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Antonio Brandoli, saltatore in alto mignon, ha spiccato l'ultimo salto verso il cielo PDF Print E-mail
Thursday, 25 August 2022 10:13

Chi scrive queste affrettate note, Antonio Brandoli lo ha visto saltare su molte pedane degli stadioli e dei campetti scuola emiliani fra la fine degli anni '50 e i primi del '60. Modenese di Bastiglia, Brandoli fu saltatore in alto nonostante fosse sì e no 1,70 di statura. Eppure riuscì a saltare 2,04 (1962) eguagliando il primato italiano di Walter Zamparelli, ligure di Arenzano. Antonio Brandoli se ne è andato due giorni orsono, dopo aver festeggiato gli 83 anni alcuni mesi fa. Ce lo ha comunicato questa mattina il nostro socio Marino Piccino, divenuto, grazie al suo pregevolissimo lavoro di ricerca sul club atletico delle Fiamme Oro, una specie di «radiomobile» sempre con l'antenna alzata della Celere patavina, quella sportiva s'intende. Ritorneremo sulla figura di Antonio Brandoli appena avremo messo insieme un po' di dati che non siano quelli conosciuti.

Last Updated on Thursday, 25 August 2022 11:22
 
Ritroviamo uomini, fatti, risultati dell'atletica italiana dell'anno 1949: parte prima PDF Print E-mail
Friday, 19 August 2022 00:00

Un nostro socio - uno dei molti che ci inviano notizie ed articoli a getto continuo per alimentare il nostro sito... - ci ha fatto pervenire la nota che qui di seguito pubblichiamo.

"Poche settimane fa avete postato - oggi si usano questi orribili modi di dire -  nel vostro spazio Facebook una fotografia che ritraeva Primo Nebiolo e Alfredo Berra a colloquio. Speriamo non ci sia necessità di dire a gente dell'atletica chi sono stati. O forse sarebbe meglio? Per evitare la follia collettiva del rito barbarico del Ferragosto, siamo rimasti a casa e ci siamo messi a sfogliare una annata dello striminzito bollettino della Federazione, che allora era mensile. Direttore era Giovanni Guabello, si stampava in una tipografia romana in via del Babuino, al civico 22. Allora sta per anno 1949. Quattro paginette. Nel numero di gennaio, due erano occupate dalla quasi immancabile articolessa del dott. Bruno Zauli che dissertava su «Il problema tecnico nell'impostazione dei giovani». Dopo settantatre anni siamo allo stesso punto, problema irrisolto, e non è colpa di Zauli. Colpa di pseudo tecnici diplomati in Scienza dell'Approssimazione Applicata che pur di non mollare un ragazzino che pensano possa vincere il titolo della categoria poppanti ad un allenatore che ne sa più di loro, alzano muri insuperabili. Comunque, su quattro paginette occuparne due con un solo articolo ci pare già scelta piuttosto discutibile.

Nella pagine 2 e 3 qualcosa di utile, come i voti delle società per il Congresso nazionale (Bologna, 6 febbraio), una prima lista di atleti che possono trasferirsi nell'ambito della regione di appartenenza, le date dei campionati di corsa campestre, le date e le città dove si sarebbero disputate la varie fasi del tero Trofeo Pavesi di marcia riservato ai giovani, e la tabella dei primati nazionali femminili al 31 dicembre 1948. Nella lista dei trasferimenti, i nomi dei fratelli Giuseppe e Carlo Dordoni, che passeranno dalla Robur Piacenza alla Virtus Bologna. O quello di Carlo Monti che dall'U.S.Milanese andrà alla Pirelli.

