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Ciao Dino, amico e collega di tante belle avventure atletiche troppo presto perduto PDF Print E-mail
Tuesday, 29 August 2023 00:00

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"Con Dino tante trasferte, una davvero indimenticabile, il tour in Giappone e Cina con la squadra azzurra dopo gli Europei di Praga 1978. Nella foto è al centro del gruppo. Seguire l’atletica con lui non era mai banale, spesso ci regalava valutazioni acute sugli atleti, e non solo, ma pungenti come poche altre. Ciao Dino, ti sei allontanato da noi troppo presto per “qualcosa" che spesso facciamo fatica a capire e accettare, ma ora  riposa in pace".

Queste poche, sentite parole, accompagnano la foto che pubblichiamo. Ce l'ha inviata Sandro Aquari, amico e nostro socio, un altro che ha speso una consistente parte della vita nel nostro sport, redattore capo della rivista federale «Atletica» prima, giornalista a «Il Messaggero» poi, in quella redazione che aveva Gianni Melidoni come capo servizio, redattore Pieri Mei, gente dell'atletica, e altre belle firme dello sport. La foto fissa un ricordo indimenticabile, per usare l'aggetivo di Sandro. Gruppo con destinazione Estremo Oriente, prima Giappone (Tokyo, incontro Otto Nazioni), poi Cina (Pechino), era di settembre, fu una delle idee di Primo Nebiolo che aveva riportato la Repubblica Popolare nel consesso delle Nazioni aderenti alla IAAF. Un cammino iniziato nel giugno del 1975 con la squadra cinese che metteva il naso fuori per la prima volta, e venne a Roma, Stadio Olimpico, per un quadrangolare con Spagna, Romania e i nostri. 

Nel 1978 questo viaggio, con il quale premiare i giovani azzurri reduci da un entusiasmante Campionato d'Europa a Praga, ancora elettrizzati dal primato del mondo di Sara Simeoni, dalle vittorie di Pietro Mennea, dalle medaglie di Venanzio Ortis. Fu una grande esperienza per tutti coloro che parteciparono, atleti, dirigenti, tecnici, giornalisti.  Ne scrisse Aquari sulla rivista federale, l'articolo aveva per titolo «L'Italia apre lo spazio-Cina», e terminava con questa frase: "...il bilancio di questa esperienza che è stato, è utile ricordarlo, fatto umano prima ancora che sportivo". Un viaggio che ebbe repliche nel 1980 e 1982.

Guardiamola questa foto uscita dall'archivio personale di Sandro Aquari, archivio che immaginiamo molto ben rifornito, grazie Sandro. Al centro, segnalato con il cerchietto colorato, è Dino Pistamiglio. Citiamo alcuni, non se ne abbiano a male gli altri. A fianco di Dino, con cappellino bianco e occhiali scuri, spunta il viso di Giorgio Reineri, inviato de «Il Giorno», una delle penne più brillanti del giornalismo sportivo. Appena sotto, un sorridente Sandro Giovannelli, uno degli uomini più importanti nel successo del nostro sport in Italia e nel mondo. In piedi, sulla sinistra spunta il volto del vicepresidente federale, colonnello Giampiero Casciotti, appena un poco sulla destra, con eccentrico copricapo, il commissario tecnico Enzo Rossi; poi Sara Simeoni, a bocca aperta, scortata da «Barbanera» Gianni Merlo, della «Gazzetta dello Sport»; e poi e poi e poi...in ordine sparso, Gabriella Dorio, la velocista bresciana Adriana Carli, più il là verso il fondo il giornalista Vanni Loriga «Corriere dello Sport», basettoni e giacchetta doppiopetto di qualche chilo fa; dietro di lui gran ciuffo sulla fronte e sorriso a tutti denti Gian Paolo Urlando, martellista; sotto, Giuliana Amici, Erica Rossi, Giovanni Grazioli, Luciano Caravani, Armando De Vincentis. Un abbraccio a tutti, citati e non citati. Ve lo lo dà anche Dino Pistamiglio, da dove si trova.

