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Aldo e Richi, era un giorno d'aprile del 1985 correndo sulle strade di Hiroshima PDF Print E-mail
Thursday, 14 May 2020 07:51

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Vi ricordate? Le coincidenze. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa, ed eccoci di ritorno, dopo aver effettuato qualche ricerca. Una data: 10 maggio. I nomi di due atleti che in quella data festeggiavano il loro genetlìaco: Aldo Fantoni, bergamasco di Ponteranica, Richard «Richi» Umberg, svizzero di Glarona, Glarus, Glarius, Glaruna, a seconda dei diversi idiomi, cittadina nella regione centro-orientale, che ha una singolarità: secondo il censimento dell'anno 2000 aveva più o meno gli stessi abitanti che aveva nel 1870, chissà oggi. Non coincidono le età: il ragazzo de Bèrghem ne ha fatti 60, Richi ce ne ha dovuti mettere sopra dieci di più. Ma sono affratellati dalla corsa, quella lunga, quella che una volta - quando l'atletica era una cosa seria - fissava il suo vero traguardo alla maratona. Oggi c'è di tutto, di più, purchè però sia «estremo», ai limiti della natura umana. Aldo e Richi furono corridori di maratona, nei loro giorni migliori. Un'altra data: 14 aprile 1985, in una lontana città del Sol Levante che evoca funeste, disumane immagini, Hiroshima. Alla città giapponese fu affidato l'incarico di organizzare la prima edizione di un nuovo evento mondiale di atletica leggera: la Coppa del mondo di maratona, di cui si era parlato già nel 1982. Allora la fantasia creativa galoppava, forse fin troppo, adesso sembra un cavallo bolso. La Coppa fu definitivamente assegnata ad Hiroshima il 16 dicembre 1983 durante la seduta dello I.A.A.F. Council a Manila. Il 1° agosto 1984, in occasione dei Giochi Olimpici di Los Angeles, si ebbe la prima presentazione ufficiale.

La creazione di questa Coppa del mondo era anche un palese tentativo di far rientrare la maratona sotto il controllo della Federazione mondiale, troppo potere avevano assunto, e andavano sempre più assumendo, le organizzazioni private delle grandi città. E quella prima edizione fu un grande successo, indubitabilmente. I giapponesi fecero le cose in grande. Tanto per dirne una: invitarono moltissimi medagliati dei Giochi Olimpici, sette parteciparono alla staffetta della torcia: Kitei Sohn oro a Berlino '36 (con il Giappone allora invasore, ma coreano); Emil Zatopek, oro a Helsinki '52; Alain Mimoun, oro a Melbourne '56; Waldemar Cierpinski, oro a Montrèal '76 e Mosca '80; Frank Shorter, oro a München '72; Kenji Kimihara, argento a Ciudad de México '68; Basil Heatley, argento a Tokyo '64. In tutto e per tutto, una edizione emozionante, su cui posarono la ciliegina le maratonete italiane che vinsero la Coppa. Erano: Maria Curatolo (dodicesima), Laura Fogli (quarta), Rita Marchisio (sesta), Alba Milana (32esima), Emma Scaunich (undicesima). Per la gioia del colonnello (a quei tempi, poi generale) Giampiero Casciotti, capo delegazione della squadra italiana, e di Oscar Barletta, due persone sempre allegre, gioviali, oltre che appassionate.

Torniamo ai nostri due «giovanotti», quasi conterranei, uno ai piedi delle Alpi di qua, l'altro ai piedi delle Alpi di là: insomma razza alpina, resistente. A Hiroshima c'erano tutti e due. Utilizzando la meticolosa precisione del nostro socio Paolo Marabini (de Bèrghem) siamo in grado di buttar lì con indifferenza un «Aldo era alla sesta maratona della sua carriera». Ed è quella che è rimasta segnata nel suo albo d'oro personale: 2 ore 12 minuti 9 secondi, non farà meglio. Fu quindicesimo quel giorno, quarto degli italiani, che erano Orlando Pizzolato (sesto), Massimo Magnani (nono), Gelindo Bordin (dodicesimo), Alessio Faustini (23esimo). Capito l'antifona? Pur correndo da 2:12:0, Aldo aveva davanti tre connazionali. E guardate il resto della compagnia vicino attorno a lui: l'etiope Kebede Balcha, fu secondo ai Mondiali '83 dietro a Robert De Castella (anni dopo chiese asilo politico in Canada dove è morto nel 2018); dietro un altro etiope, Dereje Nedi, settimo ai Giochi Olimpici Mosca '80; Herbert Steffny, tedesco ovest all'epoca, terzo a New York nell'83, terzo agli Europei '86, tre successi alla maratona di Frankfurt, laureato in biologia, autore di parecchi libri di successo sulla corsa, fratello di Manfred, maratoneta pure, due Olimpiadi a México e a München '72, fondatore della versione tedesca della rivista «Spiridon» (ancora attiva).

