Home
Message
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Trekkenfild n.104: gran festa per gli assoluti indoor e ricordi della famiglia May PDF Print E-mail
Monday, 07 March 2022 08:26

alt

 

Numero quasi monografico, questo «Trekkenfild» 104, per celebrare i Campionati nazionali in pista coperta, che grazie, soprattutto, al «divo» del momento, hanno suscitato ondate di entusiasmo. E ben vengano, siano salutate come segno di interesse (duraturo?) per l'atletica italiana. Madre (Fiona) e figlia (Larissa) tra ieri e oggi. Alla prossima.

Last Updated on Monday, 07 March 2022 09:03
 
Comandante, un altro passo avanti, con l'augurio degli amici dell'A.S.A.I PDF Print E-mail
Wednesday, 02 March 2022 13:22

alt

Novantacinque anni: è il grande numero che il bersagliere, il sardo, il giornalista, il comandante Giovanni Maria Lòriga consegna oggi alla lunga schiera dei suoi amici vicini e lontani. Tra questi, la truppa del nostro Archivio, memore dell'infinita militanza in atletica del nostro Amico da quando, allo sbocciare della prima adolescenza, visse, emozionato, l'avventura di assistere allo stadio di Torino all'affermazione di Ninì Beccali ai Campionati mondiali universitari, applaudendo ancora l'azzurro, ancora vincente, l'anno dopo, sul traguardo dello stesso stadio nella prima edizione dei Campionati europei. Da quella stagione, alimentata dall'inesauribile essenzialità della disciplina, per il nativo di Luras l'atletica divenne pane quotidiano, un pane poi trasferito e consumato in età matura attraverso le migliaia e migliaia di narrazioni giornalistiche pubblicate dal quotidiano di appartenenza, il Corriere dello Sport, successivamente moltiplicate su periodici di mezza Italia, mai venendo meno ad una passione, ad una curiosità, ad un entusiasmo, e ad una chiarezza di scrittura, che ne hanno fatto, per molti, un Maestro. Auguri comandante! 

Vanni Loriga, nella foto di Pietro Delpero scattata ad Agazzano nell'ottobre del 2018 durante la giornata che volle ricordare, a cinquanta anni di distanza, i primati del mondo di salto triplo di Beppe Gentile ai Giochi Olimpici di México '68. Erano presenti quel giorno i sei atleti che, con Gentile, avevano poi saltato più di 17 metri. Oggi quel numero è salito a dieci.  

Last Updated on Wednesday, 02 March 2022 22:14
 
Cento anni fa, un giorno di luglio, Stadio Stamford Bridge, presente Re George V PDF Print E-mail
Thursday, 24 February 2022 00:00

alt  alt

Due documenti notevoli con soggetto Ugo Frigerio. La copertina a lui dedicata, disegnata dal famoso Achille Beltrame, su «La Domenica del Corriere» della settimana 9-16 luglio 1922, celebrando il successo allo stadio di Copenhagen. Accanto, un disegno di un altro altrettanto famoso caricaturista: «Carlin», al secolo Carlo Bergoglio, giornalista, diresse anche il quotidiano «Tuttosport». La cartolina con la caricatura di Frigerio è datata 1925. I due documenti appartengono a una collezione privata


Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

"Ho letto con interesse la rinfrescatina di memoria che Augusto Frasca e Alberto Zanetti Lorenzetti ci hanno regalato ricordando i nomi degli atleti italiani che, fra il 1922 e il 1967, hanno partecipato e vinto i Campionati d' Inghilterra. Mi vien da chiedermi quanti realmente erano in grado, così a scottadito, di elencare qualche nome...e speriamo che qualcun altro, oltre a me, li abbia letti almeno adesso.

"Mi si è aperta una pagina di ricordi, ed ho rivisto la copertina di un bel libro che acquistai in una affollata libreria londinese nei pressi di Piccadilly Circus. Era il penultimo giorno del 1981. Entrai per cercare pubblicazioni di atletica o di Giochi Olimpici: vidi subito il dorso rosso che annunciava «The Official Centenary History of the Amateur Athletic Association». Lo aveva pubblicato la Guinness Superlatives Limited, costava 7 sterline e 95 pence. L'autore era uno dei migliori studiosi (o detto studiosi, sai quelli che si consumano il fondo dei pantaloni, e non solo il tessuto, sulle sedie delle biblioteche sfogliando consumate pagine di giornali antichi e prendendo appunti), il suo nome Peter Lovesey. Il quale, oltre a scrivere di storia dell'atletica, aveva avuto successo come autore di una novella olimpica (Goldengirl, su cui fu girato un film) e poi di libri gialli, che furono poi utilizzati per una serie televisiva, oltre a fargli avere importanti riconoscimenti. Non era la prima volta che nella letteratura atletica inglese si trattava il tema dei Campionati AAA. Già nel 1932, in occasione dei cinquanta anni della prima edizione, Harold Abrahams (proprio lui, il campione olimpico dei 100 metri a Parigi 1924) insieme a Bruce Kerr diedero alle stampe «AAA Championships 1880-1931». Abrahams fece il bis nel 1961 con «Fifty Years of AAA Championships». Un' altra opera fondamentale per approfondire la conoscenza dei primi cinquanta anni della Amateur Atletic Association, fu scritta (1930), per volere della stessa, da Herbert Foster Pash con il titolo «Fifty Years of Progress 1880 - 1930». Mel Watman, altro pilastro della letteratura atletica British, rapito da grave malattia nel settembre dello scorso anno,  diede alle stampe (editore SportsBooks Limited) due volumi «The Official History of the AAA», uno per gli uomini (2011) e uno per le donne (2012). E in tante altre opere di autori inglesi ci sono ampie informazioni dei loro campionati.