Last Updated on Tuesday, 29 August 2023 20:21
 
Dino Pistamiglio, il «Pista», ha lasciato il suo posto in tribuna stampa, per sempre PDF Print E-mail
Monday, 28 August 2023 17:59

La notizia, di quelle che non vorremmo mai dare, triste ma inevitabile, è arrivata portata da una telefonata dell'amico e socio ASAI, Giorgio Barberis. "Oggi si è spento Dino". Dino Pistamiglio, torinese come Giorgio, giornalista come Giorgio, profondo conoscitore del nostro sport come Giorgio. Caporubrica dell'atletica al quotidiano sportivo torinese «Tuttosport», per parecchi di noi compagno di viaggio in giro per campionati di tutti i tipi. Un integralista senza se e senza ma, in tribuna stampa dal primo all'ultimo minuto di un evento, e poi via, a picchiare sui tasti, con una lucidità e competenza che tutti gli riconoscevano. In atletica. La vita invece gli è stata matrigna, Adesso se n'è andato, e a noi resta solo il ricordo di una persona colta, civile, ma anche tanto sola.

Giorgio Barberis, dopo la telefonata, si è messo ai tasti, ora del computer non più della Olivetti mai sufficientemente rimpianta, e, di sua iniziativa, ci ha fatto avere questo suo ricordo dell'amico che se n'è andato. Righe uscite di getto, senza arzigogoli e svolazzi, righe di un amico per un amico. A noi il dovere di ringraziare Giorgio, e la tristezza per questa perdita legata ad un pezzetto della nostra vita.

L'estremo saluto a Dino Pistamiglio verrà dato giovedi prossimo alle 10,30, alla Casa Funeraria di Corso Lombardia,40, a Torino.

Un altro amico ci ha lasciato. Un amico particolare, almeno per me e probabilmente anche per molti altri, perché con Dino Pistamiglio ho condiviso gli inizi professionali sul finire degli anni Sessanta. Lui a Tuttosport, io alla rosea e poi a La Stampa. Tra noi non c’è mai stata rivalità, abbiamo condiviso oltre un ventennio di trasferte scambiandoci notizie, informazione, pareri. Quando si era in giro per l’Italia – e allora i meeting erano tanti sull’onda dell’entusiasmo che sapeva generare Primo Nebiolo – era normale viaggiare insieme: non amava guidare e così l’auto era sempre la mia. Ma in compenso era un piacere confrontarsi, discutere, approfondire quanto possibile riguardo a quest’atletica che era una sorta di malattia condivisa.

Bei tempi, perché siamo cresciuti all’ombra di Sara Simeoni e Pietro Mennea e di tanti altri con i quali ci si soffermava a parlare per poi scriverne, perché non era solo dei super-big che ci si occupava. Bei tempi, altro giornalismo.

Dino aveva una memoria eccezionale, ricordava anche i minimi particolari e la sua cultura atletica era enciclopedica. D’altronde allora la frequentazione di personaggi come Pagani e Locatelli, poi di Vittori e di tanti altri tecnici di grande valore, rappresentava un arricchimento costante. Tanti gli aneddoti, dei quali conservo gelosa memoria, come un giorno a Nizza quando un certo Juantorena, nella hall dell’albergo che lo ospitava, lo sollevò letteralmente di peso perché era stato critico nei suoi confronti, accusandolo di “dolce vita”: ci volle tanta diplomazia perché alla fine i due si riconciliassero e si stringessero la mano.

