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Los Angeles '84: Mahmoud nella morsa della coalizione keniano-statunitense PDF Print E-mail
Monday, 03 August 2020 17:25
Intersezioni agonistiche. Quando riceviamo dal nostro amico Gilbert Rossillo, che si incarica di essere le postier, il postino, della Commissione francese Documentazione e Storia, l'annuncio delle nuove ricerche sull'atletica transalpina, andiamo subito a dare una occhiata, in particolare, all'édito di Luc Vollard, il quale sempre ha storie interessanti da raccontarci. Ma non solo: le sue storie de atletico Gallico ci offrono il destro per parlare, meglio ricordare, i nostri italici protagonisti, alcuni magari anche sepolti nell'oblio. Cerchiamo appunto delle «intersezioni».
Stavolta Luc si è avvicina nel tempo: ci parla di un evento - felice per i francesi - collocato nel contesto dei Giochi Olimpici Los Angeles 1984, quelli storpiati dalla assenza di tanti Paesi di quello che allora chiamavano il «blocco comunista», era la risposta allo sgarro di quattro anni prima, Mosca '80: fuori gli yankees e i loro sudditi, adesso fuori tutti gli adoratori della falce e martello. Praticamente la stessa logica delle organizzazioni criminali: occhio per occhio, ecc.
Luc ci parla di Joseph Mahmoud e della sua medaglia d'argento in quella gara. Joseph era di origine marocchina, nato (anno 1955) a Safi, una bella città affacciata sull'Oceano Atlantico. Ma in questo numero della Lettera Informativa si dà conto anche dell'avvicinarsi della festa dei 100 anni della nascita della Federazione francese, della prossima pubblicazione di «Athlerama 2019», il completissimo annuario francese, della nuova messa a punto degli incontri internazionali, e di altri lavori storico-statistici. Per non farla troppo lunga, noi rinviamo a domani l'approfondimento di quelle che abbiamo chiamato «intersezioni agonistiche». Intanto godetevi la storia di Mahmoud, un atleta con una lunghissima carriera.
 
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Questa foto si riferisce alla seconda serie dei 3000 siepi, corsa esattamente il 6 agosto, come oggi; le serie furono tre: passavano alle semifinali i primi sei classificati più i migliori sei tempi. Sull'ostacolo il keniano Julius Korir e Mahmoud; dietro si intravvede - il volto è coperto dal braccio del francese - la foglia d'acero stilizzata delle maglie del Canada: l'atleta è Gregory Duhaime. Per questo riconosciamo che si tratta della seconda batteria, in semifinale erano in serie diverse. (Crédit photo : Iundt/Szwarc)
 
