Home
Message
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Viaggio al di là delle Alpi e a ritroso nel tempo: stavolta siamo nel 1910 PDF Print E-mail
Friday, 10 April 2020 16:21

Rieccoci al consueto appuntamento con le belle ricostruzioni storiche dei nostri amici della CDH della Federazione francese, quella che per molto tempo si è chiamata «La Lettre», e che a noi piace ricordare così. Sul numero nuovo, inviatoci da Gilbert Rosillo, fa spicco, come sempre, il cammeo storico scritto da Luc Vollard. Un mese fa si era occupato di quell' Henri Saint-Yves che fu avversario in varie occasioni di Dorando Pietri e degli altri grandi maratoneti del 1908 - 1909, come poi ci ha narrato Augusto Frasca. Stavolta Luc si allontana di poco da quel periodo - siamo al 1910 - per parlarci di un altro grande e longevo (gareggiò fino a 38 anni) corridore transalpino: il parigino Luis Bouchard, nato nel 10º Arrondissement, che ha sempre avuto come punti di riferimento la Gare du Nord e la Gare de l'Est, le due più importanti stazioni parigine, e oggi quartiere meta di gourmet per i suoi mercati, i suoi bar e ristoranti. Questo podista di taglia piccola (solo 1 metro e 61 centimetri) fu gran protagonista anche nel cross. Era nato il 19 gennaio1884 ed è morto il 14 novembre 1963. Adesso vi lasciamo alla storia che ci racconta Luc. 

Aggiungiamo solo una annotazione che riguarda la pubblicazione del bolletino mensile francese sul nostro sito, in un nuovo formato. Da stavolta riprodurremo sulla copertina il testo storico accompagnato dalla fotografia. Il lavoro dei componenti della CDH è vario, soprattutto per la messa a punto di materiali statistici e di aggiornamento di campionati e competizioni. Per questi rimandiamo coloro che hanno interesse a consultarli a collegarsi dirattamente con il sito francese. Questo è l'indirizzo, che comunque dovrebbe essere ben noto ai nostri lettori: https://cdm.athle.com/. Desideriamo ricordare che ormai da qualche anno il nostro indirizzo è stabilmente presente sul bollettino degli amici francesi, che ringraziamo.

 

alt

 

Dans sa rivalité avec les pros de la FSAPF, l’USFSA n’avait à craindre que les coureurs de fond. Les Siret, Saint-Yves, Orphée, Vermeulen ou Bouchard étaient effectivement de grands coureurs et seuls les deux derniers affrontèrent les Unionistes. Pour Vermeulen, ce fut en fin de carrière mais pour Lucien, dit Louis, Bouchard, cela se passa en deux temps.
Né en 1884, il débuta au SA Montrouge, coéquipier de Gaston Ragueneau dès 1902, et il fut notamment champion de France du 10000 m en 1905, quadruple recordman de France de la distance, deux fois deuxième du National en 1905 et 1906 et vainqueur par équipe en 1903 et 1904. Mais en 1907, il choisit de passer du côté de la FSAPF pour monnayer son talent. Il joua à nouveau les premiers rôles et c’est ainsi qu’il se retrouva parmi les favoris du cross international, conjointement organisé par sa fédération et le journal l’Auto le 03 avril 1910. Il s’agissait de la sixième édition et en 1905, Bouchard avait pris la quatrième place. Après quatre organisations avec l’USFSA, l’épreuve passa dans le giron de la FSAPF et, dès 1909, l’épreuve fut considérée par la presse en tant que championnat d’Europe professionnel. Bouchard l’emportant.
C’est par une belle journée printanière et devant une foule de 20 000 personnes qu’il remit son titre en jeu dans le bois de Saint-Cloud. Deux semaines plus tôt, il s’était rendu à Islington pour disputer dans l’Agricultural Hall un marathon sur une piste de 176 yards, gagnant en 2 h 36’18’’ et laissant son rival Aldridge à plus de 13 minutes ! Cela ne l’empêcha pas de prendre la tête du cross rapidement après le premier passage dans le redoutable raidillon de la Cascade et de laisser Neveu à 30 mètres, puis 100 et même 300 après la descente des lacets de Sèvres. Il restait deux boucles à parcourir et Neveu vit revenir Millot, qui le passa et se lanca à la poursuite de Bouchard.
Petit à petit, Millot, remarquablement frais, se rapprocha, tandis que Bouchard payait ses efforts du début de course et probablement de son marathon récent. La jonction eut lieu à quelques hectomètres de l’arrivée après 16 kilomètres d’effort. Le sprint fut lancé et au milieu des spectateurs enthousiastes, Bouchard, dans un ultime effort, laissa Millot à quinze mètres et l’emporta. Neveu termina troisième à près de 1’45’’ du vainqueur et avec treize secondes d’avance sur Aldridge.
Bouchard l’emportera encore en 1911 et terminera troisième en 1912. Etonnamment une scoliose le dispensera du front durant la Grande Guerre et à l’issue de celle-ci, il reprendra sa carrière sous les couleurs de l’Union, terminant au pied du podium du National en 1919 et 1921, vice champion de France du 5000 m derrière Joseph Guillemot en 1919 et devant Lucien Duquesne. Ces performances lui permettront d’être enfin sélectionné en équipe de France à quatre reprises, terminant en beauté en 1922, avec le cross de Nations à Glasgow et un 5000 m lors de Belgique-France à plus de 38 ans. Mais on le reverra encore dans l’équipe du SA Montrouge jusqu’en 1924, là où tout avait commencé au tout début du siècle.

