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Trekkenfild numero 91: attualità, commenti, situazioni dell'atletica italiana PDF Print E-mail
Friday, 05 March 2021 00:00

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Noi, intediamo dire A.S.A.I. per essere più chiari, ci occupiamo del ieri e dell'altro ieri. La nostra organizzazione nacque 27 anni fa con questo proposito e lo scrivemmo nella nostra costituzione (lettera iniziale minuscola). Trekkenfild, pubblicazione telematica, ideata nove anni fa, dedica i suoi spazi all'atletica di oggi, pur ripescando, di tanto in tanto, articoli storici, nazionali e internazionali, che videro la luce, negli anni '60 e '70, su una delle due riviste che scaldavano il cuore e fortificavano la cultura degli appassionati di atletica del nostro allungato stivale, con appendici isolane. Sepolta una, in stato semicomatoso l'altra, in nome del grande progresso culturale dell'atletica leggera italiana. E quindi si naviga a vista, con iniziative personali che almeno hanno il grande pregio di essere indipendenti nel senso pieno del sostantivo «indipendenza».

Fra noi e Trekkenfild c'è un patto di reciproco aiuto: noi mettiamo sul nostro sito un richiamo quando pubblicano un numero nuovo; loro dedicano una «finestra» per ricordare che esiste l'Archivio Storico. E ognuno per la propria strada, in amicizia! Oggi segnaliamo ai nostri lettori il numero che abbiamo ricevuto un paio di giorni fa: attualità agonistiche, commenti, interviste, segnalazioni di situazioni locali che riguardano impianti di atletica, l'Arena Civica di Milano, ancora una volta al centro di qualche strana situazione.

Last Updated on Friday, 05 March 2021 09:44
 
Enzo Cavalli, un paio di storielle romane, vissute e raccontate da Giorgio Lo Giudice PDF Print E-mail
Wednesday, 03 March 2021 00:00

Debutta come nuovo socio dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli", Giorgio Lo Giudice, tutta la vita spesa nel giornalismo sportivo, grandissima parte alla redazione romana della «Gazzetta dello Sport». Gli diamo il benvenuto: ci fa molto piacere che Giorgio abbia aderito (in verità era già stato socio per un breve periodo anni fa, poi ci eravamo persi di vista). Giorgio «debutta» raccontandoci due storie di atletica romana, storie vissute, storie che non si trovano nei paludati e barbosi libri di atletica, asettici come sale operatorie d'ospedale. Vogliamo forzagli la mano: raccontaci altre storie, Giorgio, di quella atletica che a Roma viveva gli anni di vigilia della grande edizione dei Giochi Olimpici del 1960. Giorgio ha vissuto l'atletica in senso totale: atleta (mezzofondista), assistente tecnico, poi allenatore, dirigente di club, giornalista. E sempre con generosità, col core in mano, da buon romano di Campo de' Fiori.

Intanto leggetevi queste due storielle.

Abbiamo saccheggiato una foto dalla FIDAL, che ringraziamo: un colloquio serrato fra Primo Nebiolo e Alfredo Berra, che fu, con altri, promotore del movimento di Rinnovamento della Federazione di atletica verso la fine degli anni '60

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Se volete, vi racconto un bell'aneddoto che riguarda Enzo Cavalli e l'ambiente romano di quegli anni '50 che precedevano i grandi Giochi Olimpici del 1960. In questo caso niente sigaro e tranquillità, ma una baldoria perfino un po' eccessiva! Per festeggiare il risultato di Enzo che aveva superato per la prima volta i 15 metri, suo padre, friulano doc, invitò a cena alcuni di noi, oggi si direbbe del «cerchio magico». C'erano il giornalista Alfredo Berra, il nostro punto di riferimento culturale, il sottoscritto, il mezzofondista Attila Viragh, il fratello di Enzo, buon velocista, lui purtroppo scomparso. Morale: molte, anzi troppe bevute. Non reggevamo nessuno ed il padre ci invitò a dormire lì, aveva due stanze libere. Io mi sentii male ad un certo punto e con voce strozzata dissi "Attila famme passà" per andare di corsa al bagno a vomitare tutto il bevuto e di più, mentre gli altri, mortacci loro, si scompisciavano dalle risate essendo ubriachi fradici. Insomma una bella serata, a tasso alcolico elevato.