L’état de grâce peut aussi être un été de grâce ! Joseph Mahmoud a assurément connu cette sensation en 1984 en réalisant deux courses de rêves à deux semaines d’intervalle. Déjà spécialisé sur les obstacles en cadet, il passe de la 37e place au bilan annuel en 1971 au titre national du 1500 m steeple en 1972 sous les couleurs du CSM Vigneux. A l’ES Viry-Chatillon en junior, c’est l’argent qu’il récolte en 1974 en allongeant la distance jusqu’à 2000 m. Une année au Stade Français, puis trois au Racing Club de France l’amènent en 1980 à la porte de 8’30’’ sur la distance senior mais aussi au titre de champion de France senior.
C’est un peu court pour les Jeux à Moscou mais il est maintenant régulièrement en équipe de France et son départ au CSM Marignane en 1981 va lui faire franchir une étape décisive avec le soutien sans faille de la municipalité. Recordman de France en 1982 en 8’20’’54, il est éliminé sans gloire en série des championnats d’Europe à Athènes en 1982, mais poursuit sa progression en 1983, abaissant sa meilleure marque à deux reprises, à Helsinki en 8’18’’32 avec la quatrième place des championnats du Monde puis lors du meeting de Coblence en 8’15’’59. Il est alors prêt à affronter les meilleurs.
Le 10 août 1984, il connait bien ses adversaires en finale des Jeux à Los Angeles. Ils sont douze sur la ligne de départ et un instant même treize en piste lorsqu’un intrus descend des gradins et passe la rivière puis une barrière à la poursuite du peloton avant d’être stoppé manu militari. Les athlètes n’ont probablement rien vu et le Tunisien Féthi Baccouche étire le peloton bientôt relayé par le Néo-Zélandais Peter Renner. Mahmoud est au milieu du groupe tandis que Mike Marsh qui était tombé sur la dernière barrière à Helsinki, est à l’arrière et attend son heure. A l’amorce du dernier kilomètre, le Français se rapproche de la tête de course et l’Américain fait de même, puis on assiste à un quasi regroupement à l’avant dernière rivière. A la cloche, le Kenyan Julius Korir prend la tête et va placer une irrésistible accélération qui va le conduire à la victoire. Les autres médailles vont se jouer entre Mahmoud, Marsh et son co-équipier Brian Diemer. Mahmoud est légèrement gêné par Marsh avant la rivière mais il le passe ensuite et s’envole vers l’argent tandis que Diemer relègue Marsh à la quatrième place. Un bonheur n’arrive jamais seul et le record de France est porté à 8’13’’31 dans cette finale où Pascal Debacker s’est classé huitième.
Mais Joseph a un autre objectif. Pour cause de boycott du bloc de l’Est, le Polonais Boguslaw Maminski est absent et le rendez-vous pour la suprématie européenne est fixé au 24 août lors du huitième mémorial Van Damme à Bruxelles. Est aussi en jeu le record d’Europe détenu par le Suédois Anders Garderud, quasiment sans partage depuis 1972 avec une dernière marque à 8’08’’02 datant des Jeux de Montréal en 1976, également record du monde à l’époque. Le local Jos Maes lance la course sur d’excellentes bases, passant au kilomètre en 2’41’’75. Comme à Los Angeles Renner assure ensuite le train avec un léger fléchissement pour être au 2000 m en 5’30’’61. Maminski et Mahmoud peuvent maintenant s’expliquer et le Français porte la première attaque à 650 mètres de l’arrivée. Maminski est toujours là mais Mahmoud contrôle et lorsque le Polonais tente sa chance à l’amorce de la dernière rivière, sa riposte est fulgurante et c’est sourire aux lèvres qu’il s’échappe pour l’emporter en 8’07’’62, nouveau record d’Europe et meilleure performance mondiale de l’année. Il fera encore 8’11’’64 quelques jours plus tard à Coblence. Il ne retrouvera jamais cette forme mais sera encore champion de France à plusieurs reprises, cumulant huit titres jusqu’en 1992 et va connaître de splendides successeurs avec Bouabdellah Tahri et Mahiedine Mekhissi-Benabbad, qui vont maintenir le record d’Europe en France, en dehors d’une courte période de 2005 à 2009.

Last Updated on Thursday, 06 August 2020 07:51
 
Piccola spiegazione alle persone, soci o utenti, che seguono il nostro sito PDF Print E-mail
Friday, 31 July 2020 08:15

Dovuto alla somma di alcune coincidenze non proprio favorevoli, il nostro sito si è un po' «impantanato»; negli ultimi otto-dieci giorni ha rallentato la marcia. Contiamo di riprendere la normale andatura quanto prima, come i maratoneti che, talvolta, devono rallentare il passo, ma poi riprendono la cadenza giusta e arrivano al traguardo. Abbiamo in lista d'attesa un bel malloppo di interessanti ricerche storiche che metteremo in rete nei prossimi giorni.

La notizia positiva è che la notte scorsa, verso la una circa, il contatore del nostro sito ha superato un milione e 900 mila contatti, nonostante la caduta aritmetica - prevista dagli esperti - dopo la riapertura seguita alla lunga quarantena «virale», una volta aperte le porte le persone hanno mollato il PC e hanno desiderato «tornar a riveder le stelle», secondo dettato dantesco. E metteteci anche i problemini di questi ultimi giorni. L'impegno adesso sono i due milioni di contatti. Quando? Cominciamo la conta alla rovescia. Grazie a tutti per la vostra continuità e vicinanza.

