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Consolini fa il mondiale, il geom. Aldo si improvvisa corridore di mezzofondo PDF Print E-mail
Tuesday, 05 May 2020 00:00

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Chissà se Bernardo Falconi questa che andiamo a raccontarvi la sapeva già. Comunque non saranno in molti a saperla. Intanto ricordiamo che Bernardo è uno dei figli di Aldo Falconi, buon atleta, soprattutto sui 400 metri, che formava il vasto gruppo di praticanti il nostro sport a Brescia e provincia negli anni '39 - '46, prima con club milanesi, poi con la rinata Società Ginnastica Forza e Costanza (campione nazionale Alta Italia nel '45 con la staffetta 4 x 400 in cui c'era Falconi), poi con il CSI Brescia per sfociare infine nella consistente Atletica Brescia 1950 di Sandro Calvesi & friends. Ricordiamo anche che poche settimane fa Alberto Zanetti Lorenzetti ha dedicato in questo spazio una completa e documentata rivisitazione alla figura del geom. Aldo Falconi, che fu uomo di sport per tutta la vita.

L'hanno chiamata quarantena, clausura, prigionia, galera, confino, ma conta poco il nome, conta che siamo dovuti stare nelle nostre case rintanati per lunghe settimane nella speranza di sfuggire a 'sta pestilenza dell'Anno del Signore 2020. Questo ha dato tempo a qualcuno di noi di mettersi, o rimettersi, a sfogliare riviste, libri, vecchi ritagli di giornale, anche senza un obbiettivo preciso, solo per riscoprire il gusto dell'atletica dei tempi che furono, che è poi lo scopo primario dell'Archivio Storico «Bruno Bonomelli», che trova la sua concretizzazione anche in questo sito, oltre che nelle pubblicazioni. Un nostro socio, sfogliando la raccolta della rivista fidalina «Atletica» dell'anno 1942, si è soffermato a leggere la notizia che apriva il numero 1-2, 6 novembre 1941. Non stupitevi: la numerazione partiva da novembre e quindi, pur essendo annata '42, comprendeva eventi del '41. La notizia era data con un notevole risalto, e ti credo! Trattavasi del primo primato del mondo di Adolfo Consolini, il quale, la mattina di domenica 26 ottobre, al Campo Giuriati, uno dei «templi» milanesi dell'atletica (ce n'erano più allora di oggi) mise la firma al nuovo primato del mondo di lancio del disco. Cominciamo dal primato mondiale: la cifra di 53.26 era stata scritta dallo statunitense Archie Harris quattro mesi prima sulla pedana dell'Angell Field, lo stadio che sta all'interno della Stanford University. Trattavasi dei campionati NCAA, quelli universitari. In quella gara, al quarto posto con 48.75 quel Bob Fitch che nel 1946 toglierà il mondiale a Consolini, ma farà in modo di non incontrarlo mai direttamente. Dopo il mondiale e il titolo NCAA il bravo Archie vinse anche quello nazionale AAU, poi fu chiamato a servire la patria a stelle e strisce come pilota di cacciabombardieri. Finita la guerra, cercò un lavoro come pilota di aerei di linea: niente da fare, era un «nigger», un afro-americano, niente lavoro. Finì a fare l'insegnante di educazione fisica ad Harlem. Hai capito il Grande Paese? Sei abile per la guerra anche se sei nero, ma pilotare aerei civili, no, questo no. Alla faccia del famoso Tredicesimo Emendamento alla Costituzione voluto fortemente da Abramo Lincoln, e per questo morto sparato (ne hanno perfino fatto un film).

