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Giovanni e Giordano Cottur, una storia familiare che racconta non solo di biciclette PDF Print E-mail
Saturday, 20 November 2021 00:00

 

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Nella prima foto in alto a sinistra, la partenza di una gara podistica a Triestre nell'ottobre del 1912; nei due medaglioni Giovanni Cottur e Ferruccio Albanese, padre di Albano, che fu il miglior ostacolista sui 110 subito dopo la fine della Guerra e fino alla metà del '50. Vestì i colori di vari club, tra i quali Atletica Brescia (una sola stagione) e G.S. Gallaratese, poi chiuse con la Giovinezza Trieste, dove aveva iniziato. A destra l'intera pagina dello «Sport Illustrato» dedicata al Giro di Trieste del 1920, vinto da Giovanni Cottur (corsa) e Giusto Umek (marcia). Infine una immagine del film «Totò al Giro d'Italia» girato nel 1948: l'indimenticabile attore attorniato da Gino Bartali, Fausto Coppi, con il maglioncino a losanghe da Giordano Cottur, e ultimo a sinistra da Fiorenzo Magni

Seconda parte della ricerca del nostro socio Alberto Zanetti Lorenzetti dedicata alla famiglia triestina Cottur, Giovanni padre e Giordano figlio. Due sportivi, il padre a inizio del secolo XX con cross e podismo ma anche ciclismo, il figlio a metà del secolo scorso fu uno dei migliori ciclisti nella scia di Coppi e Bartali, un pedalatore che diceva sempre la sua nelle corse a tappe. Professionista fra il 1938 e il 1950, Giordano Cottur concluse tre Giri d'Italia al terzo posto e vinse cinque tappe. Corse anche alcune edizioni del Tour de France. Nell'articolo che segue si prende in considerazione, prevalentemente, l'attività sportiva del padre Giovanni, fra il 1913 e il 1920.

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Una sparuta pattuglia di atleti triestini prese parte alla “Olimpionica atletica internazionale”, disputata all’Arena di Milano in due giornate (11 e 12 maggio 1913), organizzata dalla F.I.S.A. e dalla «Gazzetta dello Sport». Erano in programma gare su pista e pedane, la maratona di corsa e marcia, la “Corsa delle nazioni”  e l’esathlon federale. Gli atleti francesi diedero un bella batosta agli italiani, imponendosi in otto gare. Protagonista della manifestazione fu il grande campione transalpino Geo Andrè, vincitore anche del salto in alto con rincorsa, gara in cui il più completo degli atleti triestini Giovanni Lorenzetti (Juventus Trieste) si classificò al 3.o posto. Il migliore dei velocisti giuliani, Vittorio Tommasini (Edera Sportiva), vinse la decima batteria dei 200 metri in 25”2/5.

Nella presentazione dell’evento la «Gazzetta dello Sport» scrisse: “La gara delle cinque miglia si può considerare come un campionato nazionale sulla distanza”. Erano impegnati i migliori atleti italiani ad eccezione di Carlo Speroni, che aveva gareggiato nella maratona. La vittoria andò al bergamasco Alfonso Orlando, seguirono all’arrivo Luigi Allievi e Pietro Austoni. Giovanni Cottur fu autore di una prova maiuscola classificandosi al quarto posto, davanti ad Armando Pagliani e Angelo Malvicini, atleti di valore segnalati fra i possibili vincitori in sede di pronostico sulle colonne della «rosea» dall’ex marciatore (ormai divenuto autorevole penna del giornalismo sportivo) Arturo Balestrieri , che si salvò in corner affermando “fra i partenti figurano delle individualità che non si sono ai misurate con le lombarde più note. Pertanto ad eccezione dei primi due posti non dovrebbe sorprendere l’arrivo di qualche corridore meno quotato o meno conosciuto”.

Il meno quotato o meno conosciuto triestino si impose a Padova in un 5.000 metri corso in piazza Vittorio Emanuele II battendo il più quotato o più conosciuto Biscuola, per poi schierarsi, il 31 agosto a Trieste, al via della gara di corsa sulla distanza di 30 km (dall’ippodromo, ridotto a un pantano da un violentissimo acquazzone, a Noghere e ritorno) dove era presente anche il miglior fondista italiano, Carlo Speroni. Cottur riuscì a resistere fino al 20.o km, poi dovette cedere al bustocco riuscendo comunque a precedere il pur ben quotato Fraschini.