Last Updated on Friday, 31 July 2020 10:38
 
Anche i campioni olimpici sono stati ragazzini, era tanto tempo fa... PDF Print E-mail
Friday, 24 July 2020 14:09

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24 luglio 1980, sì, sono giusti quarant'anni fa. Era tanto tempo fa, come cantava Roberto Vecchioni, una canzone che faceva parte di un album che si intitolava «Bei tempi» (ci pare). Maurizio ha ricordato, in esclusiva per noi, altre volte la sua vittoria olimpica, ha scritto lui stesso di quel giorno. Lo scorso anno nella carrellata dei nostri vincitori olimpici siamo tornati su quel giorno. Oggi, non avendo a disposizione nessun candidato/a al prossimo Premio Pulitzer, abbiamo deciso di ripiegare su un più modesto ricordo, non scritto ma documentale. E possiamo farlo grazie ad un socio maniaco conservatore di documenti originali. Questo socio ci ha fatto avere il risultato ciclostilato, come si usava allora, di una gara di marcia disputata a Giussano l'8 settembre 1974: il foglio che osservate si riferisce alla prova riservata agli allievi, dal tempo diremmo una 10 chilometri, metro più metro meno. I nomi dei primi due ve li leggete da soli. Ci vorranno otto anni per partire da Giussano e raggiungere la pista dello Stadio Lenin di Mosca, per passare dal terzo Trofeo Tecnotrancia S.p.a. alla medaglia d'oro olimpica. E il nome della loro società ci procura altrettanti fremiti di emozione: Virtus Kennedy Asti, il club che aveva fra i suoi soci Luciano Fracchia, uno dei nostri soci fondatori.

C'erano altre due prove: quella dei seniores e quella dei ragazzi. Non possiamo far a meno di scrivere qualche riga sui bresciani, se non altro come segno di riconoscenza alla persona di quella zona che ci ha fatto avere questi fogli (tre), firmati con una calligrafia per qualcuno di noi indimenticabile: quella del cav. Mario Bruno, presidente del Comitato lombardo della Federatletica, un galantuomo mai sufficientemente rimpianto. Secondo Trofeo Medlar's Abbigliamento per i seniores, diremmo, visto il tempo, una quindicina di chilometri: vinse Vittorio Canini, un talentuoso bresciano, che si lasciò dietro Franco Vecchio, Giuseppe Fabbri e Pierangelo Fortunati. Scorrendo, verso il basso la classifica, troviamo il bergamasco Graziano Morotti e l'immortale Pietro Pastorini, loquace allenatore...da qui all'eternità. Persona che ha sempre suscitato tanto affetto. Nei ragazzini, uno dei più bei talenti della marcia buttato nella pattumiera dalla Federazione. Giancarlo Gandossi, di Lodetto di Rovato, prodotto con il marchio DOP della ignorata fabbrica Antonio Begni, carpentiere di marciatori. Classe da vendere, il Gandossi, ma venne il fatal giorno: o marciare o guadagnarsi la pagnotta. Prevalse la seconda, e allora via a tirar di lima nella aziendina familiare. Di quanti «delitti» di insipienza si sono macchiati i manovratori.

Maurizio ha una storia diversa da raccontare, con Giorgio e Sandro. E sappiamo che presto la racconteranno per intero. E con grande nostra gioia. Per ora ci limitiamo a dedicare a Maurizio, a Giorgio e a Sandro, la canzone di Roberto Vecchioni. Erano bei tempi, sì ragazzi di tanto tempo fa, erano davvero bei tempi.

Last Updated on Wednesday, 29 July 2020 12:01
 
Auguste Maccario, le petit coureur ligurien champion dans la Principauté (5) PDF Print E-mail
Monday, 20 July 2020 09:26

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Le foto, da sinistra, in senso orario: Maccario al centro, in cravatta nella foto ricordo del Challenge Dubonnet del 1912; partenza della gara sulla 5 Miglia da Quai Antoine I, ci sembra un po' troppo robusto l'atleta indicato come Maccario, lui tanto mingherlino; l'arrivo della gara sui 1500 metri a Fontevieille danati a un numeroso pubblico; infine sul traguardo del Tour de Villefranche (1917)