Pista – come lo chiamavano i più abbreviando il suo cognome – era conscio di sapere e questo a volte dava fastidio agli altri, ma al di là delle profonde conoscenze atletiche era costantemente alla ricerca del prossimo, o meglio di figure che rassomigliassero alla sua amata madre che, altro aneddoto, gli faceva trovare sempre qualcosa di pronto al rientro dalle trasferte, anche se non era mai chiaro quando questo sarebbe avvenuto. “Arrivo a casa – diceva quando ormai eravamo vicino al rientro, magari a tarda a sera – e vado a vedere in frigo, che senz’altro ci sarà qualche cosa di buono lasciatomi da mamma”. Ed il giorno dopo, per telefono, mi confermava che la sua speranza non era andata delusa.

Problemi di salute lo hanno allontanato del giornalismo attivo quando ancora avrebbe avuto molto da dire e da scrivere. Lo ricordo agli Europei di Helsinki nel 1994 quando finite le gare rinunciava a cercare un ristorante e si accontentava di poco, pur di riuscire ad andare in fretta in camera a riposarsi.

Scrivere di un amico che ci ha lasciato è tra le cose più tristi e non voglio assolutamente che questo ricordo di Pista possa in qualche modo risentirne. Ciao Dino, grazie per i tanti bei momenti passati insieme.


Last Updated on Monday, 28 August 2023 18:43
 
Antonio «Toni» Faè si è dovuto fermare davanti all'ultimo insormontabile ostacolo PDF Print E-mail
Sunday, 27 August 2023 18:00

altAntonio Faè, il popolare «Toni» a Cencenighe Agordino, dopo aver tagliato il traguardo della bella età di novant' anni (era nato ad Agordo il 16 marzo 1933) si è fermato. Ci ha segnalato la notizia della scomparsa il nostro socio Enzo Rivis che stava trascorrendo giorni di vacanza da quelle parti e ha visto l'annuncio funebre. Faè se n'è andato il 23 agosto, le esequie il 25.

È stato un buon atleta nella seconda parte degli anni '50. Corse, ogni volta che serviva, dagli 800 ai 10 mila metri, fu anche ottimo corridore di cross. Fu partecipe e molto spesso fiero e tosto avversario di quella generazione di corridori che rispondono ai nomi di Gianfranco Baraldi, Sergio Rizzo, Francesco Perrone, Franco Volpi, Antonio Ambu, Sergio Tomiato, Onofrio Costa, Gian Battista Paini, Gianfranco Sommaggio, Giovanni Scavo, Giuseppe Della Minola, Antonio Niedda, e la lista potrebbe allungarsi. Furono gli anni nei quali il mezzofondo italiano provava ad uscire da una assoluta mediocrità che vedeva i nostri lontani anni luce dai valori internazionali, anzi non li vedeva affatto, tanto che nelle liste mondiali primi cento atleti cognomi italiani non ce n'erano proprio. Si viveva di ricordi, Luigi Beccali, Mario Lanzi, e di poca cultura tecnica specifica.

Antonio Faè fu un più che onesto lavoratore del garretto. Entrò nel neocostituito gruppo sportivo delle Fiamme d'Oro, che aveva messo la sede a Padova. E fu una pedina preziosa per il club che aveva nel maresciallo Martinelli l'instancabile animatore, oltre che onesto atleta degli 800 metri. Un rapido colpo d'ala, parziale, molto parziale, sulla carriera di Faè, che fu anche fra i non molti ad affrontare la singolare disciplina dei 3000 metri con siepi, una parvenza di riproduzione della corsa campestre trasportata in pista. Disciplina bizzarra regolamentata solo nel 1954 dalla Federaziona internazionale. Tanto bizzarra che molto spesso durante le gare i giudici si incartavano da soli e lo sforzo degli atleti veniva vanificato da corse poi dichiarate irregolari. Tanto per dirne una, Campionati mondiali militari a Bruxelles nel 1958: Faè quarto, gara annullata, si eran dimenticati un ostacolo. Quell'anno il nostro fu terzo ai Campionati nazionali, dopo Rizzo e Tomiato. Un anno dopo, ancora quarto nella gara vinta dal suo commilitore Onofrio Costa.