Nel febbraio 1914 si sposò, e in quell’anno, a testimonianza che i successi podistici non l’avevano staccato dal mondo delle due ruote, aprì un negozio dove riparava biciclette e costruiva telai. Il quotidiano triestino «Il Piccolo» del 20 aprile riportò la notizia della sua vittoria nel IV Cross Country Ciclistico (Campionato Federale) organizzato dall’Unione Velocipedistica Triestina. Seguirono successi podistici nell’attività entro i confini dell’Impero, quali il 10.000 metri vinto il 18 maggio – sei giorni prima della nascita del figlio Giordano – a Cormons in 35’23” battendo ancora una volta Antonio Bertola (il tempo sembrerebbe corrispondere al 35’23”6 segnalato da fonte austriaca), la corsa pro Lega Nazionale disputata a Ronchi e la trasferta di fine giugno a Vienna. Difficile ricostruire i risultati conseguiti nella capitale austriaca. Una prima traccia la si trova su «Il Piccolo» del 4 giugno 1920, in un articolo che sintetizzava la carriera di Cottur: “Vinse oltre 120 premi individuali nelle corse di fondo, di mezzo fondo e nei cross country, che sono la sua specialità, aggiudicandosi ripetutamente il titolo di campione triestino nel Giro di Trieste, di campione della Federazione Sportiva Interregionale e vincendo in molte gare internazionali, fra cui nella riunione atletica di Vienna, ove giunse ottimo secondo dietro il campione del mondo Felix Kwieton”.

Kwieton non era certo campione del mondo, ma un buon atleta che iniziò l’attività sportiva nello sci di fondo, conquistando il titolo nazionale nel 1902 e 1905. Passò alle gare di mezzofondo in atletica vincendo i Campionati nazionali dei 1500 metri nel 1911 e dei 5000 metri nel 1913. Prese parte ai Giochi intermedi del 1906 nei 1500 metri e nella gara sulle 5 miglia senza qualificarsi per la finale, mentre nella gara della maratona fu costretto al ritiro. Sempre nella maratona prese parte alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, classificandosi ventesimo. Nella lista dei primati austriaci del 1910 risultava detentore del record dei 400, 500, e 1.500 metri, miglio, 2 miglia e 5 miglia.

Il 21 giugno 1914, con il tempo di 16’19”6, Cottur vinse la gara dei 5.000 metri, probabilmente la stessa gara che Giuliana Fantuz riporta essere stata vinta a Vienna, ma il 28 giugno, in 16’19” davanti all’inglese Mac Farland e all’austriaco Haidegger. Erano i giorni dell’attentato di Sarajevo, la vicenda scatenante l’inizio della Grande Guerra. L’aver perso un occhio gli evitò il richiamo alle armi, risparmiandogli il triste destino dei giovani triestini mandati a combattere contro i russi nel tritacarne della Galizia.

Già prima dell’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra i segni di difficoltà creati dal conflitto si facevano sentire e «Il Piccolo» del 28 settembre 1914 citò lo svolgimento di una manifestazione ciclo-podistica pro-disoccupati all’ippodromo triestino di Montebello dove Cottur corse i 10.000 metri in 35’30”1/5 battendo in una gara ad handicap Luigi Guidi e Umberto Ciocchiotti. Sempre «Il Piccolo» nell’edizione del 1 marzo 1915 descrisse il Campionato federale di cross country per la stagione 1915-1916 con Cottur autore di una poderosa volata che piegò la resistenza di Piero Clocchiatti e Guido Quassi.

Inevitabilmente l’attività agonistica si fermò, riprendendo sotto la bandiera dello sport italiano nel 1919 con i successi giuliano-dalmati ai Campionati nazionali nella più breve e nella più lunga gara del programma di atletica, ad opera dell’istriano Vittorio Zucca nei 100 metri e del triestino Giusto Umek nella maratona di marcia. Ma non si hanno notizie riguardanti Cottur, che torna a far parlare di sé all’inizio del 1920, nella Traversata notturna di Trieste del 31 gennaio vinta dal sergente maggiore del 5.o Bersaglieri Vincenzo Zonna, con Cottur classificato in seconda posizione.