Torniamo al «Giuriati». Consolini, quella mattina, sembrava non avere grandi velleità, partecipò alla gara di tiro (come si scriveva correttamente) del giavellotto: fu preceduto anche da Ottavio Missoni (43.74) per quattro centimetri (43.70, primato personale fino alla fine della carriera!). Pedana del disco: due lanci nulli, un 45, poi allungò a 52,11, ancora un più 50, e per finire il nuovo mondiale: 53.34. La storia di quella mattinata la leggerete qui sopra se, con un click, ingrandite la pagina a sinistra, quella della «Gazzetta» (l'altra è presa dalla rivista federale). E leggerete anche di qualche mal di pancia dei dirigenti italiani perchè si era diffusa la notizia che qualche giorno prima il tedescotto Lampert aveva tirato a 53.35, pareva in Polonia, a Lodz, città occupata dai nazisti dopo la tragica spartizione del territorio polacco con l'Armata Rossa di «Baffone». La notizia venne recepita da Luigi Ferrario sulla «rosea», il dubbio si rifletteva nel titolo che parlava del mondiale ma con il punto interrogativo. Risultato fantasma, ne se ne seppe mai nulla di preciso. Con il quarto lancio Consolini (che fino a quel momento teneva come massimo stagionale 51.05) dette un dispiacere al suo pigmalione Giorgio Oberweger, togliendogli il primato nazionale che il lungo triestino aveva fissato a 51.49, nel 1938, proprio nella sua città.  Quindi due nuovi primati italici. Due? Sì due: 52.11 e 53.34. Siamo sempre stati fermamente convinti che se un atleta durante i suoi sei salti o lanci migliora fin dal primo e continua con gli altri cinque, di sei primati trattasi, o di due come in questo caso. Non sempre è stato così per le piroette regolamentari delle Federazioni.

Ma che c'azzecca tutto questo con il geom. Aldo Falconi, da Cossirano, bassa occidentale bresciana? E qui sta la curiosità. Il giovanotto, specialista dei 400 metri, corse i 1500. Chissà come andò veramente quel giorno. In programma c'erano sei gare, anche i 100 e i 300 metri, molto più adatti a Falconi. Perchè non li corse? Non sappiamo, ma invece troviamo il suo nome al sesto posto dei 1500, con 5:23.8. Vinse Eraldo Colombo in 4:15.0 in volata su Aldo Fracassi; al quarto posto il cremonese Giuseppe Italia, una roccia che correrà fin quasi alla metà degli anni '50; quinto Luciano Erba, poi giornalista radiofonico alla RAI, nipote di quel Giacomo Erba, secondo primatista italiano di salto con l'asta nel 1914, primo a saltare 3,30 con la tecnica «pendolare». Missoni vinse i 300 in 35.8. Altra «stranezza»: Gianni Caldana, velocista (argento con la staffetta 4 x 100 ai Giochi di Berlino '36) tirò il disco, 29.72, nella gara del mondiale.In fondo, eravamo ad una delle ultime gare di stagione, e c'era tempo anche per divertirsi. O per fare il primato del mondo.

Last Updated on Tuesday, 05 May 2020 18:10
 
Francesco Perrone, sconfisse molti avversari, non ha sconfitto il virus PDF Print E-mail
Friday, 01 May 2020 17:47

L'atletica paga un altro tributo di morte al micidiale virus che sta mettendo in ginocchio una larga fetta di mondo. Francesco Perrone, un bravissimo atleta degli anni '50 e primi '60, fondista, specialista della corsa campestre, maratoneta, fino alla partecipazione olimpica a Roma '60, è deceduto al Policlinico di Bari, dove era stato ricoverato a metà aprile. Lunedì scorso il decesso. 

Francesco Perrone era nato a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, il 3 dicembre 1930. Aveva svolto gran parte dell'attività sportiva con la maglia cremisi delle Fiamme Oro Padova, il gruppo sportivo della Polizia di Stato. Finita la stagione dello sport, Perrone rimase nella Polizia, fino ad arrivare al grado di ispettore. Ci viene naturale abbinare il suo nome ad un altro grande fondista di quegli anni, un personaggio straordinario per umanità, simpatia, e valore atletico, il bresciano Enzo, detto Franco, Volpi, scomparso qualche anno fa. I due furono tenaci e leali avversari per parecchi anni e su diversi terreni.