Due giorni dopo, su indicazione di Berra, Enzo e io andammo a trovare un certo dottor Bini, medico al Fatebenefratelli. Io mi presentai come dirigente in quella circostanza, poi Enzo Cavalli, Berra e il dottor Bini si misero a conversare di salto triplo. Come mai? Avevamo di fronte colui che era stato il primatista italiano prima di Enzo, colui che con i colori del GUF Roma aveva detenuto il record, primo italiano a superare i 15 metri (15,01). Fu molto bello e commovente. Ovviamente nessuno si preoccupò di scrivere due righe per qualche giornale, stranamente neppure Berra; a quei tempi non si usava fare certi tipi di articoli.

Altra storia, di qualche anno dopo. Fu invece un pò imbarazzante quando Peppe Gentile levò il record ad Enzo. Eravamo alla Farnesina ed era stata chiesta una gara di triplo appositamente per lui da parte del CUS Roma, per provare il record che in allenamento era stato un paio di volte superato ampiamente. Due atleti in gara, Gentile e Prestipino (ora marito di Liana Orfei). Giudice arbitro Gigi Meschini. Uno spettatore: il sottoscritto, oltre all'allenatore di Gentile, Gigi Rosati, il quale venne invitato senza tanti complimenti dallo stesso Meschini  ad andare sulla tribuna (circa 5 metri) per dare i suoi consigli tecnici.  Allora si usava così. Da una parte anche Enzo ,che aveva avuto notizia delle misure di Peppe in allenamento, stava lì a guardare con finta noncuranza (era il secondo spettatore). Qualcuno che correva e si allenava ogni tanto si fermava un momento a guardare per riprendere subito a correre per i fatti propri. Primo salto nullo di pochissimo, ma si capiva che era molto lungo e ben oltre i 16 metri. Secondo salto con il record, 16,17, superando Enzo che aveva ottenuto qualche anno prima 16,10 , questo lo ricordo bene. Enzo si avvicinò e chiese la rimisurazione a Meschini, che lo guardò per un istante quasi offeso, poi diligentemente rifece la misurazione che dette ovviamente lo stesso responso. Era partita la rincorsa di Gentile ai vertici mondiali.

Ricordo che telefonai ad Alfredo Berra da casa mia (solo telefono fisso a quei tempi) e scrissi in pezzullo per «Paese Sera», chiamando Mimmo De Grandis, mio amico che era il coordinatore dello sport insieme a Momo Dietrich che era il responsabile dell'atletica, fregando ovviamente il «Corriere dello Sport» e la Fidal che lessero tutto dal giornale il giorno dopo. Bello no?

Last Updated on Wednesday, 03 March 2021 10:50
 
Enzo Cavalli, un uomo fatalista che guardava l'atletica col toscanello fra i denti PDF Print E-mail
Monday, 01 March 2021 00:00

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Dopo la pubblicazione della nuova edizione delle liste italiane ogni tempo relative al salto triplo, abbiamo ricevuto  alcune cordiali linee dall'amico Luc Beucher, componente della Commissione Documentazione e Storia della Federazione francese. Ha scritto Luc:

Hello everyone,

A big thank you to Enzo and.....Enzo for this remarkable work of memory concerning the "all time" of the Italian triple jump !!!  Giuseppe Gentile, Donato Fabrizio......and Enzo Cavalli. Martinez Magdelin, La Mantia Simona, May Fiona, Lah Barbara......We shoud quote them all - "Il faudrait les citer tous !!!" Nice day to all and......Mille Grazie !