Il 28 marzo 1920 tornò al successo nel Giro di Gorizia battendo il goriziano Lipizzer e il bresciano Giuseppe Breda. Al campo di Siana di Pola il 5 aprile si impose nei 5.000 metri davanti ad Antonio Susnich (Olympia Fiume) ed Ernesto Tercovich (C.S. Internazionale). Nella stessa manifestazione si esibì il velocista Zucca, ormai in odore di convocazione olimpica. La preparazione per i Giochi di Anversa coinvolgeva anche il ciclismo, che in maggio aveva nel negozio di Cottur, in via Udine 24,  il punto di riferimento per le iscrizioni alla gara ciclistica patrocinata da «Il Piccolo» e organizzata dal C.S. Olimpia (società nella quale Cottur era diventato consigliere) per la Coppa San Giusto, selezione per i corridori giuliani da inviare alla gara di Milano, a sua volta decisiva per la scelta dei ciclisti da mandare alle Olimpiadi.

Il 27 giugno 1920 vincendo a Trieste la gara dei 5.000 metri in 16’05” stabilì la sua migliore prestazione dell’anno. Il successo nel Giro podistico notturno di Trieste di fine agosto (vittoria in volata sul goriziano Antonio Lipizzer) precedeva la sua partecipazione ai Campionati italiani disputati in settembre a Roma, dove nella gara dei 5.000 metri ottenne un ottimo terzo posto correndo in 17’21”2/5 e, il giorno dopo, un’altrettanto valida quarta posizione nei 10.000 metri grazie al tempo di 35’36”1/5.

Lo «Sport Illustrato» del 17 ottobre 1920 gli rese omaggio con un bel servizio fotografico dedicato al Giro di Trieste in cui vinse la prova di corsa, mentre l’astro nascente del tacco e punta giuliano Giusto Umek si impose nella marcia. Negli anni successivi, pur proseguendo l’attività, non fu autore di risultati di rilievo anche se, non avendo mai abbandonato l’attività ciclistica, nel 1926 riuscì a guadagnare il titolo di campione giuliano delle due ruote e si dedicò ad affinare il talento del figlio Giordano.

Giovanni Cottur morì nella sua Trieste l’11 ottobre 1976.

Nota - L'autore di questa ricerca desidera ringraziare il Dr. Karl Graf, storico dell'atletica leggera in Austria, per le notizie e i chiarimenti circa prestazioni e competizioni atletiche di Giovanni Cottur, notizie che sono state riportate nei due articoli che abbiamo pubblicato.

Last Updated on Saturday, 20 November 2021 08:06
 
Omaggio a Giuliano Gelmi: anno 1955, bella stagione con tante soddisfazioni (3) PDF Print E-mail
Wednesday, 17 November 2021 11:05

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Due immagini un po' sgranate riprese dal quotidiano sportivo torinese "Tuttosport". Le foto corredavano i commenti di fine stagione di Renato Morino. A sinistra, Giovanni Scavo e Enrico Spinozzi, che indossa la maglia su cui spicca la A del club Amatori Roma. In quella a destra, ancora Scavo che abbraccia Gianfranco Baraldi: furono tra i migliori protagonisti di molte gare di mezzofondo

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Il mese di agosto servì a riscrivere quasi del tutto la graduatoria nazionale dell’anno sugli 800 metri.

1’54”2 Natale Coliva 25 agosto
1’54”4 Gianfranco Baraldi 25 agosto
1’54”5 Giovanni Scavo 17 agosto
1’54”7 Enrico Spinozzi 11 agosto
1’54”8 Maurizio Notarangelo 11 agosto
1’55”3 Ambrogio Barili 11 agosto
1’55”4 Giuliano Gelmi 18 giugno
1’55”5 Luciano Patelli 18 giugno
1’55”7 Angelo Tagliapietra 18 giugno
1’55”7 Giuseppe Fontanella 11 agosto
1’55”8 Giorgio Gandini 28 agosto