Riannodiamo le vicende della vita e della carriera atletica di Auguste, alla francese, o Aügustu, alla ligure (forse), Maccario, interrotte dalle ferie del nostro redattore che, con il «bonus» vacanze, aveva cercato di fare una settimana (in regime di mezza pensione, abbiamo i soldi solo per l'happy hours) a Gabicce Mare alla Residenza Mariuccia, raccomandatissima dal sindacato dei pensionati, ma si è visto rifiutare il pagherò emesso dall'avv. Giuseppe Conte, da Volturara Appula, perchè inaffidabile (il bonus). Avevamo lasciato il nostro piccolo ventimigliese in giro per il Principato di Monaco a cercarsi un lavoro, il mondo non ha mai cambiato musica, ieri come oggi. Dicono, vaghe cronache, che si impiegò come cameriere, oggi scarseggiano anche questi impieghi. Ma intanto correva, ed era anche bravo. Attingiamo, come nelle precedenti puntate, per quegli anni da esauriente pubblicazione monegasca «L'Athlétisme a Monaco 1890-2006» di Jacques Candusso. Lo avevamo lasciato nel 1910, e dall'anno successivo riprendiamo.

1911 - 14 gennaio, «Challenge Dubonnet», dal nome della famosa bevanda aperitivo creata dal chimico Joseph Dubonnet nel 1846, mescolando chinino, cannella e altre erbe, per far trangugiare, senza protestare, il chinino ai militari di stanza in Nordafrica; la chiamarono vin tonique au quinquina. Dubonnet esiste anche oggi (la marca appartiene alla Pernod Ricard), e, udite udite, è la bevanda preferita della Regina Elisabetta: una parte di Gordon's Gin, due parti di vino aromatizzato Dubonnet, limone e un paio di cubetti di ghiaccio. Roba da atleti del calice...In quel lontano 1911, vinse il nostro, il quale due settimane dopo, dovette cedere il passo a tal Jean Bouin nel Cross International de St Raphaël. Siamo adesso in primavera, 2 aprile, sesta edizione della Nice - Monaco: sempre Bouin, che si lascia dietro Jacques Keyser, ottimo corridore di cross (cinque titoli nazionali e ben sette sui 1500 metri), nato in Francia da padre olandese e madre belga (nacque a Parigi nel 1885 e ivi morì nel 1954), vestì i colori tanto di Francia che d'Olanda; stavolta Maccario fu solamente quinto. Una settimana prima, a Newport, in Galles, il marsigliese aveva vinto il suo primo «Cross de Nations», undicesimo Keyser. Bouin farà filotto con i successi del 1912 e 1913, prima di andare a trovare la morte, settembre 1914, si dice per un proiettile sparato da un obice francese, il cosiddetto «fuoco amico». Keyser ebbe il suo miglior piazzamento, terzo, nel 1913. Auguste doveva fare i conti con un caso di omonimia, c'era un altro Maccario podista, ed era anche bravino: i giornali dell'epoca, per distinguerli, indicavano il secondo come «Maccario jeune», il giovane. Ma non era più semplice scriverlo col suo nome di battesimo (che non conosciamo per esteso, solo la lettera iniziale H.)? Verso fine novembre l'Augusto nostro vinse il Championnat de fond des Alpes Maritimes, proprio precedendo «le jeune», e quindi, il 3 dicembre,  il Tour de Monaco.

1912 - Per la prima volta (2 gennaio) un giornale, «Petite Niçoise», fece balenare l'idea di una maratona Monaco - Nice - Monaco per podisti professionisti, scrivendo i nomi di Dorando Pietri, del campione olimpico Hayes, e di altri come possibili partecipanti. Se ne riparlerà nel...1997! Tour de Cannes, 14 gennaio: partenza davanti al Casino, sulla croisette una folla enorme come adesso per il Festival del Cinema. Vinse Auguste, il quale mancherà il bis sette giorni dopo nel «Challenge Dubonnet», secondo, preceduto dal lionese J. Roche, che aveva fatto parte della Nazionale francese al «Cross de Nations». 31 marzo, Cross International de L'Herculis: partenza da Place St Dévote (patrona di Monaco) e attraverso boschi di pini e campi, siamo nel quartiere Beausoleil, si arrivava a Place des Moulins e quindi ritorno a St Dévote. Boschi? Pini? Campi? Era il 1912, oggi ci servirebbe l'aiuto dell'indimenticabile ragazzo della Via Gluck per cantare «là dove c'era l'erba ora c'è...una città». Nuovo successo di Auguste, che otterrà il terzo posto nella settima edizione della Nice - Monaco (14 aprile), ma davanti ebbe Bouin (quinto successo in questa corsa) e Keyser. I giornalisti, adusi all'iperbole, scrissero che fu «la plus grande compétition en Europe».