A Glarona non abbiano un Marabini locale, quindi non sappiamo dire quante maratone avesse fatto prima Richi, sappiamo però che arrivò in Giappone con un best di 2:13:37. Chiuse al 75esimo posto, poco davanti al piccolo giapponese Kunimitsu Ito, secondo dietro a De Castella alla Maratona di Fukuoka del 1981, dove Gianni Poli fu quarto con la nuova miglior prestazione italiana. Un sito web afferma che in carriera Richi ha corso 31 maratone sotto le 2 ore e 20, lo prendiamo per buono perchè non abbiamo elementi diversi. Come atleta sicuramente ha avuto una carriera lunghissima (cinque titoli nazionali sulla distanza), ma forse si è ricavato le più belle soddisfazioni da allenatore e da trainer fisico di alcune grandi campionesse. Franziska Rochat-Moser, vincitrice di una New York City Marathon (1997), morta in un tragico incidente sulle Alpi svizzere. Franziska era sposata a Philippe Rochat, uno dei migliori cuochi del mondo per molti anni con il suo famoso ristorante a Crissier, deceduto nel 2015 mentre andava in bicicletta. Umberg ha allenato la sua propria figlia, Vera, nove volte campionessa svizzera su varie distanze del mezzofondo. Fra le «stelle» dello sport che ha seguito come preparatore atletico anche la tennista Martina Hingis, slovacca naturalizzata svizzera, vincitrice di cinque tornei del Grande Slam (tre Australian Open, Wimbledon, US Open) e in altri sette sconfitta in finale; questo contando solo il singolare, la lista si allunga con successi in doppio (13) e in doppio misto (7).

La foto a colori, ripresa dal libro celebrativo della Coppa a Hiroshima, ci permette di identificare Richard Umberg con il numero 248. Nelle altre due immagini la riproduzione dei risultati ufficiali della gara : evidenziati, 15esimo Aldo Fantoni, 75esimo Richard Umberg (i documenti originali appartengono alla Collezione Ottavio Castellini).

Last Updated on Thursday, 14 May 2020 18:51
 
Persone, atleti, le loro date di nascita, un evento sportivo: il tutto fa una storia PDF Print E-mail
Sunday, 10 May 2020 21:33

Le coincidenze. Era l'arma intellettuale di Sherlock Holmes, il personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle. Mettendo insieme le coincidenze, e molto altro in verità, riusciva a risolvere intricatissimi casi polizieschi. A noi non si chiede di risolvere delitti, per fortuna. Ma siamo stati coinvolti in coincidenze che ci permetteranno, con calma, domani, di parlare di un grande evento del passato, di un bravo atleta italiano e di uno svizzero. Se domani avrete tempo e voglia, verso sera tornate su questo spazio, ci serve un po' di tempo per fare delle ricerche, che supportino la nostra memoria, che può anche essere fallace. La base di partenza delle coincidenze in questo caso è la data: 10 maggio. Poi la segnalazione di un amico e nostro socio, cui si aggiunge, ebbene sì, l'abitudine di Facebook di segnalare i compleanni delle persone. Come dicevamo, le coincidenze. A domani.

Last Updated on Sunday, 10 May 2020 21:36
 
Cronaca di una Assemblea mai nata, che aspettavamo con un vestitino di carta PDF Print E-mail
Sunday, 10 May 2020 10:53

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"Considerato il numero dei presenti, dopo l'appello, l'Assemblea è valida in seconda convocazione...". Sembra quasi di sentire l'inflessione fiorentina del nostro Sindaco Revisore, Tiziano, commercialista in Firenze, nume tutelare del nostro bilancio e della regolarità delle nostre assemblee annuali. Tiziano non manca quasi mai, da 26 anni, in nome di una amicizia fraterna e cementata con quello straordinario uomo che era Aldo Capanni. E nel suo ricordo, Tiziano ha sempre aiutato, a fronte di una ricca parcella come potete immaginare, noi che abbiamo indegnamente raccolto l'eredità di Aldo.

