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1962, l'anno memorabile di Antonio Brandoli: primato nazionale e oro militare (1) PDF Print E-mail
Thursday, 15 September 2022 00:00

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Ebbi occasione di incontrare Antonio Brandoli ad Agazzano, località sulle belle colline della Valluretta, siamo in provincia di Piacenza. Era fine ottobre 2014. Un gruppo di persone si era inventato un mini convegno per parlare del salto in alto con lo stile ventrale, quel bellissimo gesto atletico mandato frettolosamente in soffitta a partire dal 1968, con l'irrompere sulla scena di un tale che scavalcava l'asticella all'indietro. "Prima guardavano in faccia l'asticciola, adesso la guardano col culo" come mi disse una volta un sagace amico. La scelta di quella località fu dovuta alla decisione della famiglia di Felice Baldini, di ricordarlo in occasione del cinquantesimo anniversario del suo salto a due metri (luglio 1964, Bologna, Antistadio). Felice Baldini fu atleta di eclettico talento, che, forse, con maggior disciplina avrebbe potuto anche far meglio. Poi la vita non gli sorrise molto a lungo: mancò nel pieno della maturità, a 45 anni. Il convegno: salirono ad Agazzano Giacomo Crosa, elegante sulla pedana del salto in alto come davanti ad una telecamera o ad un microfono; Giuseppe Gentile, che fu principe in un salto non in elevazione ma in estensione. Fu proiettato un bellissimo filmato, che includeva anche immagini sconosciute dei saltatori russi e del grande Valery Brumel; si compilò perfino un interessante opuscolo con testi e statistiche. Nel corso delle piacevoli due ore e passa, ci fu anche un gustosissimo siparietto: qualcuno chiamò al telefono il professor Carlo Vittori, che di Crosa era stato allenatore. Furono dieci minuti di atletica vera, con punte mordaci nel puro stile oratorio di «u' professore». C'era parecchia gente in quella sala: allenatori, maestri di sport, curiosi e appassionati, ex atleti. E fra questi Antonio Brandoli, da Modena, che nei primi anni '60 era stato avversario di Felice Baldini sulle pedane dell' Emilia, quell'Emilia «allungata fra l'olmo e il vigneto" , come ha cantato Francesco Guccini. Mi avvicinò Antonio, che io avevo visto saltare, io giovinetto si scarso talento atletico, e glielo dissi, sorrise sotto i folti baffi. "Di' mo' sù ragazzo..." e mi snocciolò la sua richiesta: ricostruire tutta la sua carriera, i suoi salti, uno per uno. Risposi che ci avrei provato; iniziai, ma la ricerca rimase solo un buon proposito. Inaffidabile, io, come sempre.

Adesso Antonio se ne è andato, a saltare sulle nuvole con quell'antico stile Western Roll, che lui adottava mentre altri già saltavano con il Ventrale, su tutti quel giovanotto ancora minorenne, di Arenzano, Walter Zamparelli. Brandoli, a metà degli anni '50 era stato portato all'atletica da una delle più belle persone che ho conosciuto in atletica, il prof. Fernando Ponzoni. Ho mancato l'impegno preso ad Agazzano con Antonio circa i risultati della sua carriera, cerco di rimediare oggi ricostruendo la sua miglior stagione, il 1962, quando vinse i Campionati mondiali militari e superò due volte la misura di 2 metri e quattro centimetri, eguagliando il primato italiano di Zamparelli. Quell'anno Brandoli indossò la maglia cremisi delle Fiamme d'Oro di Padova, ma a fine stagione tornò nella sua Módna e alla sua A.S. La Fratellanza, arzilla vecchietta che si avviava verso il secolo di vita (1874).

Spero nella tua benevola comprensione, Antonio.

