.3; ed eccoci agli Assoluti a Firenze: batteria 49.9, semifinale 48.7, 10 luglio, finale, secondo 47.5, primo Bello 47.3. Quindi, 23 - 24 luglio Modena, incontro con Ungheria e Svizzera: primo in 47.3, nuovo primato nazionale juniores. In quella gara, al terzo posto quell'István Gyulai che Primo Nebiolo chiamerà, negli anni '90, alla Segreteria Generale della Federazione mondiale (I.A.A.F.) dove rimarrà fino alla morte, avvenuta nel marzo 2006. Gyulai, il giorno dopo corse anche i 200, terzo dopo Ottolina e Berruti, oltre alla 4x400. Staffetta testa a testa fra italiani e magiari: vinsero Petranelli-Frinolli-Fusi-Bello in 3:07.6, primato italiano eguagliato, contro 3:07.8, nuovo primato ungherese. A casa sua Gyulai ebbe poche soddisfazioni: non corse la gara individuale sui 400, e fu schierato sui 200: batteria, quarto 21.3, semifinale. settimo 21.6. Si dovette poi accontentare di una frazione di staffetta 4x4 in batteria, ma non corse la finale. Budapest agrodolce anche per Fusi : fuori subito in batteria (la quinta, 48.2), ma finalista nella 4x4, Bello-B.Bianchi-Frinolli-Fusi, sesta, 3:06.5, nuovo primato. Ancora due Nazionali, assoluta in Romania a fine settembre ma con le pile ormai scariche: la staffeta chiuse male in 3:13.7; e poi una juniores contro i sovietici all'Olimpico a Roma: per Furio solo staffetta, tiratissima vittoria 3:13.3 contro 3:13.6 grazie alla grinta finale di Giacomo Puosi.

(segue)

Last Updated on Monday, 24 May 2021 08:32
 
Lee Evans, spirito libero sempre e ovunque, dentro e fuori la pista di atletica PDF Print E-mail
Thursday, 20 May 2021 19:23

Una serie di eventi concatenati in questi ultimi due giorni (19 e 20 maggio) ci invita a intrattenere i nostri lettori su fatti, personaggi, risultati, di una cinquantina di anni fa. Sperando che quel pelandrone del redattore di questo sito domani sia disponibile - oggi aveva un giorno di libertà - vi racconterà, a modo suo, delle cronachette (come le chiamava Leonardo Sciascia). Noi cerchiamo di «tamponare» la notizia di oggi: è morto Lee Evans. Chi fu costui? Ragazzi, se lo sapete avete fatto solamente il vostro dovere basilare; se non lo sapete, non avete che da spendere una manciata di eurospiccioli e comperarvi un libro di storia dei Giochi Olimpici, andare alle pagine che parlano della edizione messicana del 1968 e documentarvi. Dice: ma queste Evans par straniero? Che c'azzecca con l'atletica italiana? C'azzecca, c'azzecca. Vedrete. A domani, o postdomani. Intanto leggetevi le poche righe che il «New Yort Times» gli ha dedicato a firma di Robert D. McFadden.

"Lee Evans, the Black American runner who won two gold medals at the racially charged 1968 Summer Olympic Games in Mexico City and at a presentation ceremony wore a Black Panther-style beret and raised his fist to protest racism in the United States, died on Wednesday. He was 74.

His death was announced by USA Track and Field, which did not say where he died or cite the cause.

The newspaper The Mercury News in San Jose, Calif., where Evans grew up, quoted friends of his as saying that he had died in a hospital in Nigeria after suffering a stroke. Evans was an assistant track coach at a sports academy there run by the Nigerian soccer star Segun Odegbami and had coached African track teams for many years. The paper quoted Odegbami as saying that Evans collapsed last week while having dinner with him and other friends."

Last Updated on Friday, 21 May 2021 16:02
 
Masullo, E. Rossi, Ferrian, Miano, Dorio: le inossidabili ragazze degli anni '80 PDF Print E-mail
Sunday, 16 May 2021 00:00

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La foto-ricordo di quella sera, sabato 11 febbraio 1984, al Palazzo a vela di Torino: da sinistra, Erica Rossi, Marisa Masullo, Daniela Ferrian e Laura Miano festeggiano la miglior prestazione mondiale della 4 x 200 in pista coperta (dalla rivista federale «Atletica»)

Un nostro socio ci ha fatto avere una ricerchina facile facile, elementare diremmo, ma pur sempre interessante sulle liste di ogni tempo in pista coperta di cui il nostro sito ha pubblicato recentemente una versione aggiornata a conclusione della stagione invernale 2020-2021 (compilatori Enzo Rivis e Enzo Sabbadin). Piccola indagine che mette la sottolineatura su dettagli che, talvolta, passano inosservati, paiono scontati.