Sono circa le 10.30 di domenica 10 maggio 2020, siamo nella sala conferenze del Museo della carta, nella Valle delle Cartiere, località Maína Inferiore, Comune di Toscolano Maderno. Si apre così la XXVI (più quella fondativa il 1° Maggio 1994) Assemblea annuale ordinaria dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli».

"Fermo, fermo, ma che diavolo fai addetto stampa, questo era l'altro comunicato che avevamo preparato...". Dobbiamo usare quello con i verbi al condizionale passato: non siamo, ma saremmo dovuti essere, non è valida, ma sarebbe stata valida se. Ce l'eravamo immaginata diversa questa giornata, ospiti del bel Museo della Carta di Toscolano Maderno, una idea geniale di chi l'ha immaginato, voluto e realizzato. Nata da una sollecitazione di un socio durante l'Assemblea a Firenze l'anno scorso, questa idea prese forma con l'impegno di nostri soci che vivono in quell'area gardesana. L'idea anzi si ampliò: non solo la consueta riunione dei soci, ma pure un convegno storico sulle attività sportive gardesane, con coinvolgimenteo delle tre provincie che sul grande specchio d'acqua si affacciano, Lombardia, Veneto e Trentino. Ci fu la completa e convinta adesione dell'Amministrazione comunale di Toscolano Maderno, nelle persone della signora Delia Castellini, sindaco (secondo mandato) dei pochi che non la tirano per le lunghe, e l'assessore Alessandro Comincioli, cui non difetta l'entusiasmo. Avevamo anche avuto la piena adesione della direttrice del Museo, Silvia Merigo. Compilammo e diffondemmo perfino la regolare convocazione come previsto dal nostro Statuto. Alcuni stavano lavorando sodo per preparare il comvegno storico.

Non è andata così, sapete tutti perchè, e sarebbe stonato accentuare una situazione che già ci procura tante preoccupazioni. Solo una dichiarazione d'intenti: sarà quando sarà, ma riprenderemo i nostri progetti (convegno) e i nostri adempimenti statutari (assemblea). E torneremo al Museo della Carta, con lo stesso impegno. Sappiate che chi aveva cominciato le ricerche storiche, continua a lavorare come se...Intanto la vita dell'A.S.A.I continua attraverso i normali contatti con i soci, almeno di quelli che sentono il bisogno di comunicare tra di noi, ma soprattutto con l'impegno di questo sito che si arricchisce di ricerche originali e inedite, si direbbe con successo, visto il numero dei contatti.

E infine una buona notizia. Ce l'hanno comunicata personalmente il presidente del Consiglio, Giuseppì Conte (copyright di un erede della sana tradizione dei saloon di Tombstone), ma soprattutto il governatore delle Regione Lombardia Attilio Fontana, uno con le idee chiare e immutabili: il nostro conto corrente presso la Cassa Padana BCC, filiale di Gambara, e il codice IBAN, dopo tamponi e tamponamenti, sono risultati immuni al virus. E quindi possono ricevere, senza paura di strani contagi, bonifici bancari. Sicuramente i soci tireranno un respiro di sollievo, dietro la mascherina.

Last Updated on Monday, 11 May 2020 08:45
 
Quando i marciatori francesi andavano ciascuno per la propria strada PDF Print E-mail
Thursday, 07 May 2020 08:33

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Dalla lingua di Miguel de Cervantes Saavedra, di cui abbiamo parlato ieri a proposito di un interessante lavoro storico di un amico spagnolo, a quella di Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, per proporre lo scritto di Luc Vollard, autore dei "tasselli" storici mensili che aprono la pubblicazione della lettera informativa della Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese. Sono delle brevi rimembranze di atleti, di campioni, di figure dimenticate, di grandi competizioni transalpine,  tutto sempre documentatissime grazie alla vasta cultura di Luc. Stavolta (parliamo della Lettera informativa n.103) si parla di marcia dei primi anni '30, e c'è spazio anche per una mitica figura italiana di quella disciplina e di quei tempi, quella del genovese Armando Valente, primatista mondiale su distanze diverse. Quando si parla di marcia, noi ci siamo sempre, noblesse oblige...Il francese Courtois, di cui ci narra Vollard, ai Giochi Olimpici di Berlino '36, finì tredicesimo, in mezzo a due italiani: Ettore Rivolta (12esimo) e Giuseppe Gobbato (14esimo). Courtois era il secondo dei francesi, l'altro, Etienne Laisné, chiuse all'ottavo posto. Luc ci ricorda anche, seppur brevemente, della separazione dei marciatori francesi in due Federazioni contrapposte, per beghe fra dirigenti, guarda caso...

