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Non è per caso che Spagna e Italia sono la culla dei migliori marciatori del mondo PDF Print E-mail
Friday, 29 May 2020 13:33

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Riproduzione della pagina de «Lo Sport illustrato» del 12 novembre 1922. Cliccandoci sopra di apre e si ingrandisce, rendendo possibile la lettura del testo

Primo scenario - Immaginate: un nostro socio sta sfogliando la collezione de «Lo Sport illustrato» del 1922. Arrivato al numero del 12 novembre, la sua attenzione viene richiamata da una pagina dedicata ad un marciatore spagnolo, tale Luis Meléndez. "Questa - pensa - sicuramente interessa il mio amico iberofilo Sancho Panza", E gli gira la pagina via posta elettronica. Il destinatario, incuriosito, si mette a leggere e, dalla lettura delle righe di Antonio Brusotti, trae piccolo supporto per approfondire il tema. Si immerge nei due capienti scaffali che custodiscono, oltre alla polvere, anche le pubblicazioni del Regno di Castilla y Leon e ne riemerge con utile strumento didattico. Trattasi di un volume, copertina cartonata, peso sui tre chilogrammi utile per il potenziamento delle braccia, edito dalla Real Federación Española de Atletismo e dalla Asociación Española de Estadísticos de Atletismo (AEEA). Titolo:«Cronologia de los records y mejores marcas españolas de atletismo». Se ricordiamo bene, apparve nel 2015. Gran libro, no solamente para el tamaño pero para el contenido. Da lì abbiamo estratto materia per scarabocchiare le prossime righe.

Atto 1 - Dalla lettura dell'articolo di Brusotti, udite udite, apprendiamo che l'ispirazione a darsi alla marcia venne al bravo catalano Luis dopo aver visto da vicino sapete chi? Ma il nostro Ugo Frigerio! Erasi ai Giochi Olimpici dell'Era Moderna, i settimi, ad Anversa, e celebravasi la prima apparizione olimpica degli spagnoli. Brusotti dipinge Meléndez come uno sportivone, tennis, polo, perfino pugilato, aveva fatto un pensierino alla squadra spagnola di boxe per i Giochi. Ma non solo: a leggere quanto scrive el sciur Antonio il giovanotto ci sa fare anche con la penna ed è considerato, a casa sua, «il giornalista più competente in tema di atletismo. E noi ci rallegriamo di averlo nelle nostre file sportive e professionali». Non abbiamo elementi per confermare o per smentire. Anche la storia del colpo di fulmine per la marcia avendo visto il Frigerio nostro ci lascia una tanticchia perplessi. Ed ecco perchè.

Atto 2 - Non ci pare, documenti atletici alla mano, che Luis fosse un debuttante del tacco-punta mandato ad Anversa in gita premio. Seguiteci. Primo settembre 1918 (dunque il giovanotto ha una diciottina d'anni, avendo visto il cielo sopra la infinita fabbrica della erigenda Sagrada Familla il 28 maggio 1900; nome completo Luis Meléndez (padre) Gardeñas (madre). Quel primo giorno di settembre, durante il Festival de la Real Federación Atlética Catalana, Luis, con la maglia del Club Atlético Catalano, firma il primo record spagnolo dei 3.000 metri en pista: 15:12. Attenzione: non è il primo record assoluto della marcia spagnola; dieci mesi prima Alberto Charlot aveva scritto quello dei 5.000 metri. Dunque, quel che ci racconta il nostro Brusotti ci sembra un po' romanzato. Il suo articolo è datato 1922 e, a quel tempo, Ughetto Frigerio era l'idolo delle italiche folle sportive guidate dal Duce, quindi gli si poteva ascrivere anche di aver fatto il miracolo di propagandare la marcia nella Penisola Iberica attraverso le sue gesta. 