Abbiamo accennato alla sua buona propensione per le corse campestri, due risultati alla «Cinque Mulini»: nono nel 1957, sesto nel 1958. Altre tre zumate sulla stagione 1957. Quarto ai Campionati assoluti, ma stavolta sui 1500 metri, vinti da Baraldi. Il 7 settembre all'Arena di Milano, meeting internazionale, corse un duemila metri, vinto da un grande dell'epoca, il francese Michel Jazy, che precedette di centimetri Gianfranco Baraldi: 5'15"0, primato francese, 5'15"2, idem per l'italico suolo. «Toni» di Cencenighe fu quinto in 5'28"4. A fine agosto, allo Stadio Arcella di Padova, durante i Campionati nazionali delle guardie di P.S., viene inserito un tentativo di primato nazionale per la staffetta 4x1500. Tentativo riuscito: la squadra A delle Fiamme d'Oro corse in 16'02"7, con il sardo Antonio Ambu, con il pugliese Francesco Perrone, con il siciliano Onofrio Costa e con il bellunese Faè.

Ricostruzione molto parziale da parte nostra, senza pretese. Per leggere una bella storia di Antonio Faè vi suggeriamo questo articolo del quotidiano «Il Gazzettino», scritto nel gennaio di un anno fa da Dario Fontanive. Titolo «Il macellaio che amava correre». Eh sì, perchè «Toni» fu poi conosciuto nella vita come titolare del suo negozio di carni a Canale d'Agordo. C'è una vita dopo quella sportiva, e noi dell'atletica troppo spesso la cancelliamo totalmente, limitandoci a tempi, misure, gare, piazzamenti. Ghigliottiniamo le persone, sappiamo tutto di questa parentesi della loro vita giovanile, ma nulla della vita vera.

Last Updated on Monday, 28 August 2023 17:49
 
L'associazione degli statistici spagnoli ha segnalato il nostro volume «1946» PDF Print E-mail
Sunday, 27 August 2023 17:12
Ripassando carte accumulate in altri momenti e, purtroppo, colpevolmente dimenticate, togliamo la polvere dell'oblio a una segnalazione del signor Miguel Villaseñor per conto della AEEA, l'associazione degli statistici spagnoli, il quale rilanciò una breve notizia circa la pubblicazione del nostro volume della storia dei Campionati italiani di atletica relativa all'anno 1946. L'informazione era stata passata dal nostro socio Carlos Fernandéz Canet, un amico con il quale qualcuno di noi ha avuto lunga frequentazione di amicizia e di stretta collaborazione. Uno dei migliori statistici, compilatori, conoscitori del nostro sport, che abbiamo avuto la fortuna di conoscere. E insieme a lui, anche alcuni altri, veri «numeri uno» nei loro settori (pista coperta, categorie giovanili): persone colte che hanno sempre compilato tenendo presente prima di tutto la qualità, e non, come altri, la quantità a badilate. Ma oggi vanno di moda gli altri...i badilanti...
Riportiamo il testo della notizia, ovviamente in spagnolo:
 
"La asociación italiana de estadísticos, la ASAI, acaba de publicar, en su historia de los campeonatos italianos, el del año 1946. Carlos Fernández Canet, en contacto con Ottavio Castellini, nos hace llegar fotografías de la portada del libro. Los interesados pueden escribir al proprio Ottavio:  This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it , y que le pregunte la forma de adquirirlo. El libro, nos comenta Carlos, "es el número 10 de la serie de los campeonatos italianos de atletismo. Te adjunto fotos de la portada y de la primera página, donde vienen los coautores". Muchas gracias, Carlos, por hacernos llegar esta información".
Last Updated on Monday, 28 August 2023 13:34
 
Una piccola aggiunta alla storia di Tom Assi, in questo caso come giovane atleta PDF Print E-mail
Friday, 25 August 2023 00:00