*****

L'abbrivio di quella stagione fu dominato dal ligure Zamparelli, affiancato in una occasione dal toscano Roberto Galli, entrambi residenti alla Scuola nazionale di Formia, dove affinavano le loro qualità. Il 7 aprile era un sabato; sulla pista dell'Acqua Acetosa, a Roma, si aprì la nuova stagione con una riunione regionale. Andò in archivio il 2.02 di un altro ligure, Gian Mario Roveraro, Walter e Roberto superano 2.03. Roveraro inviò un telegramma alla Federazione:" Prego porgere nuovi primatisti...i miei rallegramenti e auguri". Zamparelli aveva debuttato il 1° aprile a Latina con un rotondo due metri. Fra questa data e il 23 dello stesso mese supererà cinque volte misure superiori a due metri: oltre Latina e Roma, altro «due» a Genova (il 15), quindi nuovo primato nazionale con 2.04 allo Stadio Olimpico di Roma (meeting Giovanni Scavo, come avanspettacolo alla partita di calcio Roma-Bulgaria, 2 a 1, nei giallorossi c'erano De Sisti, l'argentino Pedro Manfredini detto «Piedone», l'altro argentino Antonio Angelillo, uno degli «angeli dalla faccia sporca»), e ancora due metri a Genova il 23. Sulla pedana dell'Arena di Milano, in scena la Pasqua dell'atleta, Zamparelli e Brandoli si trovarono, tutti e due salirono fino a 1.97, il modenese mancò di un soffio i due metri, dicono le cronache, vinse il ligure.

(segue)

Last Updated on Monday, 19 September 2022 22:45
 
Giuliano Gelmi:"Quel ragazzo che al «Giuriati» mi chiedeva timidamente consigli" PDF Print E-mail
Wednesday, 14 September 2022 17:35

Annoveriamo Giuliano Gelmi, bravo mezzofondista della prima metà degli anni '50, fra i nostri più assidui lettori, sempre pronto a frugare nei suoi tanti ricordi della esperienza sportiva che gli ha segnato indelebilmente gli anni della giovinezza. Soprattutto Giuliano ci aiuta a ricordare gli altri atleti che ha conosciuto, non ci parla solo di se stesso e dei suoi risultati. Per noi è fonte preziosa, come dovrebbero esserlo tanti altri, dovrebbero...terza persona plurale del condizionale presente. Prendere in mano ordini d'arrivo del tempo che fu e cavarne fuori una articolessa, in fondo, è giochino da bambini. Parliamo di ciò che facciamo spesso anche noi. Sono i ricordi del «vissuto» che aprono sguarci sul passato. Stavolta Giuliano ci regala qualche pennellata personale su una bella persona della nostra atletica che segnò il progresso di una disciplina «imbalsamata» (gli 800 metri): Francesco Bianchi. Piccolo (1.68) un po' tozzo (63 chili), questo giovanotto nato a Melegnano nel 1940, grintoso, deve essere ricordato soprattutto per aver scritto la riga successiva nella progressione del primato della specialità dopo 24 anni. Mario Lanzi, l'irruento, talvolta scriteriato nella condotta di gara, aveva corso in 1'49"0, due volte, la prima a MIlano nel 1939 dietro ad un inarrivabile (quel giorno) Rudolf Harbig, la seconda a Bologna nel 1941, e stavolta davanti allo stesso tedesco (che troverà la morte nel marzo del 1944 combattendo vicino a Kirovohrad, in Ukraina) . Lanzi fu argento olimpico a Berlino '36. Il suo 1'49"0 resistette fino al 20 luglio 1963, quando, sulla pista triestina dello Stadio Valmaura, Bianchi scese a 1'48"7, tre centesimi dopo 24 anni. Parlare di Bianchi ci porta anche a ricordare il suo allenatore, Carlo Venini, un burbero battagliero, un altro di quelli «fuori dal coro». Epiche le discussioni fra lui, Bruno Bonomelli e Ezio Bresciani, spesso, anzi quasi sempre, in disaccordo, ma fu anche da quei serrati confronti che prese avvio il rinnovamento del nostro mezzofondo ingessato in...vecchi merletti. Purtroppo la vita non fu generosa con Francesco Bianchi stroncato da un infarto mentre corricchiava sul prato della Arena di Milano, nel settembre del 1977.

Diamo adesso la parola a Giuliano Gelmi che ha preso spunto dalla nostra ricostruzione del Campionati mondiali militari del 1962, che vide Bianchi primo sulla sua distanza:" Ho apprezzato il doveroso omaggio a quei bravi ragazzi. Non posso dimenticare Francesco Bianchi. Ho un singolare ricordo di lui: non so per quale motivo mi seguiva, mi osservava, mi chiedeva con umiltà e rispetto tante cose quando ci incontravamo al «Giuriati», talvolta quasi mi infastidiva. Dopo che io avevo attaccato le scarpette al classico chiodo, lui intanto era diventato molto bravo, e ovviamente migliore di me. Quando seppi del suo decesso intanto che insegnava a correre agli allievi di scuola mi è dispiaciuto moltissimo e ho avuto qualche rimorso, ma tant’è. Mi rimane il ricordo rispettoso per un personaggio che conosceva bene le regole dell’atletica e a questo sport voleva bene e ha dato tanto".