Atto 3 - Si dà però il caso che Meléndez aveva già fatto cose prima di Anversa. Nel '18 aveva coperto un 10.000 sulla pista del campo di Sans (un quartiere della Ciudad Condal) in 53:02, niente male, ma il cronometraggio in quella occasione fu friendly, direbbero i cittadini dell'isola di Albione, insomma non ufficiale e pertanto non riconoscibile come primato. Sempre a Barcellona, ma nel '19, fece altri tre primati: migliorò il suo sui 3.000 metri e quello di Badía sui 5.000, prendendosi in maniera regolare anche quello dei 10.000 in 53:56. Tempo che massacra nel 1920, siamo in maggio, nella prova di qualificazione olimpica: 51:35, non male, avrebbe un certo valore perfino oggi. E poi, con queste premesse, si avvia verso l'avvenura olimpica che fu inferiore alle sue legittime aspettative. Marciò bene nella seconda batteria, agevole quinto in 53:53.6 (altra fonte 53:56.6) , qualificato per la finale, durante la quale si ritirò.

Continuò a marciare ancora per tre anni, collezionando nuovi primati: un paio sui 5.000, e quello sui 10.000, primo spagnolo sotto i 50 minuti: 49:52.4.

Trovassimo altro ve lo faremo sapere. Ricordate sempre l'insegnamento di Marco Martini «Pala, piccone, microscopio», scavare, confrontare, analizzare fonti, senza copiare.

Ultimo atto - Da quanto ci risulta Meléndez è morto il 3 marzo 1971.

Last Updated on Friday, 29 May 2020 14:55
 
Trekkendfild numero 82: quando tutto è virtuale, meglio inesistente, che fatica! PDF Print E-mail
Monday, 25 May 2020 18:27

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Come è difficile arrampicarsi sugli specchi. Vale per tutti coloro che si devono, o dovrebbero, occuparsi di attualità, ma l'attualità non c'è. E secondo noi non ci sarà ancora per parecchio tempo. A meno che non si prendano sul serio le cazzate di quelli, anche famosi, che vogliono fare i meeting senza pubblico. Forse l'esperienza dei Mondiali di Doha 2019 ha ispirato questa genialata. Infatti, a che serve il pubblico? In Qatar ne hanno fatto a meno... Infatti leggete cosa ci scrisse un amico che dovette lavorare, suo malgrado, a quei mondiali, amico al quale avevamo chiesto - sarcasticamente - di inviarci qualche foto dello stadio di Doha con un po' di pubblico:"Desolé de ne pouvoir te fournir des photos du stade plein de monde. IL N' EST REMPLI QU 70 POUR CENT SELON LE L.O.C. !!!!! Le ZERO apres le SEPT n' est qu' une erreur de dactylographie. Pas bien grave !!! Personne ne l' aura remarqué.Tout va tres bien madame la marquise, tout va tres bien, tout va tres bien (chanson de Ray Ventura dans les annees 50/60)". Negli ultimi tempi ne abbiamo lette di ogni, forse colpa degli effetti del virus che affetta non solo le vie respiratorie ma anche i percorsi intellettivi. Ma c'è ancora qualche lupo solitario che ulula alla luna, ostinatamente.

Last Updated on Tuesday, 26 May 2020 14:25
 
La saga dei Legat: dal ginnasiarca Remigio al «resuscitato» Manlio (2) PDF Print E-mail
Saturday, 23 May 2020 06:30

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Concludiamo, pubblicando la seconda parte, la ricerca di Alberto Zanetti Lorenzetti sulla famiglia Legat, che ebbe una parte importante nello sviluppo della ginnastica e dell'associazionismo sportivo a Bologna. L' attenzione è rivolta ai figli di Remigio Legat, Italo e Manlio. Il secondo, in particolare, ha scritto il suo nome nella disciplina del salto con l'asta, agli inizi del Novecento, arrivando a sfiorare i 3 metri e mezzo. Atleta completo, fu inserito nella squadra italiana per i Giochi Olimpici di Stoccolma, dove però non si distinse molto, pur partecipando a tre prove, asta, lungo e decathlon. Poi la Grande Guerra, il fronte, e la vicenda di una morte che era, fortunatamente per lui, solo un ferimento. Visse abbastanza a lungo: morì poche settimane dopo il compimento dei settanta anni, il 17 dicembre 1955, a Bologna. 