Accanto ai nomi di Gentile e  di Donato, Luc ha citato quello di Enzo Cavalli, e bene ha fatto: Enzo, a partire dalla metà degli anni '50, è stato, a nostro giudizio, l'atleta che ha contribuito a innalzare il salto triplo a livello internazionale. Nei precedenti 50 - 60 anni, prima della sua entrata sulla scena dell'atletica, questa disciplina non ci aveva regalato grosse, e neppure piccole, soddisfazioni. Poi, un bel giorno dei primi anni '50 apparve un ragazzo alto, robusto, friulano di  nascita, 1937, ma trasferito a Roma con la famiglia. Aveva 15 o 16 anni, non ricordiamo con esattezza, quando vinse i Campionati Studenteschi nella Capitale: prima disciplina il salto in alto, gli studenti nei salti o facevano l'alto o il lungo.

Quasi contemporaneamente al messaggio di Monsieur Beucher, ci è stato recapitato via posta elettronica il ricordo di un amico che conobbe Enzo per pochi minuti ma non lo dimenticò mai. Ha scritto questo amico, che non vuole firmarsi :"Scorrendo le vostre chilometriche liste del salto triplo (complimenti ai compilatori!) ho visto il nome di una persona che ho casualmente conosciuto tanti anni fa nel mio paesello. Allora non sapevo chi fosse, era uno dei vari dirigenti federali mandati sù da Roma. Adesso ho scoperto che fu uno dei migliori specialisti di questa disciplina ai suoi tempi: Enzo Cavalli. Ecco come lo conobbi. Era il mese di agosto del 1995. I miei amici del G.S.Montegargnano, organizzatori della corsa podistica internazionale «Diecimiglia del Garda» avevano accettato l'oneroso - e poco gratificante - incarico di tenere a Navazzo l'incontro di mezza maratona fra atleti sotto i 23 anni. Partecipavano alcune nazioni, avrebbero dovuto essere sei ma alla fine si presentarono in quattro: Russia, Germania, Italia e un gruppetto di svizzeri che stavano tutti in una sola auto invece dei 16 previsti. L'Italia, per tappare buchi presentò due squadre, una A e una B. Il clima non era dei più distesi fra organizzatori locali, comunque signorili ospiti come sempre, e i «federali».

"La segreteria organizzativa era installata in una sala dell'allora Hotel Roccolino, oggi Lefay Resort and Spa, da anni considerato uno dei primi dieci resort del mondo, ho detto del mondo. Io ero a disposizione per ogni necessità: accompagnare le squadre ai loro alberghi, ritirare materiale, portare gli atleti a vedere il percorso, insomma mi rendevo utile. Quando ero in ufficio, di tanto in tanto uscivo dalla stanza per andare a fumare, e in una di queste uscite incontrai il signor Cavalli e scambiai qualche frase con lui. Sedeva su una panchina, in un rialzo naturale del terreno, tutto solo, guardava il magnifico panorama del lago, e fumava un mezzo sigaro, quello che tutti hanno sempre chiamato «toscanello». Sembrava il ritratto della tranquillità. E glielo dissi: dentro i suoi colleghi sono agitati e lei sembra non squassarsi minimamente. Mi rispose più o meno così:«Non si preoccupi di quelli lì, è solo inutile rumore per far vedere che esistono, che fanno qualcosa. Sa, io sono nella Federazione di atletica da molti anni, e lo so bene: teatro, teatro di periferia. E per questo teatro, io dovrei perdermi questo bellissimo spettacolo del vostro lago?»Non ho mai dimenticato l'uomo con il toscano che guardava serenamente il lago".

Non si potrebbe fare miglior ricordo di Enzo Cavalli, che parecchi di noi dell'A.S.A.I. hanno avuto modo di conoscere, frequentare, alcuni hanno collaborato con lui, che fu dirigente del Settore tecnico. Fatalista? Diremmo realista, osservatore di questo mondo sportivo dal didentro delle sue incrostazioni burocratico-organizzative. Molto fumo, poco arrosto, molto rumore per nulla detto shakespearianamente. Enzo osservava con disincanto, come su quella panchina dell'Hotel Roccolino, sul lago di Garda.