Questo lo sapevi, Gianfranco Carabelli? Un attento lettore del nostro sito, di Trani, ci ha fatto arrivare questa chicca che ora vi riferiremo. Forse l'anonimo mittente è un ex alunno (vi segnaliamo che esiste un gruppo Facebook che chiama a raccolta gli ex alunni e alcuni ci hanno anche scritto) del Collegio "G. Davanzati" della città pugliese, prestigioso istituto che ha formato migliaia di giovani nella sua lunga storia. Al "Davanzati" fece i suoi studi classici Tommaso Assi, come ci ha ricordato Carabelli in quell' elegante profilo che ha fatto qualche giorno fa su questo nostro spazio.

Ordunque, veniamo a Tom Assi giovane atleta attratto dalla corsa pedestre. Siamo nell'anno del Signore 1953. Per la terza volta gli studenti sono chiamati a una attività fisica di tipo agonistico (questa era facoltativa) e non solo ginnico-formativa (obbligatoria): i Campionati Studenteschi, ampiamente illustrati in due Circolari ministeriali (19 ottobre 1950) indirizzate dal ministro della Pubblica Istruzione, Guido Gonella, ai Provveditori agli studi. Atletica leggera come sport di base, come dovrebbe essere sempre, corsa campestre in primavera, gare in pista, di solito, nel mese di maggio. Prima edizione nel 1951. 

Verso la metà di aprile del 1953 in un gran numero di province si tennero i campionati di corsa campestre, quella disciplina che in un passato non lontano era stata messa al bando degli illuminati dirigenti della Federatletica per gli atleti di interesse nazionale. Adesso, quasi legge del contrappasso, gli stessi plaudono la corsa nei campi per gli studenti, mentre il nostro mezzofondo e fondo annegavano in un anonimato avvilente. Grande rivincita del tempestoso Bruno Bonomelli, che si era sempre battuto come un gladiatore a favore di questa attività. Russell Crowe, eroe del Colosseo per finzione filmica nei panni di Massimo Decimo Meridio, impallidisce al confronto della ferocia - solo verbale, per fortuna - del foltocrinito maestro elementare di Rovato.

A Bari di concentrarono gli studenti che volevano sgambettare fra i prati, quasi tutti di licei e istituiti scolastici baresi. L'anomino lettore ci ha fornito un ritaglio di giornale che riporta i primi sei arrivati. Vinse Maselli, del Gimma di Bari, all'epoca doveva essere l'Istituo Nautico; secondo Maiorano, del Liceo Scientifico; terzo, ed eccoci al nocciolo, Tommaso Assi, meglio dire Tommasino dal momento che aveva compiuto diciassette anni da poche settimane (era nato il 6 gennaio 1936). Quarto Ceglie, quinto Barracano, sesto Tempesta. Il quarto, Gian Battista Ceglie, vincerà poi i mille metri in pista, il 13 maggio, con un buon 2'44"5. Purtroppo conosciamo solo il nome del vincitore, ma possiamo presumere che in quella gara ci fosse anche il nostro giovane Tom.

Una lettura non accuratissima dei risultati di quei Campionati Studenteschi di corsa campestre (92 furono le province interessate il 12 aprile) ci permettono di riportare alla luce i nomi di alcuni atleti che hanno avuto un significato nella lunga vicenda dell'atletica nazionale. A Belluno vinse Renato Panciera (classe 1935, nativo di Pieve di Cadore) il quale sarà uno dei quattro staffettisti della 4x400 ai Giochi Olimpici del 1960; l'Italia superò la batteria agevolmente, terza dopo West India e Polonia (tempo elettrico, ancora ufficioso a quei tempi) 3'10"00; purtroppo i sogni di gloria svanirono in semifinale, la prima: vinsero i sudafricani sulla Germania (in quella occasione unita) e sui britannici. Ma i nostri erano lì, aggrappati ai quarti posteriori dei sudditi della Regina Elisabetta: Giuseppe Bommarito, palermitano, Mario Fraschini, cremonese, Nereo Fossati, comasco, e Panciera. Sentenziarono i dispositivi elettrici: granbritanni 3'07"67, italici 3'07"83. Quindi, prendendo per buoni questi responsi, significa che la nostra staffeta rimase fuori dalla finale per 16 centesimi di secondo. Dura lex, sed lex. Annotazione non secondaria: i tempi della batteria e della finale erano nuovi primati nazionali. Altra annotazione: conseguiti nella stessa giornata, batteria al mattino, finale al pomeriggio. La data? 7 settembre.