Manlio Legat in vari documenti fotografici degli anni 1912-1913, e, nel piccolo ritaglio, la notizia del suo ferimento, che fu scambiata come morte.

*****

Italo Legat nacque a Bologna il 28 settembre 1885. Oltre ad essere stato atleta, fu anche segretario e direttore tecnico della società. Insegnò alla Scuola Tecnica di Comacchio, entrò a far parte del Comitato regionale emiliano della Federazione calcio e fu membro dell’Unione Repubblicana di Bologna. Cercò di combattere accanto ai francesi all’inizio della Grande guerra. E qui le notizie divergono: secondo il «Giornale del mattino» non gli fu consentito l’espatrio, in altre fonti si riporta che gli fu concessa la Croce guerra francese; infine per Baratti e Lemmi Gigli (autori del libro «Il mito della V nera») fu combattente con i garibaldini nelle Argonne. All’entrata dell’Italia nel conflitto venne inviato al 17° Reggimento Artiglieria. Morì per la recidiva di una malattia intestinale all’ospedale militare di Novara il 27 luglio 1916.

Il fratello minore Manlio, nato a Pianoro il 30 agosto 1889, è principalmente ricordato come atleta. Fu un polivalente portacolori della «Sempre Avanti!», specialista nei salti e con qualche buon risultato anche nei lanci e nei 110 ostacoli. Nel 1912 entrò a far parte della rappresentativa italiana inviata alle Olimpiadi di Stoccolma, gareggiando nel salto in lungo, nel decathlon e nel salto con l'asta senza conseguire risultati soddisfacenti. Riuscì ad essere fra i migliori specialisti nelle prove multiple, nel salto in alto con e senza rincorsa e nel lungo, ma risultati migliori li ottenne nel salto con l’asta, disciplina che lo ebbe capofila delle liste stagionali dal 1911 al 1914, stabilendo il primato italiano nel 1912 con la misura di 3,47 metri, vincendo i principali Concorsi della Federazione Ginnastica d’anteguerra e nel 1913 la gara che si svolse nel Campionato nazionale della FGNI. Era l’anno in cui l’atletica aveva “scippato” i concorsi alla ginnastica. Pur essendo il favorito per la vittoria del titolo nazionale nei Campionati della Federazione atletica, non si presentò in pedana sia nel 1913 che nel 1914.

All’entrata in guerra dell’Italia si era arruolato nel 3° Reggimento Bersaglieri ed aveva il grado di tenente aiutante maggiore in seconda. Alcune pubblicazioni indicano che il suo decesso avvenne il 18 settembre 1915. In realtà la data della sua presunta morte corrisponde al giorno in cui venne ferito a una gamba in azione di guerra a Plezzo, come riporta la motivazione della concessione della Medaglia d’Argento al V.M. Lo «Sport Illustrato e la guerra», nel numero 17 del 1 settembre 1916, scrisse a proposito di Manlio: “Il Legat è un valentissimo atleta bolognese, campione e recordman italiano del salto con l’asta”. Si noti il verbo «essere» al presente e non al passato. Anche la «Gazzetta dello Sport» diede notizia del suo ferimento, non parlando di decesso. D’altronde il suo nome non figura nell’elenco dei caduti bolognesi della Grande Guerra e nella notizia che annunciò la morte del fratello Italo, pubblicata su «L’Avvenire d’Italia» del 2 agosto 1916, veniva auspicata la sua completa guarigione. Il Bollettino ufficiale del Ministero della Guerra del 10 dicembre 1936 lo cita come “richiamato a temporaneo servizio militare” con il grado di maggiore in data 25 marzo 1936, epoca in cui l’Italia era impegnata nella guerra d’Etiopia che, fortunatamente per lui, ebbe termine il successivo 5 maggio.