Per ora ci fermiamo qui, rinviando ai giorni prossimi una più accurata ricostruzione della sua carriera.

Last Updated on Saturday, 02 May 2020 11:04
 
Le vite di Oscar e Danilo Cereali, le ultime immagini e la bibliografia (4) PDF Print E-mail
Thursday, 30 April 2020 09:00
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Pubblichiamo gli ultimi documenti raccolti da Alberto Zanetti Lorenzetti a corredo della documentatissima storia dei fratelli Danilo e Oscar Cereali. In particolare la bibliografia, allegata in un documento PDF che potete consultare aprendolo qui, ci indica il modello per una vera ricerca storica, applicata, in questo caso, alla materia sportiva, ricerca ben lontana dalle favolette trite e ritrite che spesso ci capita di leggere e di ascoltare. Ricordiamo la «lezione» di Marco Martini:”…continuiamo ad essere purtroppo accerchiati da individui che continuano a riproporre sempre le solite cose e, fatto ancor più sconcertante, da gente che vuole sentirsi ripetere all’infinito questi argomenti…Scoprire la verità e portare alla luce elementi nuovi: ecco ciò che secondo noi è utile”. Da «Pala, piccone e microscopio», testo dell’intervento al Convegno «Bruno Bonomelli, maestro di atletica», Brescia, 13 novembre 2010. Alberto, medico, ha avuto una certa dimestichezza con il microscopio, ha fatto più fatica con la pala e il piccone…

Oltre alla ricca bibliografia di cui già abbiamo detto, presentiamo tre fotografie. Nell’immagine verticale, Danilo Cereali in versione lanciatore di martello, con la maglia della Gallaratese: alto, slanciato, fisico asciutto, non corpulento, ci ricorda certi martellisti moderni, tipo il giapponese Koji Murofushi (campione olimpico 2004 e mondiale 2011).

Nella prima foto orizzontale, quella sopra, gli atleti jugoslavi davanti all’aereo della Danish Air Line durante lo scalo a Praga nel viaggio che li avrebbe portati a Oslo. Abbiamo aggiunto un piccolo commento per ricordare i loro risultati ai Campionati d’Europa. Gli atleti sono elencati da sinistra a destra, come nella foto.

Danil Žerjal, lancio del disco, prestazione modesta, 44.31, decimo;

Marko Račič, 100 metri, seconda batteria, squalificato; 200 metri, terza batteria, sesto con 23.6, solo il nostro Vanes Montanari fece peggio: 24.1;

Marijan Slanac, 100 metri, terza batteria, quinto con 11.0; in quella batteria Montanari non prese la partenza; 200 metri, seconda batteria, non partito;

Petar Vuković, salto in alto, dodicesimo con 1.85;

Marijan Urbić, salto in lungo, non partito;

Ivan Gubijan, lancio del martello, undicesimo, 45.11;

Davorin Marčelja, decathlon, nono, punti 5.994;

Marijan Urbić, decathlon, dodicesimo, 5.738.

Alcune annotazioni olimpiche per Ivan Gubijan (croato di nascita, 14 giugno 1923): ai Giochi Olimpici di Londra ‘48, conquistò la medaglia d’argento (54.27), superato solo dal primatista del mondo, l’ungherese Imre Németh (56.07). Ivan prese parte anche ai Giochi di Helsinki ’52: 54.76 in qualificazione, nono 54.54 in finale, un posto davanti a Teseo Taddia (54.27). A Londra troviamo anche Žerjal, altro modesto 42.09 in qualificazione, sopravanzato (43.07) da Giorgio Oberweger, il cui compito era far compagnia in pedana a Consolini e Tosi! Altro jugoslavo a Londra: il decatleta Davorin Marčelja, diciottesimo con 6.141 punti, tabella in vigore allora.