"Accennata superficialmente la bibliografia, vorrei soffermarmi su quella prima edizione degli AAA Champs trattata da Frasca, quella del 1922, perchè a quanto ho letto fu speciale. Scrisse Lovesey (pagina 66):"Public interest the twenties pratically guaranteed a Saturday gate of 25000 at Stamford Bridge, with 30000 non unusual. In 1922, HM King George V, the AAA's Patron since 1910, attended, and the profit on the Championships topped £ 1000 for the first time". Capito tutto, vero? C'era il Re d'Inghilterra, 25000 spettatori, e alla fine un guadagno di mille sterline di quell'epoca, ed eran soldoni. Anche Frigerio lo annotò nel suo libro:"...non ricordo d'aver visto uno stadio così gremito di spettatori come quello di Londra". Watman ribadisce (pagina 45):"Graced by the presence of the AAA's Patron, King George V, and attended by a record crowd of more than 25,00, this proved to be one of the most memorable of Championships meetings. It featured the English debut of the great Finnish runner, Paavo Nurmi, who won both the 4 miles (19:52.2) and steeplechase (11:11.2), but the undoubted star of the show was Polytechnic Harries' Harry Edwards. A tall and stylish sprinter from British Guiana, he trilled the spectators with a unique treble, winning the 100y (10.0), 220y (22.0) and 440y (50.4) all within the space of one hour on a heavy track! As one besotted observer put it:"For smoothness, pace and poetry of motion it can never have bee equalled, surely". Harold Abrahams was smitten too. "He was one of the most impressive sprinter I have ever seen," he remarked...and later took the highly practical and productive step of invitting Edward's coach, the ubiquitous Sam Mussabini, to advice him". Edward era stato bronzo olimpico sia sui 100 (verdetto che secondo il photofinish fu errato) sia sui 200. E pensare che Edward aveva perduto forse i suoi anni migliori causa la prima Guerra Mondiale: all'epoca era studente in Germania, i tedeschi lo internarono in un campo fino alla fine delle ostilità.

"Giornata memorabile dunque, nella quale ebbe la sua parte anche Ugo Frigerio, che tutti in Europa volevano invitare. Il «happy-earthed Ugo», il cuor contento, come lo chiamavano affettuosamente gli inglesi sui loro giornali, era arrivato a Londra da Copenhagen dove aveva suscitato l'entusiasmo degli sportivi danesi. Quel giorno sulla pista di Stamford Bridge non mancavano i campioni olimpici di Anversa 1920. Citati Frigerio e Nurmi (tre ori e un argento), proseguiamo con il finnico Vilho Tuulos (primo nel triplo), il suo connazionale Frans Wilhelm Porhola (oro nel peso), Hannes Kolehmainen (campione di maratona).

"Resta da far luce su un piccolo mistero: ci fu solo Frigerio quel giorno, oppure c'era anche l'ostacolista Adolfo Contoli, bolognese, classe 1898, gran fisico,? La «Gazzetta» ne parlò con dettagli e lo mise pure nel sottotitolo. Marco Martini (pagina 307 del suo imponente lavoro) scrisse invece:" La stampa italiana lo dà presente, ma quella britannica non lo menziona affatto". In questo momento non ho la risposta, ma la cercherò. Contoli aveva corso a Copenhagen (secondo), quindi era con Frigerio: che abbiano viaggiato insieme a Londra? In effetti, la «Gazzetta» non pare molto precisa: per l'asta, per esempio, attribuisce la vittoria a un atleta che nella lista ufficiale dei Campionati non c'è. Questa gara fu vinta dal norvegese Hoff, che fu anche primatista del mondo, ma anche recordman dei 500 metri e finalista olimpico sugli 800! E purtroppo collaboratore convinto dei nazisti durante la loro occupazione della Norvegia.