Sperando di evitare malintesi, chiariamo che sono state prese in considerazione le discipline che fanno parte della compilazione Rivis-Sabbadin. Il criterio seguito è quello della suddivisione per decenni, il che consente di evidenziare «l'anzianetà» delle migliori prestazioni italiane. Se parlassimo di «primati» allora dovremmo riferirci alla lista delle discipline stabilita della Federazione mondiale di atletica, ma riteniamo che ci sia libertà di...giocare con i numeri, e soprattutto di conservare il ricordo di prestazioni che, a loro tempo, hanno avuto un significato tecnico.

Qual è la miglior prestazione nazionale in pista coperta più longeva? Il 4:04.01 di Gabriella Dorio sui 1500 metri, ottenuto domenica 7 marzo 1982, al Palasport di Milano (quello che crollò miseramente sotto tonnellate di neve cadute nel gennaio 1985, ricordate?) nella finale (diretta, non ci furono eliminatorie, solo nove atlete presenti) dei Campionati d'Europa, edizione numero 13. Scrisse Roberto L. Quercetani nel suo articolato commento sulla rivista federale «Atletica»:

"Meno drammatico (appena prima aveva commentato la vittoria, del giorno avanti, di Agnese Possamai sui 3000 metri al termine di una esibizione di...lotta libera con la rumena Puica, n.d.r.) il successo della Dorio nei 1500. La vicentina ha usato la tattica che più si addice alle sue doti, assumendo subito il comando delle operazioni nel tentativo di «macinare» progressivamente le avversarie. Tattica tanto più pagante al coperto, dove la brevità dei rettilinei rende difficile qualsiasi recupero.Dopo un primo 400 in 67.17 e un secondo in 67.93, ha «affondato» le unghie fra i 1000 e i 1200, tratto da lei coperto in 29.84. Lì ha colto il frutto della vittoria, perchè il successivo ritorno di Brigitte Kraus, per quanto perentorio, non è bastato a capovolgere la situazione. Alla fine ambedue erano visibilmente provate, ma la Dorio ha conservato un lieve vantaggio, 4:04.01 contro 4:04.22, tempi che collocano, le protagoniste rispettivamente al quarto e al quinto posto nella lista mondiale indoor di sempre."

Venendo ai tempi moderni la miglior prestazione sui 1500 data 2015, merito di Federica Del Buono, figlia dell'indimenticabile Gianni e di Rossella Gramola, che in quella gara europea del 1984 era la seconda italiana in gara e finì ottava in 4:20.79 (molto vicino al suo miglior tempo, e tale è restato, 4:19.36, sempre a Milano qualche settimana prima). La figlia ha corso in 4:08.87, che le vale il terzo posto nelle liste dopo Dorio e Possamai.

Di Marisa Masullo e del suo 7.19 del 1983 già abbiamo detto nelle righe a commento delle liste ogni tempo pubblicate recentemente (chi vuole può andare qui). L'ultimo primato targato Anni Ottanta è quello della staffetta 4 x 200 metri, talvolta identificato anche con 4 x 1 giro, a patto che la pista sviluppasse 200 metri. Siamo a Torino, sabato 11 febbraio 1984, le due nazionali uomini e donne misurano le forze con Polonia e Jugoslavia. Come tradizione si chiude con le staffette. Il quartetto Miano - Ferrian - Masullo - Erika Rossi (oppure Ferrian - Masullo - E. Rossi - Miano? oppure Miano - Ferrian - E.Rossi - Masullo?, alla faccia della precisione) corre in 1:34.05 che risulta essere il miglior tempo mondiale, ma senza sigillo ufficiale: i mondiali indoor furono riconosciuti solo dall' 1 gennaio 1987, e a quella data un quartetto tedesco di Sindelfingen aveva fatto meglio, 1:33.56. E così del «primato» torinese si ricordano solo le protagoniste, noi e pochi altri. Resta comunque come primato nazionale. La stessa sera (si inaugurava in pompa magna la nuova pista torinese) anche i ragazzi fecero il mondiale della «4 x 2», con Pavoni - Bongiorni - Tilli - Simionato (o Pavoni - Tilli - Bongiorni - Simionato? stessa storia). Chissà mai che qualcuno dei protagonisti inciampi, per caso, in questo spazio e ci possa raccontare come fu esattamente.