Il primo scossone arrivò da Merano, l’11, come si può notare dalla lista. La località altoatesina insieme ad Aosta aveva ospitato i Corsi estivi di addestramento atletico con i migliori giovani fattisi notare nelle competizioni studentesche nelle varie sedi provinciali. Due le serie di 800 metri; dalla prima rileviamo un nome della serie «saranno famosi», non tanto «in pista» quanto «attorno alla pista»: il modenese Luciano Gigliotti, quel giorno fu quinto in 2’02”0, niente di che, ma la sua storia indelebile verrà decenni dopo, come sanno (quasi) tutti. Nella seconda serie corsero studenti medi e altri già iscritti all’ I.S.E.F. Enrico Spinozzi aveva corso un solo 800 quell’anno, a maggio (1'58"6) e parecchi 400: scese a 1’54”7, lottando fino alla fine con un altro romano, più giovane di lui, Maurizio Notarangelo (1’54”8); terzo (1’55”3) Ambrogio Barili, un cremonese (nato a Sospiro), accasato al C.U.S. Milano, specialista dei 400 ad ostacoli, distanza sulla quale aveva vinto i Campionati Universitari a Rimini. Mica finita: quarto un altro cremonese (di Piadena) Giuseppe Fontanella (1’55”7) e quinto il genovese Vittorio Buzzi (1’55”9). In cinque sotto 1’56”0, evento non frequente dalle nostre parti.

Alcuni dei nostri migliori mezzofondisti, quelli da cui ci si attendeva un rinnovamento di valori, al tempo un po’ modesti se confrontati con quelli di altre Nazioni europee, vennero messi su un aereo per la Finlandia; c’erano anche un paio di giavellottisti (Ziggiotti e Bonaiuto) e il pesista Meconi. Fu mandato ad ossigenarsi nella Terra dei Mille Laghi anche l’allenatore federale Lauro Bononcini. Fra il 17 agosto e il 2 settembre i nostri parteciparono a cinque riunioni. Fra qualche errore di trasmissione e aggiustamento di risultati un po’ fantasiosi, qualche bella prestazione non mancò. Natale Coliva, nato a Reggio Emilia ed accasato alla gloriosa Panaro Modena, a Ruokolahti il 28, corse in 1’54”2, primato stagionale, lasciandosi dietro Baraldi (1’54”4), che aveva già corso a Helsinki in 1’54”5; Scavo corse pure lui nello stesso tempo, chiuse un 1500 in 3’58”8 e poi, l’ultimo giorno prima del rientro, ottenne 2’28”9 sui 1000 metri, e Baraldi 3’56”6 sui 1500. Un rientro, tutto sommato, non accompagnato da verdiana «Marcia Trionfale» ma neppure dalle note del «Valzer triste» di Sibelius per il nostro mezzofondo.

Negli stessi giorni (21 agosto), alle nostre latitudini, al «Giuriati» di Milano, incastrato nei Campionati provinciali del C.S.I., si corse un 800:” Fuori gara, Gelmi, con Patelli e Luigi Bassano, ha corso un ottimo 800 in 1’56”0”. Sette giorni dopo, un centinaio di atleti salirono a Breno, bresciana Val Camonica, scrigno di arte rupestre degli antichi Camuni, per il Trofeo Filippo Tassara, da una notissima famiglia di imprenditori che sempre aveva intrattenuto ottimi rapporti con Sandro Calvesi e l’Atletica Brescia: Filippo Tassara, imprenditore lungimirante con una grande passione per lo sport, era presidente onorario del club bresciano fin dal 1952. Solito Consolini (52.85) che si allenava gareggiando, ma anche solito Gelmi, il quale perse però dal giovanotto bresciano Giorgio Gandini: 1’55”8 contro 1’56”5, un po’ più discosto Maggioni 1’58”4.

Settembre riserverà ancora buoni miglioramenti, validi sul nostro suolo, meno altrove. Qualcosa si muoveva, lentamente ma si muoveva. Vedremo.

(3 – segue)

Last Updated on Wednesday, 17 November 2021 14:42
 
Ruggero Alcanterini, quel barbuto consigliere federale che correva i 3000 siepi PDF Print E-mail
Tuesday, 16 November 2021 16:38

Questi sono due minuscoli post-it che dedichiamo a Ruggero Alcanterini, che nei giorni scorsi ha tagliato, di slancio, un traguardo importante importante della sua vita. Chi è Alcanterini? Quattro note quattro, che tanto altro ci sarebbe da dire. Alcuni di noi lo hanno conosciuto come consigliere della Federazione italiana durante tutti e diciotto gli anni di «regno» di Primo Nebiolo (1970 - 1988); Ruggero entrò in quota A.I.C.S., Associazione Italiana Cultura Sport, fondata nel 1962 e riconosciuta come Ente di promozione sportiva. Dentro la F.I.D.A.L lo ricordiamo come direttore della rivista federale «Atletica», in virtù della sua iscrizione all'Albo dei giornalisti (1960, era un ragazzo). Tante e variegate le iniziative sia nel campo dello sport sia in quello della cultura che hanno coinvolto Ruggero. Ci dicono amici che lo conoscono bene che ha una grande passione per collezionare cimeli e memorabilia dello sport, girando per antiquari e mercatini delle pulci. Dal 2005 è presidente del C.N.I.F.P., Comitato Nazionale Italiano Fair Play, una carica che lo vede impegnatissimo ovunque, in Italia e in Europa.