E proprio a Londra si riferisce la seconda foto orizzontale; il primo a sinistra è il nostro Danilo, che torreggia con la sua stazza.

Last Updated on Thursday, 30 April 2020 11:54
 
Trekkenfild, tener viva una pubblicazione anche in tempi di clausura laica PDF Print E-mail
Sunday, 26 April 2020 19:34

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Difficile riempire pagine, di giornali o riviste, cartacee o telematiche, in tempi di coprifuoco, senza avvenimenti d'attualità. Vita grama quella del forzato sportivo del tasto. Ecco il nuovo numero del foglio telematico di Perboni e Brambilla, i quali si son dovuti inventare (verbo da usare in senso positivo) un grande ricordo dei Campionati d'Europa di Spalato e altri eventi di quell'Anno del Signore 1990 per dare continuità alla loro pubblicazione. Gliene diamo merito, riprendendo il loro lavoro sul nostro sito, come facciamo da un bel po'. E al tempo stesso ci rallegriamo con noi stessi...e di che? vi chiederete. Elementare Watson: noi dell'A.S.A.I. continuiamo a fare quello che facciamo da 26 anni, ricercare testi, foto, documenti, consumarci i gomiti delle camicie e il fondo dei pantaloni sui giornali antichi, con dedizione, tenacia e passione per la storia andata del nostro sport. Non dobbiamo inventarci nulla. Che fortunati che siamo! Ma lo sappiamo solo noi.

Last Updated on Monday, 27 April 2020 09:29
 
Oscar e Danilo, vite parallele con un denominatore comune: l'atletica (3) PDF Print E-mail
Thursday, 23 April 2020 12:51

Ci avviamo verso la conclusione dell'ampio e documentato lavoro di Alberto Zanetti Lorenzetti sulla movimentata vita dei due fratelli Cereali, quella di Oscar e, in particolare, di Danilo. Ci riserviamo un ultimo capitolo con materiale fotografico e di documentazione, che pubblicheremo nei prossimi giorni. Intanto vi offriamo una immagine di Oscar con la tuta della Libertas Vercelli, il club per il quale fece competizioni fino al 1961. A fianco, la riproduzione della rivista «Lo Sport» che, nel 1952, dedicò due pagine a Danilo, con un articolo-intervista firmato da Sandro Calvesi. Con un doppio click la pagina di apre e diventa leggibile. A seguire, dopo le foto, la terza parte dello scritto di Zanetti Lorenzetti; al centro la tabella compilata da Marco Martini sulla carriera «venezuelana» di Danilo.

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Parte dell’ambiente dell’atletica lo accolse volentieri, ma non fu così per tutti. Al di là di qualche lettera anonima piena di acredine nei suoi confronti, l’episodio più clamoroso fu il rifiuto di Teseo Taddia – il miglior specialista di lancio del martello italiano e vecchia conoscenza fin dai tempi d’anteguerra – di stringergli la mano quando venne battuto ai Campionati del 1952. Di ben altro tono era stato l’articolo che uno dei più prestigiosi tecnici nazionali, Sandro Calvesi, gli dedicò sul settimanale «Lo Sport» il 4 dicembre 1952. Il titolo era “I sogni del figliol prodigo” e l’allenatore bresciano ricostruiva la carriera di Danilo e ne descriveva le caratteristiche tecniche: “Due sono i concetti che vuole applicare; scioltezza e continuità di movimento (…). Siamo rimasti impressionati della fluidità del suo movimento; effettivamente, velocità, scioltezza, e una «tirata» finale fuori del comune caratterizzano il suo stile; il finale richiama il lancio del disco perché il concetto applicato è quello di uno svitamento potente senza creare inutili bloccaggi del corpo ed assecondando la traiettoria dell’attrezzo sotto controllo. Esiste in lui un anticipo di tutto il corpo, non un’azione limitata alle anche, e questo gli permette di «tirare» al massimo senza sforzo apparente”.