1913 - Varchiamo il confine, il 13 aprile si corse la Ventimiglia - Bordighera - Ventimiglia - Bordighera, cui diedero il nome di Maratona di Ventimiglia. Vinse uno dei grandi podisti italici del tempo, Carlo Speroni, di Busto Arsizio; dietro, Augusto Maccario. Speroni vinse anche la ottava Nice - Monaco (4 maggio). Il 25 dello stesso mese si corse il Grand Prix International de Monte-Carlo, sulla distanza di 5 miglia. Bouin precedette un altro validissimo italiano, il bergamasco (nato però a Nocera Inferiore nel 1892) Alfonso Orlando. La partenza di questa gara fu data in Quai Antoine Ier davanti alla fabbrica del gas, esattamente dove poi sorse la sede dello Yatch Club Monaco de Monaco, e lì rimase fino al 2014, quando fu inaugurata la nuova, a forma di nave, uscita dalla fantasia architettonica di Sir Norman Foster. Ma c'è dell'altro che riguarda più da vicino il nostro sport: in Quai Antoine Ier, ai numeri 6-8, ha la sua sede (inaugurata l'11 maggio 2015) la Federazione internazionale di atletica (sapete? quella che si chiamava I.A.A.F.).

1914-1915-1916-1917 - Notizia di una corsa nel 1916: un 1500 metri disputato nella zona di Fontvieille, dove sorgerà, nel 1939, lo Stade Louis II; su quel terreno si installerà un grande supermercato Carrefour, e poco distante verrà edificato il nuovo stadio. Abbiamo qui sopra la foto del vittorioso arrivo di Maccario. L'anno dopo, Auguste si impose nel Tour de Villafrance sur Mer, a pochi chilometri dal Principato. Si racconta anche di una sua impresa strana per il tempo, banale per i giorni nostri. La data è il 26 agosto. Auguste concluse al quinto posto una corsa ciclistica di 50 km, Nice-Pont Charles Albert-Nice; poi, al pomeriggio, s'impose in una gara podistica Nice-Villefranche-Nice. Quello che oggi chiameremmo duathlon. Come sempre: niente di nuovo sotto il sole.

Resta ancora qualcosina da raccontarvi, finale olimpica 1920 a parte. Alla prossima.

Last Updated on Wednesday, 22 July 2020 17:07
 
Olimpiadi e atletica nel Principato di Monaco ai tempi di Augusto Maccario (4) PDF Print E-mail
Saturday, 11 July 2020 16:30

Augusto Maccario attraversò la frontiera, andò a cercare lavoro, arrivò nel Principato di SAS Alberto I nel 1908, poco dopo la nascita del Comitato Olimpico Monegasco.

Creazione propiziata dal Comte Albert Gautier-Vignal, nobile famiglia nizzarda, ottimo schermidore, fondatore del Tournoi International de Monaco pour le Maîtres et les Amateurs. Occasione per  incrociare le lame con alcuni dei maestri d'arme più famosi del tempo (l'avventuroso livornese cav. Eugenio Pini, tra gli altri). Ma soprattutto il baffuto nobiluomo vantava solide amichevoli relazioni con De Coubertin e con il Prince Alberto. Nel 1907 lo sportivo Conte viene nominato primo rappresentante olimpico monegasco. Il Principato di Monaco figura come venticinquesima Nazione aderente al C.I.O., il suo nome viene citato per la prima volta nel numero di luglio 1908 della Revue Olympique. Gautier-Vignal rimase nel C.I.O. come rappresentante di Monaco ininterrottamente dal 1908 al 1939, quando decedette, il 18 ottobre, proprio a Losanna, che era stata eletta sede olimpica nel 1915, e dove venne sepolto il suo amico Pierre de Coubertin che aveva chiuso il suo capitolo terreno passeggiando in un parco di Ginevra il 2 settembre 1937.