Ma i due post-it di cui abbiamo parlato all'inizio riguardano un Ruggero Alcanterini che, forse, pochi conoscono: il giovane atleta, sedicenne, categoria allievi. Queste due chicche le abbiamo trovate mentre ci consumavamo le dita a sfogliare annate del bollettino federale degli anni 1958 e 1959. «Atletica», quindicinale della Federazione italiana di atletica leggera, numero 5, 28 febbraio 1958, titolo di apertura della prima pagina «Rocca, Pieri e Batelli campioni tra gli allievi». Il Campionato nazionale di corsa campestre per la categoria allievi (fino a 17 anni) era stato spezzettato in tre raggruppamenti interregionali: Carpi, Roma e Napoli. I risultati riportano 42 classificati a Carpi, 21 a Roma e 12 a Napoli. Al diciannovesimo posto della gara romana spunta il suo nome: Alcanterini Ruggero (CS Capitolino Roma). Si noti che la categoria allievi, nella architettura tecnica federale, stava muovendo i primi timidi passi. Proprio nel mese di maggio del 1958, la Presidenza federale deliberò di riconoscere a pieno titolo primati italiani juniores per le specialità indicate nel medesimo comunicato. Al tempo stesso, venne istituito l'Albo dei primati allievi, e la cronologia ufficiale avrebbe avuto inizio nel 1959, partendo dal miglior risultato ottenuto nel 1958.

I 3000 metri con siepi non figuravano proprio nelle discipline riconosciute per gli allievi, ma il nostro intrepido Ruggero corse questa distanza il 23 agosto, dove non sappiamo, presumibilmente Roma. Lo apprendiamo da un Comunicato federale che apparve sul numero 2/1959 del solito bollettino fidalino, sotto la voce «Rettifiche»: i dirigenti del club di Alcanterini facevano presente che nella graduatoria dei 3000 siepi, primi 200, quei birboni dei compilatori federali si eran dimenticati il tempo di 11'33"0 del suddetto Alcanterini. Il quale era accasato, come detto, al G.S. Capitolino Roma, che quell'anno risultò primo classificato a livello nazionale nel Gran Premio Reclutamento, i club più bravi a portare ragazzi nelle classifiche nazionali.

Sicuri che Ruggero ricordava perfettamente tutto ciò che abbiamo qui raccontato, lo salutiamo caramente.

Last Updated on Tuesday, 16 November 2021 18:22
 
Giovanni e Giordano Cottur, una storia familiare che racconta non solo di biciclette PDF Print E-mail
Monday, 15 November 2021 10:16

Primi anni del '900, Trieste, Impero Asburgico. In questo clima ci introduce oggi Alberto Zanetti Lorenzetti con la prima parte di una ricerca su un atleta di quei tempi: Giovanni Cottur, il cui cognome venne scritto in varie forme, Kotur, Cotur, o, infine, con la doppia «t». Una storia interessante, come tutte quelle scovate dal nostro socio. Una storia che ebbe poi un seguito con quella del figlio, Giordano, che fu un fior di ciclista subito dopo il 1945. Qui Alberto si occupa principalmente di Giovanni Cottur.

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Due rare immagini di Giovanni Cottur datate 1911, tratte dalla pubblicazione «Lettura Sportiva». Nei medaglioni, oltre a Cottur (scritto come Cotur) c'è anche Umberto Zilio, un ottimo podista a quei tempi in Emilia Romagna

Cottur padre e Cottur figlio. Indubbiamente quest’ultimo è molto più conosciuto per i meriti sportivi ciclistici che lo videro fra i protagonisti dell’epopea legata ai nomi di Gino Bartali e Fausto Coppi. In tre occasioni (1940, 1948 e 1949) fu terzo al Giro d’Italia, manifestazione nella quale per 14 volte indossò la maglia rosa e vinse cinque tappe, fra le quali la prima tappa del Giro della rinascita del 1946, edizione che lo ebbe prim’attore anche nella Rovigo-Trieste essendo stato il primo atleta giunto al traguardo nel capoluogo giuliano dopo l’imboscata filo-titina che aveva fermato la carovana a Pieris.