Torniamo a calpestare i prati. Prendiamo la gara di Brescia: ai primi tre posti tre ragazzi che saranno protagonisti nel mezzofondo degli anni a venire. Giorgio Gandini, buon corridore dagli 800 ai 10 mila, Aldo Bonfadini (che poi vinse i mille metri in pista in 2'40"1), Giambattista Paini, pupillo di Bruno Bonomelli, davvero bravo sugli 800 sul filo dell'1'50", che per quei tempi.... A Cagliari  un ragazzo di casa, Adriano Loddo, che si orienterà sui 400; dietro un bocia di Pirri, Antonio Ambu, una carriera interminabile come fondista e maratoneta, trentaquattro titoli italiani; primo in pista sui mille: 2'43"7. A Ferrara, ecco Gian Paolo Lenzi, allenatore di stuoli di maratoneti, e per alcuni anni anche Commissario tecnico della squadra nazionale. A Lucca al terzo posto quel Moreno Martini che, insieme a Tito Morale, aprirá nuovi spazi sui 400 metri ad ostacoli: trionfò anche sui 1000 metri in 2'43"0. Secondo a Modena troviamo Natale Coliva, che per alcuni anni sarà uno dei migliori mezzofondisti veloci. Il quale Coliva vinse la sua gara in pista (2'47"4), e, aggiungiamo noi, Luciano Gigliotti iniziò la sua carriera di atleta come velocista: primo sugli 80 metri in 9"5. Come allenatore è un'altra storia, la conoscete, vero?

E il nostro Tom Assi che fine fa? I Padri Barnabiti lo facevano studiare duramente, intanto lui però continuava anche a correre. Venne tesserato per la Polisportiva Landolfi Molfetta, società con una solida impalcatura. Nella fase regionale Tommaso fu schierato sugli 800 (terzo nella seconda serie in 2'11"0) e sui 1500 (terzo nella prima serie in 4'35"6). La «Landolfi» passò il turno e fu inserita nel raggruppamento di Ancona (Stadio Dorico, 23 e 24 maggio).  Stavolta lo iscrissero sui 1500 (quinto nella prima serie in 4'24"8, bel progresso) e gli fecero correre una frazione della 4x400. Il miglior risultato per i «landolfini» fu il 15'46"0 sui cinquemila del ventiduenne Giuseppe Bruno, risultato che a fine stagione lo collocherà al quindicesimo posto delle liste italiane.

A quel tempo gli atleti venivano divisi in serie in ragione della loro abilità atletica: prima, seconda e terza serie. Tom era un Terza, e ebbe l'onore di partecipare ai Campionati di questa categoria che, per le regioni del Sud Italia, si disputarono a Bari nei primi giorni di luglio. Vinse il suo compagno di club, Bruno, che precedette Francesco Perrone (cross, pista, maratona, e partecipazione olimpica su questa distanza ai Giochi '60); Tom chiuse al nono posto, 16'58"6. Tempo largamente migliorato, sempre a Bari, il 31 ottobre: 16'27"4. Non male per un ragazzino che non aveva ancora soffiato sulle diciotto candeline della torta di compleanno, che dite?

Last Updated on Saturday, 26 August 2023 06:13
 
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