Last Updated on Wednesday, 14 September 2022 20:19
 
Mondiali Militari 1962, quattro successi azzurri: Bianchi, Mazza, Brandoli e Cavalli PDF Print E-mail
Thursday, 08 September 2022 06:46

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Stefan Pietkiewicz. Un nome e cognome che conoscono in pochi, pur nel ristretto circolo dei patiti di statistiche relative al nostro sport. Stefan Pietkiewicz è polacco, è professore universitario, e, da sempre, compilatore di pubblicazioni basate sulla raccolta di dati, di scritto poco, numeri tanti. Stefan Pietkiewicz, che fa parte della Athletics Commission della PZLA, la Federazione polacca, è in relazione da molti anni con un nostro socio, così come altri della stessa Commissione che, negli ultimi vent'anni, hanno dato alle stampe parecchi corposi volumi sulla storia dell'atletica polacca, basati su liste, primati, dati, risultati, il tutto molto accurato. Qualche giorno fa, Stefan ha inviato una richiesta di collaborazione su un tema specifico, per la verità poco investigato: i Campionati mondiali militari. Abbiamo pubblicazioni sui Giochi del Mediterraneo, sui Giochi Mondiali Universitari, sui Giochi dei Piccoli Paesi, su quelli balcanici, del Sud Est Asiatico, su tanti altri campionati e campionatini (la gran parte inutili e dispendiosi, inventati solo per la effimera gloria di vanagloriosi dirigenti che fanno spendere tanti soldi pubblici), ma sui campionati degli atleti con le stellette poco o niente. Almeno a nostra conoscenza. Ricevuto l'invito di Stefan ci siamo messi al lavoro (lavoro...si fa per dire) e visto che eravamo alle prese con l'anno 1962 alla ricerca di dati sulla attività del saltatore in alto Antonio Brandoli, recentemente deceduto, e che quell'anno si disputarono i Mondiali Militari, non ci è parso vero cominciare da lì. Abbiamo fatto le verifiche richiesteci dall'amico polacco (spelling dei nomi italiani, controllo dell' anno di nascita, componenti delle staffette. Ci pare un po' riduttivo il lavoro dei polacchi, limitato agli atleti che si classificarono nei primi tre, un po' pochino a nostro giudizio, ma ognuno è libero di fare quel che vuole, specie in questa materia tanto volatile. 

Ci siam detti: ma già che ci siamo, perchè non utilizzare il materiale che andiamo correggendo anche per il nostro sito? Ampliandolo a tutti gli italiani che parteciparono e ai loro piazzamenti. Di nostro abbiamo aggiunto: la data di nascita completa ove conosciuta (un piccolo numero di atleti hanno solo l'anno di nascita, se qualcuno dei nostri solerti soci volesse aiutarci...) e a quale compagine militare appartenevano al momento del campionato. Inoltre, poichè cerchiamo di non mettere il paraocchi, abbiamo tirato fuori qualche annotazione extra-nazionale.

Anzitutto la località: 's-Hertogenbosch, non è un errore di stampa, si scrive proprio così. Per la pronuncia, beh, quella è un'altra storia, tanto che anche gli olandesi decisero di chiamarla Den Bosch, il bosco. Qui nacque un pittore famoso, Hieronymus Bosch, artista visionario con i suoi santi, giudizi universali, crocifissioni, che tanto piacque al re di Spagna Filippo II, che visse quasi segregato al monastero de L'Escorial quindi in perfetta sintonia con i dipinti del pittore olandese. Noi meno acculturati ricordiamo un lanciatore di disco, un marcantonio di oltre due metri per 120 chili, Erk Cadée, che ebbe una lunga carriera, iniziata con il titolo mondiale juniores nel 2002, a Kingston, Giamaica, il mondiale che rivelò il talento infinito di un bambino di nome Usain Bolt, aveva quindici anni.