Anzianetà dei primati  femminili in pista coperta, di dieci anni in dieci anni

1980 - 1990: 1500 metri, 60 metri, staffetta 4 x 200 metri

1991 - 2000: 400 metri, salto in lungo*

2001 - 2010: 200 metri, 800 metri, 3000 metri, salto triplo, getto del peso, pentathlon

2011 - 2020: 80 metri ostacoli, salto in alto, salto con l'asta, marcia 3 mila metri

2021: salto in lungo*, staffetta 4 x 400

* A distanza di 23 anni, la figlia Larissa ha eguagliato la madre Fiona: 6.91 per entrambe. Con questa misura la mamma vinse il titolo europeo in pista coperta, si era a Valencia, Spagna: fu l'unica medaglia d'oro per l'Italia; fra gli uomini, argento per Ashraf Saber sui 400 metri.

Last Updated on Monday, 17 May 2021 07:36
 
Nuova edizione 2021 delle liste italiane maschili ogni tempo in pista coperta PDF Print E-mail
Friday, 14 May 2021 09:24

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Fu una illusione che durò poco, purtroppo, una nevicata di dimensioni inconsuete lo fece crollare. Milano, Zona San Siro, Palazzo dello Sport, la enorme massa di neve che si accumulò sul tetto lo sfondò. Era gennaio 1985. L'atletica italiana aveva vissuto alcuni anni di gloria dentro quella struttura: due edizioni dei Campionati d'Europa in pista coperta, 1978 e 1982, e alcuni meeting a tribune esaurite. Erano i tempi di Sara Simeoni, di Pietro Mennea, di Gabriella Dorio, di Agnese Possamai, e tanti altri. Nel tardo pomeriggio di domenica 12 marzo 1978 assistemmo a uno dei più bei voli umani che ci sia mai capitato di vedere: quello del sovietico, di origine ukraniana, Vladimir Yashchenko (o Volodymyr Illič Jaščenko, più corretto nella lingua madre), 2.35, indimenticabile, con quel «ventrale» che più che uno stile di salto era un'opera d'arte in movimento (per chi lo vide e per chi non lo vide allora, vedetelo qui adesso). Intanto l'orchestrina Dixie, con i musici che sfoggiavano la «magiostrina» di paglia bianca, suonavano i loro allegri motivi. E con Volodymyr, l'impegno vincente di Pietro Mennea sui 400 metri (46.51, ancor oggi nono crono italiano), un' altra esibizione aerea dorata di Sara Simeoni, e il bronzo del bravo Giuseppe Buttari sugli ostacoli

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Si completa il quadro dell'attività in pista coperta. Enzo Sabbadin e Enzo Rivis presentano la compilazione delle liste nazionali di ogni tempo relative agli uomini, che così fanno pendant con quelle femminili che abbiamo pubblicato qualche settimana fa. Fedeli e precisi alla consegna, i nostri compilatori, a conclusione della stagione 2020-2021, hanno eleborato il consueto aggiornamento. I criteri son sempre quelli: le novità  evidenziate in giallo, quindi è facile valutare progressi e new entries. Le liste diventano  così sempre più ricche di dati, per la gioia degli appassionati delle impropriamente chiamate «statistiche», sono delle compilazioni cui manca del tutto l'analisi, operazione che potrebbe invece aiutare a comprendere davvero dove va il nostro sport, dove è carente, e potrebbe indicare i rimedi. Ma i dirigenti non se ne occupano affatto. E si vede. 

Le nostre liste hanno esordito con un TOP 50 qualche anno fa, arricchito ad ogni nuova compilazione. Prendiamo la prima disciplina, quella dei 60 metri, che ha visto Marcel Jacobs Lamont siglare il nuovo primato italiano con un significativo 6.47 ai  recenti Campionati d'Europa a Torun, Polonia: nella compilazione che vi proponiamo sono riportati 126 risultati (performances, in inglese)  conseguiti da 17 atleti (performers); nel limite fissato dai nostri compilatori a 6.75 i velocisti sono 69. Ognuno può, per suo diletto, fare analisi su tutte le altre specialità.

Adesso spazio alle liste: trovate le nuove alla voce Pista coperta: uomini (new). Ricordatevi di aprire queste contrassegnate con new, le old sono un documento statico che sarà aggiornato di tanto in tanto. Le compilazioni di liste possono sempre essere imperfette, non sono mai materia immutabile, pur se redatte con la massima attenzione: per questo, chi avesse osservazioni, aggiunte, correzioni può, e deve, rivolgersi direttamente agli autori:  This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

Our statisticians Enzo Sabbadin and Enzo Rivis compiled a new updated version of the Italian Men All - time Indoor Rankings: open Men (new).