Last Updated on Sunday, 28 June 2020 06:50
 
Virus? Attacco informatico? Oppure il nostro sito improvvisamente non piace più? PDF Print E-mail
Friday, 22 May 2020 15:03

Qualcosa non va nel nostro sito. Forse i più attenti si saranno accorti, negli ultimi sette - otto giorni, di una repentina, brusca, troppo brusca caduta, dei nostri contatti quotidiani, passati da una media di circa tremila a poche centinaia, quattro - cinquecento. Negli ultimi due anni la curva era stata in costante ascesa, quindi tutto faceva pensare che non era un fuoco di paglia. Adesso il crollo. Riteniamo nostro dovere segnarlo ai soci e agli utenti. Abbiamo chiesto all'amico - socio che ci assiste in materia informatica di compiere una indagine per capire di cosa si tratta. Appena possibile vi faremo sapere. Nel frattempo, rallentiamo un po' la pubblicazione di lavori storici e statistici, ne abbiamo parecchi in lista d'attesa. Speriamo di avere quanto prima una risposta.

Last Updated on Friday, 22 May 2020 15:14
 
La saga dei Legat: dal ginnasiarca Remigio al «resuscitato» Manlio (1) PDF Print E-mail
Saturday, 16 May 2020 15:24

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Quando abbiamo guardato la foto di Remigio Legat (è l'elegante signore al centro) abbiamo subito pensato: il nostro amico Alberto si è confuso, questo non è il signor Remigio ma David Suchet, l'attore inglese che ha interpretato per la BBC inglese la lunghissima serie (1989 -2013) dell'investigatore belga Hercule Poirot, uno dei mitici personaggi partoriti dalla fervida fantasia di Miss Agatha Christie, regina indiscussa del giallo (dopo Shakespeare pare sia la scrittrice inglese più tradotta nel mondo). Fu proprio Monsieur Hercule il protagonista del primo romanzo della dama, era il 1920. È impressionante la mole del lavoro televisivo, cinematografico e teatrale di Suchet. Crediamo che moltissimi abbiano visto la serie «Poirot» anche sui canali italiani. Decennio più decennio meno, Legat e Poirot sono figli, uno biologico l'altro...cerebrale, della fine del Diciannovesimo Secolo e dei primi decenni del Ventesimo. Guardate la straordinaria somiglianza fra i due (grazie alla foto di cui siamo grati a favpng.com). Comunque Remigio rimane Remigio. Il giovanotto, pure sottilmente baffuto, nella prima foto a sinistra è suo figlio, Italo, che ebbe parte rilevante nello sport bolognese, come leggeremo negli articoli del nostro autore.

Lasciamo da parte l'accostamento alla cinematografia, torniamo alle nostre storie atletiche raccontate, sempre con garbo e rigore documentale, da Alberto Zanetti Lorenzetti, che all'arte di Ippocrate ha associato da tempo la passione per la storiografia sportiva, ancora di più adesso che ha dato il benservito al discendente di Aschlepio, che noi conosciamo come Esculapio. Aiutato dalla ricca biblioteca di cui dispone, Alberto sta arricchendo il nostro sito con interessanti rivisitazioni di atleti italiani del passato, storie nuove, meno conosciute che aiutano la conoscenza del nostro sport. Dopo averci raccontato, qualche settimana fa, la vita dei fratelli Danilo e Oscar Cereali, Alberto si è cimentato con la famiglia Legat, che annoverò fra i suoi componenti un grande ginnasta, Remigio, e un ottimo saltatore con l'asta e decatleta. Vi presentiamo la prima parte del lavoro di Alberto, ringraziando lui e augurando buona lettura a voi. Nei prossimi giorni la seconda parte.