Scorrendo i risultati, un nome in particolare ha richiamato la nostra attenzione: quello dello statunitense Ollan Cassell, campione olimpico e intramontabile dirigente prima della Federazione americana e poi di quella mondiale, di cui fu vicepresidente, con Primo Nebiolo, dal 1984 al 1996. Possiamo ben dire, una vita sempre dentro l'atletica e lo sport mondiale. Cominciamo dall'atleta: come militare fu secondo sui 400 preceduto da Jack Yerman, campione olimpico a Roma '60 nella staffetta 4x400, corse la prima frazione, gli Stati Uniti stabilirono il primato del mondo, 3:02.37. Stesso destino per Cassell quattro anni dopo a Tokyo: prima frazione, primato mondiale degli yankee, 3:00.7. Cassell  era rimasto fuori dalla finale della gara individuale, quinto, a sedici centesimi dal britannico Graham. Vinse in Olanda anche la staffetta militare. Incontrammo Cassell una sera del 2014 sulla terrazza di un hotel a Eugene (dove si son celebrati i Mondiali quest'anno). Eravamo lì per i Mondiali juniores, o U20 come volete. Cassell ci intrettenne a lungo con aneddoti, storie, ma soprattutto ci annunciò che aveva consegnato all'editore il suo libro sullo sport visto da dentro.Si intitola «Inside the five rings circus», e dagli anelli salgono...lingue di fuoco. Lo rivedemmo e ci regalò una copia con la sua dedica.

Andiamo un po' più in fretta. Lancio del martello: pensate che podio, primo l'austriaco Thun, secondo il pakistano Iqbal, terzo l'austriaco Potsch. Thun e Iqbal si erano piazzati dignitosamente ai Giochi Roma '60. Il Pakistan ebbe due medaglie e due finalisti. Provate a cercare oggi atleti di queste Nazioni nelle grandi competizioni mondiali...Nomi di atleti che avrebbero fatto parlare di sé: il giavellottista finnico Jorma Kinnunen, argento a Mexico '68, il francese Wadoux e il belga De Hertoghe, mezzofondisti. Il nostro Brandoli dovette sudare per piegare lo statunitense Henry Wadsworth, entrambi 1.95; lo yankee era più bravo nell'asta, che dominò con 4.55. Dovete sapere che il giovanotto americano, due anni prima, alle selezioni per il Giochi Olimpici (Palo Alto, 2 agosto), sfiorò la qualificazione per Roma: fu quarto con la stessa misura (4.65) del terzo, Dave Clark, che sulla pedana dell'Olimpico non si qualificò per la finale. La gara sulla pedana dello stadio dell'Università di Stanford/Palo Alto va ricordata perchè in quella occasione Don «Tarzan» Bragg saltò 4.80, primato del mondo, usando un'asta di acciaio, steel in inglese. Dopo quell'ultimo grande risultato, venne l'Era del Fiberglass, e parenti stretti. Ci piacerebbe veder saltare quelli di oggi con un bel palo di acciaio...allora sei contro il progresso? mah, quasi quasi...

E adesso spazio ai risultati italiani della edizione 1962 del Campionati mondiali militari.

 's-Hertogenbosch, Olanda, 5 agosto 1962

100 metriPrima batteria: 4. Franco Nobili (5.3.1943, Fiamme Oro Padova) 10.8; seconda batteria: 2. Accursio Gerardi (30.3.1936, Fiamme Oro Bari) 11.0; terza batteria: 3. Edoardo Bellotti (1939, Fiamme Oro Padova) 11.1. Prima semifinale: 5. Gerardi 11.0; seconda semifinale: 3. Nobili 10.8. Finale: 4. Nobili 10.8

200 metriTerza batteria: 1. Gerardi 22.2; quarta batteria: 2. Pier Paolo Montanari (10.8.1940, Fiamme Oro Padova) 22.0. Prima semifinale: 5. Gerardi 22.4; seconda semifinale: 2. Montanari 21.7. Finale: 2. Montanari 21.8

400 metriTerza batteria: 3. Bruno Bianchi (8.2.1939, Fiamme Oro Padova) 59.0; quarta batteria: 1. Vittorio Barberis (6.8.1940, Aeronautica Militare) 49.4. Prima semifinale: 3. Bianchi 48.7; seconda semifinale: 3. Barberis 48.3. Finale: 5. Barberis 48.1, 6. Bianchi 48.8

800 metriPrima batteria: 6. Attila Viragh (27.12.1938, Esercito Roma) 1:57.6; terza batteria: 1. Francesco Bianchi (15.1.1940, Esercito Roma) 1:51.8. Finale: 1. Bianchi 1:50.6

1500 metriFinale: 12. Bianchi 4:16.2

5000 metriFinale: 13. Franco Castellano (24.6.1939, Fiamme Gialle Roma) 15:39.6, 15. Renato De Palmas (16.12.1939, Esercito Roma) 15:50.1