La quarta interamente occupata dagli elenchi dei dirigenti regionali usciti dalle Assemblee dei Comitati. Ed è lì che vogliamo portarvi. Comitato regionale piemontese (assemblea 9 gennaio): presidente Francesco Diana; fra i componenti Alfredo Berra, Camillo Zemi (buon lanciatore negli Anni Trenta). Fra i delegati per il Congresso nazionale: Primo Nebiolo (al debutto da dirigente federale? Potrebbe, non ne siamo totalmente sicuri, 1949-1999, da delegato del Piemonte a presidente della Federazione mondiale), Lydia Bongiovanni Siviero (velocista azzurra negli Anni Trenta, componente della staffetta ai Giochi Olimpici di Berlino '36, quell'anno fu anche due volte in Nazionale, a Piacenza e a Parigi, sempre in staffetta e sempre vincente), ancora Zemi; fra i supplenti Alfredo Berra. E con questo abbiamo ricomposto il quadretto Nebiolo-Berra della fotografia che è stata pubblicata qualche tempo fa, foto sicuramente precedente al 1971, quando il giornalista fu colpito da ictus. Ritroveremo Primo e Alfredo lungo i dodici mesi di quel 1949.

Altri nomi in quella pagina ci ricordano dirigenti che hanno fatto cose importanti nel nostro sport ed altri che alcuni di noi hanno conosciuto nel loro lungo circumnavigare attorno l'atletica italiana e di cui conervano memoria. Fra i delegati liguri leggiamo i nomi di Giacomo Carlini, poliedrico atleta, gran fisico, il suo primato nel decathlon resistette ventisette anni, e di Tullio Pavolini, un dirigente inamovibile; nel Comitato sardo Angelo Carrus, poi autore di libri sulla storia dell'atletica nella sua isola; in Emilia, presidente Elio Buldrini, poi direttore della Scuola di Formia, e Vittorio Brunori, con il suo immancabile papillon, poi vicepresidente della Federazione per molti anni; in Puglia, presidente Giosuè Poli, futuro presidente nazionale, troviamo Paolo Danese, che fine anni '80 - primi '90 fu Consigliere federale; nel Lazio, Ferruccio Porta presidente, con Cesare Bergonzoni, Giuseppe Cuccotti (poi anche tecnico federale) e Renato Magini (allenatore di Beppone Tosi); sempre fra gli allenatori, Eugenio Ridi, In Toscana; dirigenti storici in Trentino: Giulio Fozzer (sarà Revisore dei conti in Federazione), Edo Benedetti, Carlo Filippi, l'ossatura della Quercia Rovereto, e fra i delegati Carlo Covi, il primo allenatore di Adolfo Consolini; nel Comitato lombardo, dove era entrato...fin da bambino!, l'indimenticabile Mario Bruno; fra i delegati Sandro Calvesi, il giudice di gara Carlo Monfredini. Uomini - e poche donne - che hanno dato a questo nostro sport anni di dedizione.

Sul secondo numero del bollettino, resoconto burocratico-amministrativo del Congresso nazionale, che confermò alla presidenza Bruno Zauli; in Consiglio sette presidenti regionali. Il finale della Relazione è un capolavoro di vuota retorica:"L'impegno era di servire la «causa atletica» con ogni energia del cuore e della mente, perchè crediamo nel nostro sport come si crede in un'opera di bene e lo sentiamo in tutta la bellezza dei suoi valori fisici e morali". Forse questo finalino lo scrisse qualche porporato da Oltretevere...

Nacque un club gardesano del quale si parlò molto negli anni '60 e '70: la S.S. Benacense, che dimorava a Riva del Garda, in via Gazzoletti, 25. Basta un nome: Renato Dionisi.

Andiamo avanti. Bollettino numero 3: striminzita notizia per i due titoli nazionali di corsa campestre, Terza Serie (a Terni), Seconda Serie (a Napoli). Al torinese Vittorio Paschetto il primo titolo,, nei primi dieci nomi che dureranno a lungo, il toscano di Capriglia di Lucca Edoardo Righi (quarto) e il bergamasco di Ponteranica Rino Lavelli (settimo). Successo di Agostino Orlandi fra i «Seconda», il calabrese trapiantato a Bologna Pasquale Sperli (quarto) e il piacentino Livio Brigati (quinto), spesso presenti nelle prime posizioni dei cross nazionali. Volete la riprova? Campionati assoluti di cross a San Vittore Olona, della «Cinque Mulini» trattasi, ovvio: Sperli sesto, Brigati dodicesimo, Pascetto quindicesimo, Lavelli diciannovesimo. Il podio fu una botta di gioventù: Beviacqua (1913), Sestini (1914), Italia (1916), se volete metterci il quarto, Cultrone (1916), il settimo, Lippi (1904)...Delle signore, impegnate su prati torinesi, non diamo anni di nascita, diciamo che Nilla Tonani vinse il suo quarto titolo nazionale erbivoro. Naturalmente neppure una riga di commento sullo zibaldone federale, a conferma della grande attenzione che avevano i padroni del vapore fidalini per il cross (Bruno Bonomelli docet). In compenso in ventuno righe veniamo a conoscere il risultato della finale nazionale del terzo Trofeo Frigerio per giovani: vinse il napoletano Giuseppe Desiderio sul barlettano Marchisella, li ritroveremo per parecchi anni fra i migliori taccopuntisti italici. Annotazione: sui primi dodici nove erano sudisti! Il Sud doveva ancora farne tanta di strada...e purtroppo non è ancora arrivato.