Ma la nostra attenzione è particolarmente rivolta a Cottur padre: nacque a Trieste, ma la data è incerta, essendovi il dubbio fra il 28 marzo e il 9 aprile 1889. Figlio di Giuseppe Fogar, Giovanni prese il cognome della madre Marja Kotur, cameriera dalmata originaria della regione di Zara. Già al momento dei primi successi sportivi venne citato come Cottur, segno che era già in uso la “italianizzazione” dei cognomi, evidentemente su base volontaria e quindi pratica ben diversa da quella imposta alcuni anni dopo dal regime fascista.

Negli anni della gioventù perse un occhio e, cosa comune a molti atleti, gli giovò l’essere garzone di un fornaio che lo spediva, a piedi o in bicicletta, a far consegne. Cominciò con il ciclismo diventando nel 1909 campione friulano (era tesserato per il Club Ciclistico Gradisca), per poi iniziare anche l’attività podistica con i colori del Circolo Sportivo Olimpia di Trieste, storico sodalizio nato nel 1909 ad opera di Giulio Romanelli, Aldo Mayer Grego e Gustavo Levi, tesserando atleti impegnati nel velocipedismo e nel podismo.

Era un periodo in cui il vivace mondo sportivo triestino altro non era che lo specchio della complessa società locale, e nel quale le società italiane erano guardate con sospetto dall’autorità austro-ungarica, sempre attenta a cogliere eventuali manifestazioni irredentistiche. Il podismo, praticamente relegato ad una attività strettamente locale per via delle frequenti difficoltà ad ottenere le autorizzazioni per gareggiare in Italia, viveva principalmente sulla rivalità fra il Circolo Sportivo Olimpia, il C.S. Internazionale, l’Edera Sportiva e lo Sport Pedestre Triestino. Il ristretto ambito in cui operavano gli atleti creava una situazione di sofferenza che riguardava anche gli altri sport. Solo ginnastica e canottaggio – forse per il fatto di essere riuscite ad affiliarsi alle Federazioni italiane o più presumibilmente per il livello agonistico raggiunto – si erano messe in grado di intensificare i rapporti sportivi con l’Italia. A questo bisogna aggiungere un certo disinteresse della stampa locale verso le corse, per cui ai pochi dati provenienti dai giornali triestini ed italiani è stato possibile fruire di preziose notizie provenienti dalla interessante pubblicazione di Giuliana Fantuz “Giordano Cottur, il padre, il figlio e la bicicletta”.

All’inizio del 1910 Cottur si dimostrò essere il più quotato fondista triestino imponendosi a Umberto Bertola, del C.S. Internazionale, che fu battuto in volata il 20 febbraio nel cross country organizzato a Trieste. Era l’inizio di una interessante serie di duelli sportivi che vide da allora il Bertola sempre relegato in seconda posizione nelle gare di cross, su strada (come nella Barcola-Miramare del 1912) e nella distanza dei 10.000 metri.

Le trasferte fuori confine che dettero modo a Cottur di farsi conoscere iniziarono il 3 dicembre 1911, quando vinse con il tempo di 3.12’00” la maratona di Fadalto di Belluno. Seguirono i successi riportati nel 1912 alla Traversata di Mestre e al Giro di Udine. I 10.000 metri corsi a fine stagione a Trieste testimoniarono la sua maturazione, per cui annotiamo che al 34’ netti cronometrato il 29 settembre (34’00”6 in fonte austriaca, 34’00”3/5 secondo Marco Martini) si aggiunse nel corso del Trofeo delle Cinque Provincie, disputato il 13 ottobre 1912, il tempo di 31’41”4/5, risultato inattendibile probabilmente per errore di misurazione del percorso, come del resto per le altre gare della stessa manifestazione. In entrambe le occasioni ebbe ragione di Bertola. Nell’edizione del 31 marzo 1913 il quotidiano «Il Piccolo», annunciando la sua vittoria su Giovanni Cernigoi e Bruno Steffilongo nel cross country di 5 km valido per il Campionato federale disputato nel viale del Boschetto, precisò che Cottur si era aggiudicato la manifestazione – una delle più importanti proposte dal calendario agonistico giuliano -  anche nei tre anni precedenti.