10.000 metri – Finale: 13. De Palmas senza tempo

110 metri con ostacoliPrima batteria: 3. Vinicio Bertoli (9.4.1941, Fiamme Gialle Roma) 14.7; seconda batteria: 2. Giorgio Mazza (27.9.1939, Fiamme Oro Padova) 14.5; terza batteria: Mario Cassina (1939, Esercito Roma) 15.1. Finale: 1. Mazza 14.4

400 metri con ostacoliPrima batteria: 1. Roberto Frinolli (13.11.1940, CUS Roma); terza batteria: 3. Luigi Castiglioni (1939, Fiamme Oro Padova) 54.5. Finale: 2. Frinolli 51.7

3000 metri con siepiFinale: 8. Castellano 9:24.4, 11. Vincenzo Leone (20.10.1934, Fiamme Gialle Roma) 9:37.6, 12. Italo Scardoni (1937, Fiamme Oro Bari)

Salto in altoFinale: 1. Antonio Brandoli (8.1.1939, Fiamme Oro Padova) 1.95, 8. Domenico Spinucci (16.3.1937, Fiamme Gialle Roma) 1.70

Salto con l’asta Finale: 5. Mario Gaspari (20.2.1940, Fiamme Oro Padova), 7. Umberto Guaraldi (25.10.1940, Fiamme Gialle Roma)

Salto in lungo – Finale5. Pier Luigi Gatti (29.3.1938, Esercito Roma), 6. Enzo Cavalli (11.9.1937, Fiamme Oro Padova)

Salto triplo  Finale1. Cavalli 15.41, 2. Gatti 15.00, 6. Cassina 14.36

Getto del pesoNessun partecipante italiano

Lancio del disco – Finale4. Cleante Zat (1940, Fiamme Oro Padova), Luciano Paccagnella (18.5.1939, Fiamme Oro Padova) tre lanci nulli, non classificato

Lancio del martello – Finale4. Ennio Boschini (1.7.1940, Fiamme Oro Padova) 56.39, 8. Luciano Ansaloni (8.4.1940, Esercito Roma) 49.28

Tiro del giavellotto - Nessun partecipante italiano

Staffetta 4 x 100 metri – Finale: 2. Italia (Edoardo Bellotti/1939, Giorgio Mazza/1939, Pier Paolo Montanari/1940, Accursio Gerardi/1936) 41.2

Staffetta 4 x 400 metriFinale: 3. Italia (Bruno Bianchi/1939, Pier Paolo Montanari/1940, Vittorio Barberis/1940, Roberto Frinolli/1940)

         

Last Updated on Wednesday, 21 September 2022 14:41
 
Trekkenfild numero 110, undici pagine monografiche sui Campionati d'Europa PDF Print E-mail
Monday, 05 September 2022 08:59

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Stavolta «Trekkenfild», la numerazione dice 110, offre a chi ha interesse undici pagine monografiche dedicate a dotti commenti e approfondite analisi sui Campionati d'Europa disputati a München (Baviera, Germania). A voi leggerle.

Last Updated on Monday, 05 September 2022 14:36
 
Vi ricordate quel ragazzino lungocrinito che non si smarriva in mezzo alle siepi? PDF Print E-mail
Saturday, 03 September 2022 14:03

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Questa foto è stata scattata dal nostro amico (e socio) Marco Peiano. Era un freddo pomeriggio di novembre del 2015, eravamo sul piccolo ma attraente porticciolo di Gargnano sul lago di Garda, un borgo che ha poco da invidiare a celebrate stazioni turistiche lacustri e marine. Alberto Juantorena Danger, l'atleta cubano che sarà ricordato in perpetuo per aver vinto 400 e 800 metri (Montreál 1976) nella stessa edizione dei Giochi Olimpici, era ospite di un suo amico italiano che da quelle parti osserva il tramonto della vita. Appassionati locali di podismo organizzarono una festicciola per il cubano e, come regalo, lo fecero correre! E con lui, che torreggiava su tutti, due smilzi italiani con importanti credenziali atletiche: Franco Fava - di cui parliamo più sotto - e Gianni Poli, da tutti ricordato come il vincitore della New York City Marathon. Attorno ai tre atleti olimpici (infatti tutti e tre hanno preso parte almeno a una edizione dei Giochi) poche decine di podisti orgogliosi di tanto onore. Avevano chiamato la corsa «Miglio Olimpico», in loro onore. Doveva avere un futuro, purtroppo morì ancora in fasce. Cogliamo questa occasione per inviare i nostri più affettuosi saluti ad Alberto che nelle ultime settimane ha sofferto di non lievi problemi di salute. Hasta la victoria siempre, Campeon! Per chi avesse scarsa memoria visiva, a sinistra nella foto Gianni Poli, al centro Alberto Juantorena, a destra Franco Fava