Recentemente, rovistando per trovare materiale per una delle nostre ricerchine, ci eravamo soffermati su una fotografia pubblicata nel febbraio del 1957 sul numero 3 di «Atletica», quindicinale della Federazione. La foto era stata scattata nell'impianto di Formia qualche giorno prima, in occasione di un raduno di saltatori specialisti del triplo che si era tenuto fra il 2 e il 6 febbraio. Ricordiamo quei giovanotti e gli allenatori federali che ne curavano la preparazione nei raduni. In piedi, da sinistra, Alessandro Andaloro, l'allenatore Elio Ragni, Alberto Giacomoni, con la tuta Italia Enzo Cavalli, che era già primatista nazionale dall'anno precedente con 15 metri e 24 centimetri, l'allenatore Gino Pederzani, eccellente saltatore in lungo ai suoi giorni, altro allenatore poliedrico atleta attivo fino dopo la Guerra, il vivacissimo siciliano Peppino Russo, poi il romano Governatori, Giuseppe La Nave e Carlo Cappelletti. I tre in basso, Giovanni Bellani, Franco Lachi e Elio Pollaci. Nella convocazione c'erano anche i nomi di due altri atleti che negli anni successivi sarebbero stati protagonisti della specialità; Pier Luigi Gatti, di Cornigliano, e Giorgio Bortolozzi, di Treviso. Forse non parteciparono al raduno, o forse non parteciparono alla foto, non sappiamo.

Last Updated on Monday, 01 March 2021 10:52
 
Salto triplo: le liste di ogni tempo a fine 2020: uomini e donne, indoor e outdoor PDF Print E-mail
Monday, 22 February 2021 00:00

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Enzo Rivis e Enzo Sabbadin, i nostri due soci che, ormai da anni, tengono aggiornati i numeri dell'atletica italiana sul nostro sito, ci hanno fatto pervenire la nuova compilazione delle liste nazionali di tutti i tempi per la disciplina del salto triplo, uomini e donne, all'aperto e al coperto. Il loro lavoro aggiorna questo malloppo di compilazioni al 31 dicembre 2020. Nel messaggio accompagnatorio ci hanno informato che le nuove prestazioni del 2020 (pochine data la incombente situazione sanitaria che ha decurtato drasticamente l'attività a tutti i livelli) sono evidenziate in rosso. I limiti sono rimasti quelli precedenti, per cui sono aumentate le performances e gli atleti/e nelle liste. Ci sono adesso, nelle liste all'aperto, 316 maschi con almeno un salto oltre i 15 metri e 309 femmine sopra i 12 metri. Poi ci sono le prestazioni aiutate dal vento sopra i convenzionali 2 metri al secondo, e le liste per i risultati ottenuti in pista coperta. Un bel pacchetto di centinaia di prestazioni e di nomi. Queste compilazioni presero avvio in occasione di una iniziativa che aveva fra i promotori il nostro Archivio Storico: si voleva ricordare le storiche giornate di ottobre 1968 quando Giuseppe Gentile mise il suo sigillo su due primati del mondo, e, attorno a lui, ci furono tutti gli atleti italiani che avevano superato i 17 metri (son rimasti sei a tutt'oggi), e non solo loro. Un piccolo chiarimento: non è che per noi esista solo questa specialità dell'atletica - e infatti abbiamo liste ogni tempo per tutte quante -, si tratta della «eredità» di quella iniziativa, in occasione della quale i nostri statistici compilarono delle liste «speciali» per una occasione «speciale». Vennero allora pubblicate in un libro, edito da un nostro socio, dedicato a Gentile e alla storia del salto triplo; inseguito, grazie alla disponibilità di Rivis e Sabbadin abbiamo pensato di renderle disponibili in forma permanente a tutti gli appassionati di atletica. Questo lavoro viene aggiornato una volta l'anno.

Da allora, le lunghissime compilazioni sono sempre disponibili su questo nostro sito: a sinistra della pagina di accesso, alla voce Liste italiane di ogni tempo ci sono quattro sottotitoli dedicati espressamente alla specialità: triplo uomini, triplo donne, pista coperta uomini, pista coperta donne.

Nella foto, il ritaglio del «Giornale di Brescia» del 5 luglio 1984: il giorno precedente Dario Badinelli, sulla pedana del Campo Scuole bresciano, saltò 16.81 e si guadagnò con pieno merito la partecipazione ai Giochi Olimpici di Los Angeles. Dario fu atleta di specchiata limpidezza, in epoca in cui sulla pedana del triplo, e non solo su quella, se ne vedevano...di tutti i colori. E accanto a Dario c'è sempre stato Erminio Rozzini, un uomo di saldi principi etici e un allenatore di solida preparazione tecnica.