Per ovvi motivi politici non prese parte all’incontro disputato a Zagabria il 4 e 5 ottobre fra le rappresentative di Italia e Jugoslavia, ma il suo esordio con la maglia azzurra era solo rimandato di qualche mese. Era il 28 giugno 1953, a Milano, quando assieme a Taddia affrontò i colossi tedeschi Wolf e Hagenburger concludendo in quarta posizione. Con il rivale italiano iniziò una serie di duelli che si protrasse per sei anni. Nelle prime due stagioni Danilo si dimostrò il più forte, raggiungendo anche il nono posto nel ranking della prestigiosa rivista americana «Track and Field News». Poi, più frequentemente, la spuntò il ferrarese, ma non mancarono reazioni d’orgoglio da parte di Danilo che, il 23 ottobre 1954 a Bari, indossò nuovamente quella maglia della Nazionale che gli era stata negata – non senza strascichi polemici – in occasione della poco brillante trasferta degli azzurri in Sud America nel novembre 1953, anno in cui fu nuovamente in testa alla graduatoria nazionale e secondo nei Campionati italiani.

Lasciata la Gallaratese, nel 1954 indossò i colori del C.C.A. Lane Rossi di Schio, e ai Campionati nazionali fu nuovamente medaglia d’argento nella prova che ebbe in gara anche Oscar, buon settimo, e atleta dal 1952 della Libertas Vercelli. La permanenza di Danilo nella società vicentina durò solo due anni. Nel 1956 e 1957 gareggiò per il Gruppo Atletico Coin Mestre, il suo ultimo sodalizio italiano che lasciò, non prima di aver ottenuto un terzo posto al Campionato del 1957, per andare in Venezuela, dove – cambiato in Daniel il nome di battesimo – iniziò una nuova carriera riassunta nella tabella curata dall’indimenticato storico dello sport e socio fondatore dell’Archivio Storico dell’Atletica Italiana, Marco Martini.

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Anche l’impegno agonistico di Oscar fu particolarmente lungo, superando i 25 anni di attività. Il suo nome comparve per l’ultima volta nelle graduatorie nazionali del 1961, dove figurava essere ancora atleta della Libertas di Vercelli, la città dove morì il 16 maggio 1983.

Danilo era arrivato in Venezuela nella seconda metà del 1957 e diventò un dipendente della ditta petrolifera Shell di Punto Fijo, nello stato di Falcon, gareggiando nel gruppo sportivo aziendale. Successivamente si trasferì a Caracas prendendo contatto con il Club Campestre Los Cortijos, collaborando con la società anche come massaggiatore, fisioterapista e istruttore. Particolarmente penose sono le notizie sulla sua morte, avvenuta il 16 agosto 1984 dopo molte sofferenze ed episodi di malasanità a seguito dell’investimento da parte di un veicolo non identificato con conseguenti lesioni interne non riconosciute dai sanitari nel pellegrinaggio fra i vari ospedali in cui di volta in volta era stato ricoverato. Non avendo potuto essere identificato – addirittura venne indicato un nome diverso – la sua salma riuscì ad essere riconosciuta dopo mille peripezie dalla moglie Milena e dalla figlia Anna Maria che, accorse subito in Venezuela quando fu loro comunicata la inconsueta e perdurante assenza da casa di Danilo, con molta caparbietà dapprima trovarono il modo di dargli una dignitosa sepoltura e successivamente, nel 1998, superando i mille ostacoli della burocrazia, a portarlo nella natia Duttogliano per il riposo eterno.

In Slovenia venne ricordato nel 2015 in un film documentario televisivo dal titolo “Danilo Žerjal, športni velikan s Krasa” (Danilo Žerjal, il gigante dello sport del Carso).

Last Updated on Monday, 27 April 2020 14:35
 
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