Il resto dei lavori di aggiornamento sistematico compiuti dai componenti della Commissione sono disponibili su loro sito a questo indirizzo https://cdm.athle.com/. Intanto qui di segito il testo di Luc Vollard:

La marche est unifiée en France depuis plus de cinquante ans et a donné à la FFA plusieurs recordmen du monde et un champion d’exception en la personne de Yohann Diniz. Mais elle fut longtemps le cadre d’une lutte de dirigeants tout en ayant produit déjà de grands athlètes. Ainsi de 1925 à 1965, Emile Anthoine dirigea à la fois fédération nationale, la FFM devenue UFM en 1929, et en parallèle, instance internationale, la FIM. Ceci ira jusqu’à interdire l’accès aux compétitions internationales gérées par l’IAAF et le CIO aux membres de la FIM.

Le cas d’Adrien Courtois se situe dans cette période mais il connaitra tout de même une sélection avec les Jeux Olympiques de 1936 où il prendra la 13ème place du 50 km. Il était d’ailleurs l’un des meilleurs spécialistes mondiaux et on retrouve son nom, à titre officieux dans la chronologie de records du monde de l’IAAF.
Né le 28 novembre 1905 à Nancy, c’est au Cercle des Marcheurs Nancéens qu’il va justement pratiquer la marche athlétique, sous l’égide de l’UFM. A domicile, le 22 avril 1933, il bat une première fois le record de France du 20 000 m en 1 h 37’40’’. Il se remet en piste le 7 mai et l’allure est encore plus rapide avec un groupe emmené par à autre Nancéen, André Jobert qui parcourt 6 km 525 durant la première demi-heure. Après une heure, c’est Courtois qui est dorénavant en tête avec 12 km 681, record de France également et il va poursuivre jusqu’au 20 000 mètres pour s’imposer en 1 h 36’32’’1/5 dans ce championnat national, comme il l’avait fait en 1932 sur 50 km. Et il ira même jusqu’aux deux heures pour couvrir 24 km 330.
Les records du monde sont alors la propriété de l’Italien Armando Valente depuis 1930 en 1 h 36’34’’4 et 24 km 275, mais les performances de Courtois ne sont pas retenues. Trois semaines plus tard le Letton Janis Dalins fera mieux en 1 h 34’26’’0 et 24 km 843. Mais le 6 mai 1934, au stade Pershing pour l’édition suivante du championnat de France UFM, Courtois va abaisser sa performance du 20 000 m à 1 h 33’49’’6. A nouveau, elle ne recevra pas l’homologation de l’IAAF, semble t’il faute de dossier transmis. 

Crédit photo : Miroir des Sports. Arrivée des championnats de France UFM en 1934

Last Updated on Thursday, 07 May 2020 16:41
 
Storia dell'atletica nella città di Madrid: anno 1927, le competizioni e le immagini PDF Print E-mail
Wednesday, 06 May 2020 20:39

Agustín Pérez Barroso è un aderente alla A.E.E.A., l'associazione che aggrega storici e statistici spagnoli. Agustin riunisce i due aspetti: al racconto dei tempi che furono unisce precisione di compilazione numerica. Il suo campo di ricerca è l'atletica nella capitale, Madrid, e da quello che vediamo ce ne fu tanta nei primi decenni del secolo scorso. Ci ha mandato l'ultimo aggiornamento del suo blog (gli esperti di diavolerie informatiche sanno che non è una parolaccia): una rivisitazione dell'anno 1927. Un anno vivace anche da noi: tre incontri internazionali, con la Polonia a Roma, con la Cecoslovacchia a Brno e con l'Ungheria a Bologna. Da registrare anche il primo incontro della nostra Nazionale femminile con la Francia a Milano. Digressione: questo bel lavoro dell'amico spagnolo ci ricorda i pregevolissimi tre volumi firmati da Marco Martini sull'atletica a Roma e nel Lazio, che il nostro indimenticabile (e unico) Marco diede alle stampe - con l'aiuto del Comitato organizzatore della Maratona di Roma - alcuni anni fa.

Abbiamo scorso tutto il materia propostoci da Agustín in questo suo aggiornamento. Abbiamo dimenticato il tempo solamente a guardare il materiale fotografico: un tesoretto. Per chi ha gusto per queste cose da antiquari, ecco servito l'indirizzo https://historia.atletismo.madrid.over-blog.com/. Per chi invece ci considera solo dei poveri robivecchi, beh, lasciate perdere e passate oltre. Da parte nostra un «gracias» a Agustín.

Last Updated on Wednesday, 06 May 2020 20:44
 
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