Last Updated on Monday, 22 February 2021 16:46
 
Insubria o Mediolanum? A chi spetta la primogenitura della ginnastica femminile? PDF Print E-mail
Saturday, 20 February 2021 00:00

Stavolta parliamo di donne. E non è assolutamente una battuta un po' sciocchina. Alberto Zanetti Lorenzetti, avendo smesso di esercitare la sua professione che aveva come priorità la salute dei suoi concittadini di Gambara, Bassa Bresciana, si è ritagliato tempo per dedicarsi alla sua passione: la ricerca, lo studio dei primi passi dello sport nel nostro Paese, l'atletica in particolare. Alberto è un ricercatore vero, non un dilettante allo sbaraglio, o un banale scopiazzatore di robe cotte, decotte, e scarsamente originali, oppure di aneddoti triti e ritriti. Alberto, in totale sintonia d'intenti con lo spirito della nostra piccola associazione, ricerca, consulta, acquisisce documenti, sfoglia, studia, assembla. E ce ne ha dato un saggio durante l'anno 2020 con una serie di storie familiari e sportive su atleti dei primi decenni del XX Secolo.

Alberto oggi ci accompagna alla scoperta dei primordi dell'attività sportiva delle donne italiane. Non dimenticate che  a quei tempi l'atletica era tutt'uno con la ginnastica, oppure si parlava di sport pedestre o podismo, ovviamente per indicare la corsa. Non possiamo fare a meno di riandare col pensiero alle ricerche di Marco Martini su questo argomento, testi poi pubblicati in alcuni piccoli libri autoprodotti. Sottilmente ironico il titolo di una di queste ricerche:«Gonna pantalone o calzoncini corti?», per fotografare lo spirito dei tempi. Negli ulrimi anni sono stati pubblicati alcuni libri sul tema: citiamo «Più brave per forza» di Cristina Falco, «Donna è Sport 1861 - 2011» corredato da una attrattiva ricerca iconografica, e un recente (2019) «Donna e Sport», lavoro che raccoglie contributi diversi coordinati da Sergio Giuntini (nostro apprezzato socio), Maria Canella e Ivano Granata. Questo non esaurisce certamente la bibliografia sul tema dello sport e della donna. Adesso si aggiunge questa ricerca su un argomento puntuale investigato da Alberto Zanetti Lorenzetti, nel tentativo di chiarire una «primogenitura».

Le fotografie, in senso orario: siamo nel 1904, le signorine dell'Insubria che parteciparono al Concorso nazionale di Firenze; ancora una foto dell'Insubria Milano; siamo nel 1907, nel terreno del Veloce Club, e le ragazze sono le affiliate alla Mediolanum, in occasione del decennale della fondazione della  loro Sezione femminile; e da ultimo, ancora una foto della Mediolanum, probabilmente durante una escursione «fuori porta», attività allora molto frequente

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La prima fu...vero? Beh,sì. Oppure, no. Forse. Parliamone

di Alberto Zanetti Lorenzetti

Qual è stata la prima società ginnastica femminile autonoma, ovvero indipendente e non sezione di una società maschile? E’ l’Insubria Milano, vero? Beh, si. No. Forse. Parliamone…

Approfondiamo il tema partendo dalle informazioni che fornisce «Il Ginnasta». Nel numero 8-9 del 1908 il bollettino della Federazione Ginnastica Nazionale Italiana cominciò una rassegna delle società iniziando proprio con questa associazione femminile milanese, non per galanteria ma perché “per prima ha risposto al nostro appello” per la nuova rubrica sulla storia delle società federate. A partire dal 1898 e pochissimo tempo dopo le cannonate del generale Bava Beccaris contro la dimostrazione popolare per gli aumenti del prezzo del pane, l’attività della nuova associazione iniziava presso “lo splendido soggiorno del Monte Tabor, all’antica barriera di Porta Romana, appartenente all’associazione maschile Forza e Coraggio e da questa gentilmente concesso”, mentre per l’inverno erano a disposizione le palestre e i cortili della Scuola Normale Statale “Gaetana Agnesi” e della Regia Scuola Tecnica Femminile "Teresa Confalonieri", istituti che ci portano alle figure di Maria Cleofe Pellegrini e di Regina Terruzzi.