Monaco esordì ai Giochi nella settima edizione, quella del 1920 ad Anversa: Gautier-Vignal ebbe l'onore di accompagnare i primi atleti monegaschi, tre ginnasti e tre atleti. Questi erano Gaston Médecin, Emile Barral e Edmond Médecin. Della edizione 1920 non esiste un Rapporto Ufficiale stampato dal Comitato Organizzatore, ma solo una versione copiata con una macchina da scrivere dal Segretario Generale Alfred Verdyk. Motivo? Il bilancio dei Giochi chiuse in profondo rosso e fece bancarotta, niente quattrini per stampare. Ne furono fatte pochissime copie. Oggi disponiamo della miglior ricostruzione opera di uno dei più accreditati storici dei Giochi, l'americano prof. Bill Mallon, che, basandosi su quel documento dattiloscritto e avvalendosi della collaborazione dell'olandese Anthony Th. Bijkerk, ha pubblicato, per la serie «History of the Early Olympics», il settimo volume dedicato ad Anversa 1920.

Le pubblicazioni monegasche parlano di tre partecipanti all'atletica leggera, e esiste anche una foto: Gaston MédécinÉmil Barral e Edmond Médécin. A pagina 44 del libro di Mallon dove sono elencate le Nazioni (25) che hanno schierato atleti in atletica (509 in totale), accanto a Monaco figurano però solo due competitors; l'Italia ne schierò 24. Con certosina pazienza abbiamo fatto scorrere uno ad uno gli atleti di tutte le discipline, e, in effetti, abbiamo trovato solo due atleti del Principato. Abbiamo consultato anche i risultati compilati da Ekkehard zur Megede, altro gran storico olimpico, il quale attribuisce i risultati dei 100 e 200 metri a tale Eduard Médécin, ma trattasi di Edmond. Il quale viene spesso confuso con Gaston; Mallon, ad esempio, scrive, Edmond Gaston Médécin. Gaston era invece un  bravo nuotatore: secondo Jacques Candusso, autore del libro sull'atletica a Monaco, egli fu campione francese sui 100 stile libero. Gaston e Edmond, e anche Barral, furono anche calciatori nella prima squadra monegasca di questo gioco: l'Herculìs. A riprova dell'intreccio di attività sportive a quel tempo, in particolare in un piccolo Stato come il Principato: tutti facevano un po' di tutto.

Diamo un'occhiata ai risultati di Anversa, Antwerp, Anvers in francese, Antewerpen in olandese avente origini tedesco-occidentali. Edmond Médécin: corse i 100 metri, ottava batteria, quinto, una serie niente male: vinse lo statunitense Charly Paddock, poi campione olimpico, secondo fu il britanno Harry Edward, che salì sul podio, bronzo. Anche sui 200 Edmond si trova in batteria, la nona, con un imminente campione olimpico, un altro yankee, Allen Woodring; lui quinto. Qualificazione del salto in lungo: Edmond 21esimo (o 22esimo secondo zur Megede) con 6.035...un centimetro e mezzo meno di uno della serie «saranno famosi», anzi «saranno famosissimi»: Harold Abrahams, sì lui, il campione olimpico dei 100 metri a Parigi 1924, reso celebre ai profani con il gradevole film «Momenti di gloria». Le fatiche olimpiche di Edmond continuarono con il pentathlon (lungo, giavellotto, 200 metri, disco, 1500 metri); fece un buon 6.21 in lungo, scarsino nel giavellotto, poco più di 31 metri, un discreto 24 netti sui 200, e 30 metri di disco, ma non si qualificò ai successivi 1500 metri, il sistema era un poco cervellotico. Poco da dire su Émil Barral : settimo nel quinta serie degli 800 metri. Avventura conclusa.

Son passati cent'anni da quella prima partecipazione olimpica. Chissà se nel Principato il suo Comitato Olimpico ha memoria di questa ricorrrenza, e la celebra degnamente. Noi lo abbiamo fatto con il ricordo, a puntate, di Augusto Maccario, e non abbiamo finito: ci resta proprio la conclusione di Anversa. E lo faremo al prossimo giro, prima di congedarci dal piccolo corridore ligure di Ventimiglia.

Last Updated on Saturday, 11 July 2020 22:03
 
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