(Crédit photo : La Vie au Grand Air)

Last Updated on Friday, 10 April 2020 17:45
 
Donato Sabia, due volte finalista olimpico, si è dovuto arrendere al virus PDF Print E-mail
Wednesday, 08 April 2020 09:00

alt  alt

A sinistra, Donato Sabia impegnato in uno dei turni eliminatori ai Giochi Olimpici di Los Angeles '84 (foto Giulino Bevilacqua). A destra, Donato fotografato non molto tempo fa nella sua città in occasione della campagna promozionale per l'evento «Potenza, città europea dello sport» (per gentile concessione di atleticalive.it)

Una tristissima notizia, che va ad aggiungersi alle troppe ed angoscianti che ci tormentano ogni giorno, ci ha raggiunto pochi minuti fa con una telefonata di Paolo Marabini, il quale ci ha informato del decesso di Donato Sabia, uno dei migliori ottocentisti che abbia avuto la nostra atletica, due volte finalista olimpico a Los Angeles '84 e a Seoul 88. Ci sovvengono tanti ricordi, mentre una tristezza pesante opprime le nostre dita sui tasti che stiamo pigiando. 

Lasciamo al nostro amico Paolo - che ringraziamo per il suo tempestivo contributo - il compito del ricordo della carriera bella, importante, ma non tanto quanto avrebbe potuta essere.

Donato Sabia non ce l’ha fatta. Il coronavirus ce lo ha portato via stanotte, a soli 56 anni, dopo due settimane di strenua battaglia nel reparto di terapia intensiva di un ospedale di Potenza. Più forte dei suoi avversari in pista, più forte della sua tempra di ex atleta - e che atleta, due volte finalista olimpico degli 800, unico italiano della storia - abituato a lottare sino all’ultimo metro di ogni gara.

Donato è stato uno dei più bei talenti che l’atletica italiana abbia mai prodotto, purtroppo frenato da tendini delicatissimi. Enfant prodige meraviglioso, si rivelò a Los Angeles ’84, quando fu quinto appunto nella finale degli 800. Poche settimane prima aveva sfiorato il record italiano di Fiasconaro, correndo a 20 anni in 1’43”88. E sui 400 corse in 45”73.

Proprio in quell’84 Sabia ha legato il suo nome anche all’atletica bergamasca e soprattutto all’ambizioso progetto dell’indimenticato Mauro Capponi, che aveva un fiuto straordinario e non ci pensò un attimo a ingaggiarlo nel suo Athletic Club, dopo essersi assicurato il siepista Mariano Scartezzini, il quattrocentista Alfonso Di Guida e, l’anno dopo, Pietro Mennea e il “miler” Riccardo Materazzi.

Donato arrivò all’Athletic Club a metà stagione, proveniente dalle Fiamme Oro. Non aveva ancora 21 anni e in dote portò proprio quell’1’43”88 siglato a Firenze il 13 giugno 1984 (a tutt’oggi terzo italiano di sempre). Bagnò la maglia dell’Athletic Club con la doppietta tricolore agli Assoluti di Roma: nel giro di poche ore, l’11 luglio vinse 400 e 800. Poi andò negli States per il debutto sul palcoscenico olimpico, con gli stessi Mennea e Materazzi. E, lanciato da un probante 1’15”33 sui 600, primato italiano, fece il botto.

A poche settimane dal compiere 21 anni, al Coliseum di Los Angeles il talentuoso atleta potentino tra il 3 e il 6 agosto mise insieme in 4 giorni 4 gare favolose sugli 800: 3° in batteria con 1’47”04, 2° nei quarti in 1’44”90, 4° in semifinale in 1’45”96 fino al quinto posto nella finale in 1’44”53, dietro a giganti della specialità come Joaquim Cruz (oro in 1’43”00), Sebastian Coe (1’43”64), Earl Jones (1’43”83) e Billy Koncellah (1’44”03).