Last Updated on Thursday, 24 February 2022 19:08
 
Do you speak English? No, ma vinciamo lo stesso anche se parliamo italiano (2) PDF Print E-mail
Sunday, 20 February 2022 00:00

Sapete dire almeno cinque nomi di atleti italiani che si sono fregiati del titolo di campione d'Inghilterra in una prova di atletica? Non fate i furbetti andando a leggere i nomi che ha messo in bell'ordine qui sotto Augusto Frasca, del quale pubblichiamo la seconda parte della ricerca sui Campionati AAA. Ad impreziosire il lavoro del nostro vicepresidente, una ricca  documentazione di immagini e di ritagli di giornale selezionati da Alberto Zanetti Lorenzetti.

Le foto, dall'alto al basso: l'olandese Berger (primo a sinistra) vince le 100 yarde - 9.9 - ai Campionati del 1930, nello stadio di Stamford Bridge. Il primo a destra è l'italiano Edgardo Toetti, secondo. I sei italiani che presero parte alla edizione 1931, da sinistra, Luigi Facelli, Nando Vandelli, Edgardo Toetti, Giacomo Carlini, Arturo Maffei e Ugo Frigerio. Una foto che abbiamo ritrovato tante volte: due tenaci rivali ma anche due grandi amici, Lord Burghley e Luigi Facelli, protagonisti di tante belle gare sui 400 ostacoli. A fianco: un salto del fiorentino Danilo Innocenti, primo nell'asta con 3.81. Le due foto si riferiscono alla edizione 1933. Infine due giornali. Il primo, dalla «Gazzetta della domenica» del 17 luglio 1938, riferisce (inviato Luigi Ferrario) delle vittorie, ben sei, e piazzamenti degli italiani. E per chiudere, l'articolo che celebra l'ultimo successo di un italiano: anno 1967, Eddy Ottoz - in bombetta, scherza il titolo - vinse le 120 yarde ostacoli in 14.0 precedendo Alan Pascoe.

alt

alt

alt   alt

alt  alt

Quel secondo successo londinese (l'autore si riferisce a Ugo Frigerio, n.d.r.) fu preceduto da due affermazioni di Luigi Facelli, 1929 e 1931, e di Alberto Dominiutti nel 1930. Patriarca dell'atletica italiana per longevità, tra i pilastri letterari della prima disciplina olimpica, nel 1933 Facelli tornò ancora una volta nella tana del leone. La belva era David George Brownlow Burghley, olimpionico sugli ostacoli bassi ad Amsterdam. Celebri, allora come adesso, ad eccezione degli ignoranti, le sfide tra il modesto soffiatore di vetri di Aqui Terme e il marchese di Exeter, futuro presidente della Federazione internazionale, dimostrando in buona sostanza come su un giro di pista in terra battuta e dieci ostacoli di mezzo tutti gli uomini possano in teoria essere uguali. Undici volte, tra Londra e il resto di gare in giro per il mondo, lord e operaio si scontrarono: sei volte s'affermò infine l'italiano.

Saremmo storicamente temerari se ai tre successi di Facelli, e ai due di Frigerio, non segnalassimo in particolare la vittoria nel 1938 di Arturo Maffei e il primato dei campionati soffiato a Luz Long, protagonisti, entrambi, nella leggendaria finale olimpica di Berlino del 1936 in compagnia di Jesse Ovens, Naoto Tajima e Wilhelm Leichum. Quel 1938 fu stagione in cui gli azzurri, con sei affermazioni, fecero della capitale britannica terra bruciata. Spettacolare, la doppietta nella staffetta 4x100, con lotta in famiglia tra i milanesi del G. S. Baracca, Elio Ragni, Tullio Gonnelli, Ezio Bertoletti, Orazio Mariani, dinanzi ai separati in casa dell'Oberdan Pro Patria, Edoardo Daelli, Gianni Caldana, Angelo Ferrario, Edgardo Toetti: vale a dire, ricomponendo gli incroci e chiudendo il cerchio, i quattro reduci del massimo risultato italiano nella specialità prima del piccolo grande miracolo di Tokyo 2021, vale a dire il secondo posto segnato ai Giochi di Berlino da Mariani, Caldana, Ragni e Gonnelli, ineguagliata lux aeterna alle spalle degli statunitensi, i neri Owens e Metcalfe e i bianchi Draper e Wykoff. Salvo errori ed omissioni, disponibili secondo correttezza a riaprire l'elenco, ecco di seguito la ricostruzione, dal 1922 al 1967, dei successi azzurri nella tana britannica, un elenco  archiviato dall'agonismo spinto e dall'insuperata aristocrazia dei Morale e degli Ottoz, in un'atletica che sapeva contemporaneamente vincere e divertirsi.