Les meilleurs athletes italiennes Hommes (new) de tous les temps en salle.

Listas italianas de marcas de todos tiempos en pista cubiertaHombres (new)

Last Updated on Friday, 14 May 2021 20:19
 
Tre foto ci portano allo stadio romano della Farnesina, era il Primo Maggio 1970 PDF Print E-mail
Monday, 10 May 2021 12:00

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Quante cose possono raccontare vecchie fotografie! Queste sono state scattate da un fotografo un po’ speciale: Bruno Bonomelli. Fanno parte del voluminoso corpus di documenti, libri, riviste, fotografie, lettere, appunti, che abbiamo etichettato come «Lascito Rosetta e Bruno Bonomelli», al recupero del quale si sono prodigati Albertino Bargnani, che di Bruno allenatore fu atleta, uno dei migliori mezzofondisti, corridore di cross specialmente, fra gli ultimi anni del '50 e i primi del ‘60, e Alberto Zanetti Lorenzetti. Tutto il materiale è custodito in un edificio di proprietà di un nostro socio nel piccolo borgo di Navazzo, Comune di Gargnano, sul lago di Garda, sponda bresciana, materiale consultabile su appuntamento.

Bruno ebbe, fin che la salute lo assistette, una cura speciale nel raccogliere vecchi documenti da atleti del passato che andava a scovare in ogni parte d' Italia. Molti gli affidarono, in tutto o in parte, le loro memorie, fatte di vecchi ritagli di giornale, immagini un po' sbiadite, ma anche, soprattutto, i loro racconti orali che sono elemento fondamentale (poi da verificare) per chi fa ricerca storica. Lui stesso aveva il gusto di documentare, con il suo apparecchio fotografico, questi incontri con vecchi atleti, oppure momenti e situazioni sui molti campi di atletica dove trascorse buona parte della sua vita, o da allenatore, o da giornalista (la sua produzione scritta è mastodontica), o da osservatore inflessibile.

Mettiamo a fuoco queste foto. Dove siamo? Al Campo della Farnesina, a Roma. La data: 1° maggio 1970, la prima delle tre giornate dei Campionati nazionali universitari (altra manifestazione lasciata andare in malora). Le altre due giornate furono invece ospitate nel più imponente scenario dello Stadio Olimpico. Nella immagine sotto a destra si riconosce senza fatica, Primo Nebiolo, presidente della Federatletica da pochi mesi, il quale aveva fatto dello sport universitario il suo trampolino di lancio verso le vette della dirigenza sportiva mondiale. L’Assemblea Straordinaria  F.I.D.A.L. che lo aveva «incoronato» si era tenuta, a Roma, il 7 e 8 dicembre 1969. Il successivo giorno 14 si era riunito il nuovo Consiglio federale che aveva distribuito i molti incarichi operativi. Eccone alcuni che riguardano persone a noi vicine: al nostro attuale vicepresidente Augusto Frasca fu assegnato il delicato ruolo di Capo Ufficio Stampa; uno dei nostri soci fondatori, Luciano Fracchia, entrò a far parte del Centro Studi con incarico per la documentazione cinematografica (se non lui, chi?), e il nostro socio Gian Franco Carabelli fu il Segretario di quella struttura. Ruggero Alcanterini (estrazione A.I.C.S.) fu chiamato a dirigere la rivista federale, con Gianfranco Colasante redattore capo, rivista su cui scrivevano Roberto L. Quercetani, nostro socio fondatore e primo presidente, e Sandro Aquari, poi giornalista alla redazione del quotidiano romano «Il Messaggero», oggi nostro socio. Al vertice della Direzione tecnica fu chiamato il prof. Marcello Pagani, che è la persona fissata nella foto in basso a sinistra.

Occupiamoci adesso delle persone che fanno bella mostra nella foto di gruppo sulle gradinate della «Farnesina». Iniziamo dai primi in basso. Sorridente, folti baffi spioventi, impeccabile in giacca e cravatta, Angelo Cremascoli, il fedele scudiero di Primo Nebiolo, paziente «vittima» del vulcanico presidente. Piemontese, era stato atleta bravino nelle gare dai 100 ai 400. Accanto a lui un atleta del CUS Torino, al quale non riusciamo però a dare un nome e cognome (ci fosse mai qualcuno che se lo ricorda...e ce lo facesse sapere). Saliamo di un gradino. Da sinistra: Mario Valpreda, mezzofondista, 1:53. e decimali sugli 800, poi dottore in veterinaria, uomo schietto, leale, un non-politico di mestiere però apprezzatissimo in Piemonte anche dagli avversari ideologici, chiamato a ricoprire ruoli importanti nella Sanità pubblica regionale da un presidente che militava in un partito che era l'opposto di quello suo (Rifondazione Comunista); se volete leggere un po' della sua storia personale andate su questo indirizzo. Il vicino, con i mitici occhiali scuri, è Tino Bianco, per tutti e per sempre «Blanche», che possiamo definire con un termine pugilistico lo «sparring partner» di Franco Arese: gli apriva il «passo» durante gli allenamenti, e talvolta anche in gara, lo consigliava, lo seguiva ovunque. Leggete quanto scriveva di lui la rivista «Atletica Leggera» a pagina 21 del numero di maggio 1970:

“È il giovane tecnico che segue Arese dal giorno in cui cambiò maglia, passando dal Fiat all’Atletica Balangero all’inizio del 1969. Non pretende di essere qualificato allenatore del campione, ma soltanto suo consigliere. Conosce il mezzofondo non per sentito dire, ma per averlo praticato. Ancora lo scorso anno è sceso in pista a fare il treno ad Arese. Sa il fatto suo ed ha il coraggio delle proprie opinioni. È certamente un consigliere di lusso se è vero, come è vero, che il rendimento di Arese è progressivamente migliorato da due anni in qua”.

Alla sinistra di «Blanche», già stempiato ma ancora sufficientemente crinito, il ventisettenne Elio Locatelli, dal quale ci siamo congedati nel dicembre 2019 in maniera repentina, brusca come una frenata improvvisa. Di lui qualcuno ha scritto un sentito e genuino ricordo su questo spazio. Elio - due partecipazioni olimpiche nel pattinaggio su ghiaccio - era già entrato con qualche ruolo nello staff tecnico nazionale, guidato da Pagani. Ancora un gradino: con gli occhiali scuri pure lui, Tommaso Assi, pugliese, classe 1935, buon mezzofondista dai 1500 ai 10.000 e fino alla maratona, aveva iniziato nella Landolfi Molfetta, alla data di questa foto doveva essere, ci pare, allievo della Scuola Centrale dello Sport. Non ebbe vita lunga, quella umana intendiamo, e a 48 anni, dopo una malattia inesorabile, in pochi mesi se ne andò. Ebbe tante soddisfazioni professionali in molti sport: oltre all'atletica, la scherma, il ciclismo, la pallacanestro, l' hockey e pattinaggio.

Compagno di banco di «Tom», il professor Carlo Vittori, di Ascoli Piceno, velocista non di seconda fila nei suoi anni giovanili  (due titoli nazionali sui 100 metri) tanto da guadagnarsi la partecipazione olimpica, Giochi 1952 , in terra di Finlandia: 100 metri, secondo in batteria (la terza) in 10.9, dietro al britannico McDonald Bailey (che sarà poi terzo in finale), sesto nei quarti di finale (il quarto) ancora in 10.9. Poi la staffetta: batterie, la seconda di tre, Italia preceduta solo  dalla Gran Bretagna, ma davanti a Cuba, 41.5, con Carlo Vittori – Antonio Siddi – Giorgio Sobrero – Franco Leccese. Sembrava un promettente avvio, e invece...una serie di infortuni mise in ginocchio il nostro quartetto: Siddi, Montanari , Leccese, tutti lesionati, a marcar visita. E così l'Italia non si presentò al via della seconda semifinale, che era difficile ma non impossibile. Se adesso ci venisse mai la malaugurata idea di raccontare non l'atleta Vittori ma il tecnico, «u professore» Vittori, poveri noi! Sarebbe, riteniamo, una mancanza di rispetto.

Perciò tirèmm innànz, e parliamo di un altro che figura su quella tribuna. Guardando verso sinistra si vede un giovanotto, basetta pronunciata, collo della camicia bianca su un maglione, sguardo che va verso l'alto. Altro studente della Scuola dello Sport, altro futuro Maestro dello Sport. Veniva dalla nidiata di atleti piacentini che intrapresero questa affascinante strada, i fratelli Felice e Claudio Enrico Baldini, Gian Piero Aquino, Renzo Malagisi (giavellottista poi passato al canottaggio), Carlo Devoti, e appunto lui, Roberto Costaldi. Buon velocista e saltatore in lungo, negli anni romani vestì i colori dell'Aeronautica. Crediamo che «Bob», così era per gli amici, potrebbe aiutarci ad identificare altri di quella tribuna, alcuni volti ci ricordano qualcuno ma non ci avventuriamo senza certezze. Provaci «Bob»!

Last Updated on Monday, 10 May 2021 20:03
 
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