Quattro giorni dopo, Sabia tornò in pista per la 4x400 e, grazie al suo decisivo contributo in batteria e in semifinale, l’Italia volò in finale. Che purtroppo, a causa di un affaticamento muscolare – comprensibile - non riuscì a correre: al suo posto corse proprio Mennea e il quartetto chiuse al quinto posto, dietro a Usa, Gran Bretagna, Nigeria e Australia.

Archiviata la prima bellissima Olimpiade, Sabia tirò giustamente il fiato. Poi, nei due anni a venire, complici gli infortuni le sue apparizioni si ridussero a una manciata. La sua parentesi bergamasca terminò alla fine del 1986: Donato riparti’ l’anno dopo dalla Pro Patria Osama, ma era più acciaccato che sano. Si logorò quasi subito quei tendini di seta e, pur allenandosi pochissimo, a Seul ‘88 entrò un’altra volta in finale sugli 800 ai Giochi finendo settimo. Fu di fatto l’ultimo acuto - un vero capolavoro - di una carriera comunque incompiuta, non priva di rimpianti.

 

Last Updated on Thursday, 09 April 2020 09:15
 
Storia dell'atletica a Madrid: un interessante blog in lingua spagnola PDF Print E-mail
Tuesday, 07 April 2020 17:44

Non serve una memoria lunga per ricordare che più o meno una decina di giorni fa, forse meno, abbiamo pubblicato un articoletto, in spagnolo, che dava notizia di un club di giocatori di football e di camminatori / corridori fondata a Madrid nel 1897. Parrebbe essere la prima società di sport pedestre. Adesso un altro amico di quelle parti, Agustin Pérez Barroso, membro della Associazione degli statistici spagnoli (A.E.E.A.) ci ha segnalato un suo blog nel quale sta ricostruendo, pian pianino, la storia dell'atletica nella capitale madrilena. Fra notizie, risultati, belle foto antiche, Agustin ha ricostruito, per ora, le vicende atletiche di quella importante e bella città dagli esordi di fine Ottocento - primi Novecento fino al 1922.

Chi ha curiosità per le vicende storiche anche al di fuori di quelle del nostro orto casalingo può dilettarsi su questo indirizzo https://historia.atletismo.madrid.over-blog.com/. Spenderà piacevolmente il suo tempo.

Last Updated on Tuesday, 07 April 2020 18:04
 
L'articolo di Zanetti Lorenzetti su Aldo Falconi in una pubblicazione in Franciacorta PDF Print E-mail
Monday, 06 April 2020 13:00

alt

Quattro settimane orsono abbiamo ricordato in questo spazio poverello i cento anni (1920 - 2020) della nascita di un Uomo (la lettera iniziale maiuscola è voluta) che ha percorso un bel tratto di strada della sua vita a braccetto con l'atletica leggera. Ed è proprio l'atletica che, in questi giorni tanto avari con la nostra vita individuale, quanto, e soprattutto, inattesi, ci viene in soccorso. Almeno a coloro che, anche, di atletica si sono cibati nella loro esistenza. Alberto Zanetti Lorenzetti, socio, amico, ricercatore, scrittore, ha ricordato la figura di un atleta bresciano, dalla carriera sportiva a 360 gradi: atleta, dirigente, mecenate, organizzatore, divulgatore. Aldo Falconi, questo era il suo nome. Alberto ne ha delineato sapientemente i contorni, offrendo il suo lavoro all'Archivio Storico dell'Atletica Italiana «Bruno Bonomelli», come ha sempre fatto con correttezza e dedizione al di sopra di ogni interesse personale.

Ci fa quindi particolarmente piacere che un suo scritto sia stato ripreso da una pubblicazione non collegata a noi. Sicuramente c'è lo zampino del dott. Bernardo Falconi, figlio di Aldo, che noi ringraziamo per la sua attenzione. La pubblicazione esce in Franciacorta (profumo di buonissimi vini che emanano dalle tante rinomate cantine, bianchi, rossi e bolline che, come canta il superlativo Paolo Conte nella canzone «Bartali», "i francesi ci rispettano che le balle ancora gli girano", di bollice parliamo in questo caso non di ciclismo) si chiama «Il Punto», diffonde nella vasta area di Francia Curta un bel numero di copie, ed è letto colà, ovviamente, da molti . Orgogliosi di questo articolo? Sì. Presuntuosi? No.

Grazie a Bernardo Falconi e ad Alberto Zanetti Lorenzetti.

alt

Last Updated on Monday, 06 April 2020 14:32
 
Trekkenfild numero 80: dove si parla davvero di tutto un po', complice il virus PDF Print E-mail
Friday, 03 April 2020 15:41

alt

Scegliete voi: avete da leggere, buona lettura!                                                                                                                      

Last Updated on Friday, 03 April 2020 15:58
 
<< Start < Prev 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Next > End >>

Page 9 of 188