*****

Quel giorno ne mancavano due al suo ventesimo compleanno. Quel giorno era il 1° settembre 1972. Ora, anche il più somarello in aritmetica può rispondere alla domanda: quanti anni compie oggi, 3 settembre 2022, il nostro personaggio? Se lo diciamo facciamo fare bella figura a u' sceccu (asino in siciliano), allora vi snoccioliamo solamente il nome del nostro ex-giovanotto: Franco Fava. È stato uno degli atleti italiani più estroversi, ma concreti, dell'atletica italiana; ha aperto spiragli tecnici che fino ad allora erano stati ermeticamenti chiusi; ha sperimentato - e talvolta pagato - sulla sua pelle. Senza bisogno di fare sceneggiate - come capita ormai troppo di frequente - ha spaziato ovunque, capitano di ventura indomito ovunque si cimentasse. Sempre con i i più forti del mondo, non con Ciccillo Cagafusi. La corsa campestre era il suo regno, meglio uno dei suoi regni: indimenticabile il quarto posto al mondiale del 1977, che era un terzo, arrivato sui talloni di un tedescone solo per un banale inciampo. E quel diecimila in pista ai Word Games di Helsinki con tutti i più forti del mondo, con il keniano Samson Kimobwa (che poi incontrammo a Kapenguria, regione West Pokot, maestro di scuola, uomo mite, sorridente, che faceva correre i suoi bambini in quella terra a cavallo fra Kenya e Uganda dove le varie etnie si scannavano per un paio di vacche) al primato del mondo, Franco terzo in 27'42", primato italiano, era in 1977, quarantacinque anni fa...oggi sarebbe secondo nelle graduatorie nazionali...solo sei fondisti del nostro stivale han fatto meglio di lui nella epopea dei venticinque giri di pista. Studiate somarelli dell'era degli stupidi social, studiate, forse scrivereste meno minchiate.

E poi di tutto di più: Giochi Olimpici, Universiadi, Giochi del Mediterraneo, cross (una decina di volte fra i primi dieci ai mondiali), campionati italiani, maratona e maratonina, tutte le «classiche» italiane o le ha vinte o è stato protagonista, dalla Stramilano al Giro di Castelbuono, da Alà dei Sardi alla Cinque Mulini, dal Campaccio alla San Silvestre in Brasile. Elenco largamente incompleto, ma non è nostro obbiettivo fare l'elenco dei suoi successi e dei suoi piazzamenti. E sempre divertendosi, e studiando il mondo.

Ma di una gara ci pizzica interesse ricordare qualcosa di più: quella del 1° settembre 1972, cinquant'anni fa ai sanguinosi Giochi Olimpici di München. Non aveva ancora compiuto venti anni. Oggi sarebbe inquadrato in quella inutile categoria che chiamano U23, avrebbe vinto un po' di titoli nazionali in più. Primo turno dei 3000 metri siepi, quattro serie, 49 atleti iscritti di 29 Nazioni; i primi tre di ciascuna serie ammessi direttamente alla finale, nessun ripescaggio. Oggi sicuramente si correrebbero anche due semifinali, come sarebbe stato più equilibrato anche allora. Quindi le quattro serie diventarono uno scannatoio. L'autraliano Kerry O'Brien che deteneva il primato del mondo si fermò nella seconda serie. Fava corse nella quarta, vinta dal keniano Amos Biwott, il superlativo Kip Keino se l'era presa comoda nella prima. Biwott con 8'23"8 riscrisse il primato olimpico; dietro di lui la grande taglia del polacco Bronislaw Malinowski (morto nel 1981 in un incidente d'auto), terzo il cecolovacco Moravcic, rispettivamente quarto e quinto in finale, vinta dall'uomo delle Nandi Hills su Ben Jipko, terzo una renna finnica, Tapio Kantanen . Il ceco, nella serie, fu cronometrato in 8'33"4, con un ritardo di un secondo e sei decimi, quindi erano lì quasi appiccicati, il britannico Steve Hollings e il Franco Fava, da Roccasecca. Quasi un bambino...Il resto della sua vita è un bel romanzo, con altri capitoli da scrivere.

Da parte nostra, i migliori auguri. Dovuti, anche perchè Franco è socio dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana da molti anni.

Last Updated on Sunday, 04 September 2022 19:58
 
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