La prima fu da subito al vertice della dirigenza – tutta al femminile – dell’Insubria, lasciando nel 1903 l’incarico ad Anna Böhm e restando nella società come presidente onorario. La seconda era nata a Milano, figlia di un eroe delle Cinque giornate del 1848. Viene ricordata per essere stata particolarmente attiva riguardo al miglioramento della condizione sociale femminile, avendo tra l’altro partecipato nel 1893 alla fondazione della «Lega per la tutela degli interessi femminili». Politicamente fu mazziniana, nazionalista, socialista e interventista. E’ stata una delle nove donne che il 23 marzo 1919 fu in piazza Sansepolcro per la fondazione dei Fasci di combattimento, iniziando un rapporto talvolta di affinità, in altri casi conflittuale con il movimento, poi diventato partito, fascista.

Facciamo un passo indietro e diamo lettura a quanto scrisse il «Corriere della Sera» il 3 aprile 1897: “Da molto tempo si parla e si discute della necessità dell’educazione fisica della gioventù che ha avuto qualche risultato per l’elemento maschile, ma non per quello femminile, sebbene tutti riconoscano il bisogno e il dovere di preparare delle madri sane e robuste, se non si vogliono avere figli malati e deboli. Quello che si fa nella scuola per l’educazione fisica della donna è poco in confronto a quello che si dovrebbe fare”. L’inizio dell’articolo era l’introduzione alla notizia che la «Lega per la tutela degli interessi femminili», la Mediolanum (società ginnastica maschile sorta un anno prima) e l’insegnante Amelia Mazzucchetti Cavaleri, si erano accordate per la creazione di una commissione incaricata di dar vita a una sezione femminile del sodalizio milanese. L’elenco delle insegnanti facenti parte di questo organismo comprendeva anche i nomi di Maria Cleofe Pellegrini e Regina Terruzzi, che evidentemente poco tempo dopo abbandonarono la Mediolanum.

I lavori procedettero spediti, tanto che venti giorni più tardi il foglio milanese tornò sull’argomento: “Ieri alle 16 nel Castello Sforzesco si inaugurò la Società femminile per l’educazione fisica. (…) Plaudiamo di cuore alla nuova Società e le auguriamo di procedere sciolta da qualsiasi vincolo, pur conservando grata memoria dei suoi genitori, padre Mediolanum e madre Lega”.

L’articolo lascia intendere che ciò che era nato avesse una certa autonomia dalla Mediolanum maschile. Una situazione che trova conferma nel «Ruolo d’anzianità delle società federate» periodicamente pubblicato dal Ginnasta, nel quale leggiamo che l’iscrizione alla Federazione dell’Insubria risale al 28 luglio 1902, preceduta di 19 giorni da quella della Mediolanum femminile, una adesione che rimarcava l’indipendenza dal sodalizio maschile, già nei ruoli federali dal 1898. Quindi, a differenza di tante altre società che avevano una sezione maschile ed una femminile ma che provvedevano ad una unica affiliazione, la Mediolanum ne eseguiva due, iscrivendo altrettanti delegati federali e indicando indirizzi della propria sede diversi. Alla ricorrenza dei dieci anni di fondazione della società, nel 1907, la signora Mazzucchetti Cavaleri era presentata come presidentessa e fondatrice dell’associazione. L’altro presidente, quello della Mediolanum maschile, era il noto ginnasta già della Forza e Coraggio e della Pro Patria Alberto Alberti, che sarebbe stato a capo del sodalizio fino al 1920.

Per cui, qual è stata la prima società ginnastica femminile autonoma, ovvero indipendente e non sezione di una società maschile? E’ la Mediolanum, vero?. Beh, si. No. Forse. Parliamone…

Last Updated on Saturday, 20 February 2021 18:49
 
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