(segue)                                       

Last Updated on Friday, 19 August 2022 13:02
 
Quei «celerini» sconosciuti che marciarono per 32 chilometri da Venezia a Padova PDF Print E-mail
Thursday, 18 August 2022 00:00

Questa noticina la riserviamo specialmente per il nostro socio veronese Marino Piccino, del quale abbiamo presentato non molti giorni orsono la corposa compilazione in tre volumi che narra con dovizia di risultati, notizie e fotografie la storia del Gruppo Sportivo Fiamme d'Oro di Padova (1954-1972). Volumi autofinanziati, come tutti quelli che vogliono documentare aspetti sempre trascurati della lunga vicenda dell'atletica italiana.

Quello che indirizziamo a tutti ma in particolare a Marino, l'abbiamo «pescato» nell'anno 1950, quindi quattro anni prima della nascita ufficiale e della affiliazione delle Fiamme Oro. Sul quindicinale della Federazione, numero 4, 20 febbraio 1950, pagina 3, il comunicato della Presidenza federale numero 12 del 17 febbraio, riporta un nuovo elenco di società affiliate, e fra queste la S.S. Celere, che teneva dimora in via Cavalletto, 6, a Padova. Trattandosi di riaffiliazione si deve dedurre che la società sportiva dei «celerini» era già stata tesserata anche in precedenza.

E non era solo una società sulla carta, aveva anche dei praticanti. Spulciando l'ordine d'arrivo della Venezia-Padova di marcia, 32 chilometri, disputata giovedì 8 giugno, si celebrava in quella data il Corpus Domini e a quel tempo era un giorno festivo, abbiamo identificato vari partecipanti con accanto la dizione «Celere Padova». La gara fu vinta da Pino Dordoni che lasciò a cinque minuti suo fratello Carlo, entrambi tesserati alla Virtus Bologna; terzo fu il torinese Bertolini, poi il romano Cascino, e più in là il genovese Malaspina (che fu allenatore di Abdon Pamich), il triestino Crasso - una vita per la marcia - , il maturo romano Di Salvo, l'altro ex giovane Kressevich, il romano Ercole Tudoni, tutti nomi di affiliati alla «setta» di Santa Marcia. Ma dei «celerini» dobbiamo riferirvi, eccoli: 25. Nicoli, 27. Tassoni, 32. Pesavento, 37. Gemelli, 38. Maduri, 39. Dicensi, 40. Volpe.

Abbiamo allargato lo sguardo anche alla edizione successiva, anno 1951. Non era un caso isolato quello del 1950: la Venezia-Padova (16 giugno) era, almeno a quei tempi, un appuntamento fisso per i migliori marciatori italiani e per i «celerini». Nuovo successo di Pino Dordoni, insidiato da vicino dal piccoletto romano Cascino. Questi i poliziotti: 22. Nicoli, 24. Arcangeli, 31. Tassoni, 34. Pesavento, 35. Caia, 37. Bendato, 38. Gemelli, 41. Filanino, 42. Di Bella, 43. Tobiolo, 44. Natalicchio, 45. Lo Cascio, 46. Bellini, 47. Siriani.