 1922       Ugo Frigerio  2 miglia            14:30.0
 1929      Luigi Facelli   400 ost.  53.4
 1930       Alberto Dominiutti      giavellotto        61,595
 1931      Luigi Facelli  400 ost.  54.6
 1931      Ugo Frigerio   7 miglia            54:09.0
 1932       Francesco Pretti 50 km   4h41:54
 1933       Luigi Facelli    400 ost.    55.6
 1933      Danilo Innocenti  asta                  3,81
 1938      G.S. Baracca Milano 4x110 y   43.2
 1938      Giuseppe Beviacqua  6 miglia             30:06.0
 1938      Adolfo Consolini  disco                43,61
 1938       Mario Romeo asta                   3,96
 1938      Arturo Maffei        lungo               7,52
 1938      Angiolo Profeti    peso                    14,06
 1951       Giuseppe Tosi      disco                  53,58
 1951      Teseo Taddia     martello           54,01
 1954      Amos Matteucci  giavellotto        61,09
 1961      Nereo Svara 120 y ost.  14.4
 1961      Salvatore Morale  220 y ost.  23.9
 1967      Eddy Ottoz    120 y ost.   14.0
Last Updated on Monday, 21 February 2022 17:43
 
Trekkenfild: quei birbaccioni di atleti che parlano solo con la bocca degli altri PDF Print E-mail
Wednesday, 16 February 2022 00:00

alt

Sul nuovo numero di «Trekkenfild» appena atterrato dall'etere nel PC della nostra redazione, Daniele Perboni e Walter Brambilla si son divisi i tasti del loro PC per scrivere a quattro mani le lamentazioni di due poveri scriba alle prese con le bizze di atleti, ma anche atletini e atleculi, infettati dal morbo della megalomania: tutti hanno bisogno del portavoce, del comunicatore, insomma di quello che gli fa da filtro con quei cattivoni dei giornalisti. Anche perchè il malvezzo di questi ultimi è, ormai da anni, quello di non potere fare a meno della cosiddetta «intervista». Quella che qualcuno di noi chiama «virgolette aperte, virgolette chiuse». E provare a spegnere l'interruttore? Vale a dire: non alzate più il telefono per cercarli, per pietire pochi minuti per ascoltare...ascoltare che poi? Lasciateli bollire nel loro brodino, commentate le loro gare, non avete bisogno d'altro, a ben vedere. Quando li incontrate al massimo dite loro: buongiorno e buonasera. Ignorateli, ignorate quelli che si comportano da granduomini, e invece stanno giocando. Ragazzi, lo sport è un gioco, e tale deve restare. Son già fortunati che questo gioco gli dà di che vivere nella bambagia, mentre tanti altri devono pedalare, magari di notte, per portare la pizza a una signora incinta che ha voglia di una quattro stagioni. Ridimensioniamo il contesto, per favore. Ci chiediamo inoltre se sia morale nel caso degli atleti che sono nei gruppi militari comportarsi in questo modo, visto che ricevono uno stipendio pagato con denaro pubblico. Non sarebbe degno di un intervento deciso da parte degli alti mandi dei vari carabinieri, poliziotti, guardie di finanza, ecc.? Oltre ad un elementarissimo problema di educazione, ma questo è pretendere troppo. E proprio sul tasto dell'educazione, un nostro amico che ha fatto il giornalista sul serio - adesso si occupa di piante, verdure e fiori - ci raccontava mesi fa di essere stato incaricato di scrivere di un atleta e si è trovato difronte all' attuale malcostume: "Se vuoi parlare con mia figlia/mio figlio devi telefonare alla signora, al signor...". Reazione composta? "Grazie, prendo nota". Mai chiamato nessuno, nè l'atleta, nè il suo mediatore di comunicazione. L'articolo però lo ha scritto lo stesso, e la resa non ne ha risentito. Daniele, Walter, provate a fare lo stesso, è tutta la vita che state in atletica, non avete bisogno delle quattro minchiate che vi possono raccontare svogliatamente dei ragazzotti/ragazzotte troppo montati. Non son tutti così, quelli educati, modesti, che san stare al mondo con garbo, ecco, dedicatevi maggiormente a quelli che lo meritano non solo per i risultati. E lasciate perdere i portaborse, saranno sempre solo portaborse.

Noi, nel senso di chi ha scelto la via dello studio, della ricerca, della valorizzazione dei principi fondanti dello sport, siamo molto contenti di non aver niente a che fare con questa malsana «modernità» che non ci appartiene, anzi che decisamente rifiutiamo. Il resto di «Trekkenfild» numero 103 è lì da leggere.

Last Updated on Thursday, 17 February 2022 23:19
 
<< Start < Prev 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Next > End >>

Page 8 of 228