(1 - segue)

Last Updated on Thursday, 18 November 2021 17:21
 
Pionieri della corsa: correre 80 chilometri su una pista ciclistica di 300 metri PDF Print E-mail
Thursday, 11 November 2021 00:00

Luc Vollard, presidente della Commissione Storia e Documentazione della Federazione francese, torna con noi proponendoci un salto a ritroso nel lontano passato, anno 1903. Quella che oggi noi chiamiamo atletica leggera a quei tempi, sia in Francia sia nel nostro Pease, era prevalentemente corsa pedestre, e ancor più corsa su lunghe distanze. Che si praticavano su strada, bien sûr, ma anche su pista, spesso in erba. Le grandi sfide fra i campioni dell'epoca (valgano per tutti Dorando Pietri, Tom Longboat, il campione olimpico di Londra l'americano Johnny Hayes. il grande britannico Alfred  «Alfie» Shrubb, i vari campioni francesi Cibot, Prévost, Charbonnel, Théato, suscitavano l' entusiasmo di decine di migliaia di persone per le loro lunghe sfide. E per fortuna non c'era di mezzo la televisione con i suoi diktat sui tempi troppo lunghi delle corse a rompere i cabasisi! Per seguire i capricci di 'sta scatola (leggiTV) si sono quasi distrutti i diecimila metri in pista, che ormai si corrono con il contagocce, e si è archiviata fra i robivecchi una bellissima gara come la corsa su un'ora. Progresso? Puah! Istruiamoci leggendo il nostro amico Luc che stavolta ci parla di un campione transalpino di quei tempi: Gustave Thomas. Merci, Luc.

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Les grandes distances n’effrayaient pas les pionniers de l’athlétisme, sur la route bien sûr, mais aussi sur piste. Elles étaient d’ailleurs plutôt l’apanage des professionnels, les amateurs ne dépassant que rarement l’heure de course, et parmi ces forçats de la foulée, Gustave Thomas réalisa de remarquables résultats.
En 1902, alors qu’il n’a que 19 ans, il est ainsi crédité d’un 32’08’’0 sur 10 000 m et de 17 km 726 dans l’heure. Le 15 novembre 1903, il s’aligne au départ d’un tout autre défi, au vélodrome Buffalo à Neuilly-sur-Seine, pour couvrir 50 miles soit plus de 80 km, à l’intérieur de la piste cycliste de 300 m !
Parmi ses adversaires, on retrouve le redoutable Britannique Len Hurst, notamment vainqueur en France des marathons de 1896, 1900 et 1901, mais aussi les Français Albert Charbonnel, Henri Prévost, Edouard Cibot et Victor Bagré, tous connus pour leur capacité à enchaîner les tours à allure soutenue, et tous capable de parcourir plus de 17 km dans l’heure, devançant le meilleur amateur de l’époque, Gaston Ragueneau. Charbonnel a justement remporté le Tour de Paris fin août, une course qui fut la dernière apparition de Michel Théato en compétition, mais Cibot a aussi étonné début août, sur les 40 km entre Achères et Buffalo en dominant la concurrence.
Le départ des 50 miles est donné à 9 h 30, en même temps qu’une marche des scolaires regroupant un millier de participants, tandis que des courses cyclistes étaient également au programme du jour ! C’est Henri Prévost qui va prendre résolument la tête dans les premiers tours. Au bout de deux heures, il est toujours devant avec 30 km 250, tandis que Thomas n’est que 5e avec 28 km 500. Cibot prend ensuite le relais tandis que Prévot s’écroule, Thomas amorçant sa remontée, et la jonction est faite avant la cinquième heure après que Len Hurst fut lui aussi dépassé par Thomas. Ce dernier va alors accroître son avance et franchir la ligne d’arrivée en 6 h 13’19’’. Cibot est à 10 minutes, Charbonnel à 18 alors qu’Hurst abandonnera. On reverra Gustave Thomas aux avant-postes des courses au moins jusqu’en 1907, année où il terminait encore 10e du Tour de Paris.

(Crédit photo : La Vie au Grand Air – Gustave Thomas, deuxième à droite, entre Prévost et Hurst).

Last Updated on Thursday, 11 November 2021 11:42
 
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