Sulla società abbiamo rilevato un po' di confusione fra S.S. Celere (quella di Via Cavalletto) e una nuova A.S. Celere Padova, con sede in via Configliachi,1. Sul numero 2 del quindicinale federale abbiamo trovato, la riaffiliazione della prima. Ma più avanti troveremo anche una nuova A.S. Celere Padova. Modificato l'urticante S.S., che si prestava a accostamenti sgraditi, per un più tranquillo A.S.. Ci resta il dubbio: stessa società sportiva? confusione della Federatletica? 

Non chiedeteci di più. Abbiamo riferito quanto conosciamo. Dei marciatori patavini, che non figurano in nessun'altra competizione nazionale, non sappiamo i nomi. Li affidiamo a Marino, se ha voglia vada a scavare, in fondo ha una laurea in Scienze Geologiche. Chi meglio di lui?

Last Updated on Friday, 19 August 2022 10:12
 
Rivisitiamo l'anno 1945 in Francia: à la recherche du temps perdu (seconda parte) PDF Print E-mail
Tuesday, 16 August 2022 00:00

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Foto a sinistra: 12 agosto 1945, Strasburgo, la città era stata liberata solo due mesi prima: incontro Francia - Svizzera; sorpresa sugli 800 metri: l'elvetico Karl Volmer precede di un soffio Marcel Hansenne, uno dei grandi della distanza negli anni successivi. L'altra foto: Robert Chefd'Hotel (n.16) si prepara a superare i due inglesi Alford e Fox, siamo a Colombes il 2 settembre per l'incontro Francia-Gran Bretagna

(seconda parte)

Pour promouvoir la discipline, elle propose aussi en mai l’Appel à l’Athlétisme avec sélections départementales le 6 et finales régionales les 20 et 21, les épreuves étant ouvertes aux non-licenciés. Le calendrier va aussi s’étoffer avec des épreuves commémoratives comme la journée Jules Noël ou le challenge Géo André. Et le mois de juin allait voir le premier exploit grâce à Marcel Hansenne et son record de France du 800 m, le 24 à Paris sur la piste du stade Jean Bouin. Il faut dire que le Tourquennois symbolisait cette génération d’athlètes qui avaient vu leurs plus belles années gâchées par la guerre et il ne lui fallait donc surtout pas attendre pour enfin enrichir son palmarès alors qu’il avait déjà 28 ans depuis le mois de janvier. Ce record du 800 m était par ailleurs un monument national puisque que Séra Martin le détenait depuis 1928 et que ce fut à l’époque le record du monde de la distance. Le 21 septembre, Hansenne fera coup double en prenant à Jules Ladoumègue le record du Mile à Göteborg en 4’08’’2. Il améliorait ainsi la précédente marque d’une seconde, une marque qui était également en 1931 le record du monde, le cinquième et dernier battu par Ladoumègue en moins d’un an ! Entre ces deux records, l’été fut très agréable en débutant le 1er juillet par la première rencontre internationale depuis 1939. L’équipe de France reçu donc la visite de la Belgique à Jean Bouin. Bien que n’étant pas sélectionné, Paul Winter fut désigné capitaine et son soutien à ses coéquipiers fut si efficace que les Belges ne remportèrent que la première épreuve, le 110 m haies avec Hippolyte Braekman. Tout le reste revint aux tricolores qui s’imposèrent par 113 points à 51. Raphaël Pujazon s’imposa dans le 5000 mais surtout, le 18 juillet, améliora sur la même piste son record de France du 3000 m en 8’20’’5. On le retrouva bien sûr aux championnats de France disputés les 28 et 29 juillet à Bordeaux, pour toutes les catégories à partir de cadet, mais il manqua le titre du 5000 m, battu par René Breistroffer, tout comme il le fut par Hansenne sur 1500 m. Ce dernier réalisa le doublé en remportant également le 800 m, René Valmy fit de même avec le 100 m et le 200 m ainsi que Janine Toulouse sur les même distances féminines. Le seul record de France de ces championnats revint à Micheline Ostermeyer, à l’aube d’une relativement courte mais fructueuse carrière. Qui pouvait penser qu’en réalisant 11m49 ce jour là, soit quatre centimètres de plus qu’un an plus tôt, on la retrouverait au somment de l’Olympe trois ans plus tard?