Da Trieste a Bologna, all'insegna di quella mitica V nera

di Alberto Zanetti Lorenzetti

Un ricordo di qualche anno fa. O meglio, un ricordo di troppi anni fa. Ero andato a trovare ad Agazzano il maestro dello sport e compagno di avventura nella nascita dell’A.S.A.I. Claudio Enrico Baldini. Come al solito gli argomenti delle piacevoli ore trascorse assieme, in compagnia di una bottiglia di Gutturnio (la maiuscola è giustificata dalla qualità del vino) e di qualche fetta di Coppa piacentina (ibidem), non potevano che riguardare l’atletica e la storia dello sport. Al momento del commiato, Claudio mi allungò un “regalo di lusso”, un libro dalla copertina scura pressoché introvabile dal titolo “Il mito della V nera” di Achille Baratti e Renato Lemmi Gigli, dato alle stampe nel 1972 e fortunatamente oggi scaricabile in formato digitale. Quest’opera vinse la sezione tecnica del decimo Concorso letterario del C.O.N.I. ed è una miniera di informazioni sulla storia dello sport bolognese.

Dalla scorsa delle prime pagine emerge un personaggio dell’epoca pionieristica delle società di ginnastica. E’ il prof. Remigio Legat, di origini triestine, insegnante di educazione fisica nelle scuole del Comune di Bologna. Dapprima atleta, poi direttore tecnico (prendendo in mano la gestione dei ginnasti dapprima in collaborazione e poi, progressivamente, in prima persona fra il 1878 e il 1881, quale erede designato di Emilio Baumann) e infine consigliere della Virtus Bologna. Quanto la sua opera abbia lasciato il segno alla Virtus è riportato nel libro celebrativo del centenario del sodalizio: “La VIRTVS ha creato alcuni uomini sportivi d'altissimo valore e questi uomini hanno fatto sì che la VIRTVS continuasse la sua lunga marcia, ad un livello sempre elevatissimo. Ognuno di questi «Caposcuola» ha dato vita ad un proprio periodo. Si è quindi avuto il periodo «Baumann», il «Legat», il «Monti», il «Brunetti». E si è avuto il brillante periodo «Cotti»”.

Il 6 aprile 1901 e con la successiva festa d’inaugurazione organizzata il 12 maggio venne fondata la Società Ginnastica Educativa Sempre Avanti!, emanazione del Comitato d’Istruzione della Società Operaia di Bologna che ebbe il prof. Remigio, trasferitosi nel nuovo sodalizio, fin da subito direttore tecnico. Nello sviluppo della società ebbero un ruolo importante anche i figli: Italo e Anna nel 1906 furono promotori della nascita della sezione femminile.

Fra i più importanti atleti che vestirono la maglia bianco-rossa troviamo Manlio Legat, figura che approfondiremo più avanti, il lanciatore Giuseppe Tugnoli nella prima parte della carriera, Oreste Passuti, campione italiano nel lancio del giavellotto nel 1913, la mezzofondista Giovanna Marchini, il ginnasta Adolfo Tunesi, presente alle Olimpiadi di Stoccolma, un significativo gruppo di campioni di pugilato e lotta greco-romana quali Aleardo Donati, Federico Malossi, Giuseppe Battistoni e Francesco Cavicchi, il peso massimo conquistatore del titolo europeo di boxe nel 1955. Avendo una vocazione politica antifascista, nel marzo 1922, al termine dei Campionati emiliani di boxe, la Sempre Avanti! subì un’incursione squadristica che incendiò e distrusse le attrezzature sportive e l’archivio di via Maggia. Il malcapitato pugile Testoni, pestato a sangue, finì in ospedale. Il sodalizio proseguì comunque l’attività, ma il progetto voluto da Leandro Arpinati, che prevedeva la confluenza delle società felsinee in un unico organismo, portò alla confluenza nella Bologna Sportiva alla fine degli anni Venti.

(segue)

Last Updated on Wednesday, 20 May 2020 16:48
 
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