Le 12 août, le deuxième match se déroula de manière hautement symbolique à Strasbourg sur la piste du stade Tivoli, remise en parfait état dix mois après la libération de la ville. Les Français y affrontèrent les Suisses et se montrèrent presque aussi dominateur qu’en juillet, remportant 11 des 17 épreuves. La défaite la plus surprenante fut celle d’Hansenne sur le 800 m pour un dixième de seconde derrière Karl Volkmer. Malgré cela la France s’imposa 98 points à 75 dans une atmosphère très festive et l’on se donna rendez vous l’année prochaine à Zurich.

Restait à affronter la Grande Bretagne à Colombes le 02 septembre soit une équipe que la France n’avait devancé que trois fois en quatorze rencontres depuis 1921. Le résultat allait être au-delà des espérances des dirigeants Français même si Hansenne s’inclina encore dans le 1500 m, cette fois face à son aîné, l’excellent Sydney Wooderson, champion d’Europe de la distance en 1938 et multiple recordman du monde. Ce fut la seule victoire de l’Albion que l’on ne trouvait plus si perfide et la journée se termina par le score sans appel de 73 points contre 29. Sur le plan national, c’est également au mois de septembre, les 15 et 16 à Jean Bouin, que le Paris Université Club remporta de haute lutte le championnat de France interclubs devant le Racing Club de France et l’IC Lillois. Six semaines auparavant les féminines du PUC avait fait de même devant le CS Dijon et le Stade Français.

L’année se terminait donc dans cette douce euphorie, annonciatrice du bon comportement de l’équipe de France à Oslo pour la reprise des championnats d’Europe en 1946. L’athlétisme était relancé en France et sa popularité intacte n’allait pas se démentir pendant une longue période.

Ancora Marcel Hansenne (n.24) davanti a Sydney Wooderson sui 1500 a Colombes, nel finale il britannico ebbe la meglio. A destra: al termine dell'incontro Francia-Belgio, allo Stadio Jean Bouin di Parigi, 1° luglio, Jacques André, figlio del grande Geo, atleta, rugbista, giornalista, morto due anni prima a Tunisi, consegna il Challenge intitolato a suo padre al belga Hippolyte «Pol» Braekman, che aveva vinto i 110 ostacoli; a sinistra il presidente della Federazione francese Paul Méricamp

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Last Updated on Tuesday, 16 August 2022 08:52
 
Juantorena con el corazón de Cuba, ha titolato oggi il quotidiano «Granma» PDF Print E-mail
Monday, 15 August 2022 12:25

Notizia di oggi da «Granma», organo ufficiale del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba: tra le righe si legge speranza, pare che le condizioni del campione olimpico presentino segni di miglioramento.

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Alberto Juantorena corrió siempre con el corazón para entregarle a Cuba su paso elegante por las pistas. Hoy todo un país corre entregándole sus latidos en una difícil carrera, la de su salud, en la que un equipo multidisciplinario del Instituto de Medicina Tropical Pedro Kourí, cual verdadero campeón, lucha por llegar a la meta, junto a él, con los brazos en alto en señal de victoria.

Aquejado de una bronconeumonía poscovid, descompensación cardiovascular y un diagnóstico de dengue de seropositivo tipo 3, Juantorena se mantiene –según Jit, que cita un reporte médico de ayer al mediodía– en una condición de crítico estable. Ese estado lo obliga a permanecer en la sala de Cuidados Intensivos de la insigne instalación hospitalaria.

En ese informe se puede leer que el bicampeón olímpico de Montreal-1976, hoy con 71 años, presenta «mejoría radiológica, se retiró sedación y se está despertando; se mantiene ventilado con adecuada saturación de oxígeno, y se trabaja en la deshabituación de esta; se mantiene sin secreciones traqueobronquiales y sin crepitantes. Todo el turno normotenso con apoyo de dobutamina a dosis mínima, mantiene fibrilación auricular con respuesta adecuada. Afebril. Toleró la vía oral, y el ritmo diurético es adecuado».

Last Updated on Monday, 15 August 2022 12:51
 
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