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Olimpiadi e atletica nel Principato di Monaco ai tempi di Augusto Maccario (4) PDF Print E-mail
Saturday, 11 July 2020 16:30

Augusto Maccario attraversò la frontiera, andò a cercare lavoro, arrivò nel Principato di SAS Alberto I nel 1908, poco dopo la nascita del Comitato Olimpico Monegasco.

Creazione propiziata dal Comte Albert Gautier-Vignal, nobile famiglia nizzarda, ottimo schermidore, fondatore del Tournoi International de Monaco pour le Maîtres et les Amateurs. Occasione per  incrociare le lame con alcuni dei maestri d'arme più famosi del tempo (l'avventuroso livornese cav. Eugenio Pini, tra gli altri). Ma soprattutto il baffuto nobiluomo vantava solide amichevoli relazioni con De Coubertin e con il Prince Alberto. Nel 1907 lo sportivo Conte viene nominato primo rappresentante olimpico monegasco. Il Principato di Monaco figura come venticinquesima Nazione aderente al C.I.O., il suo nome viene citato per la prima volta nel numero di luglio 1908 della Revue Olympique. Gautier-Vignal rimase nel C.I.O. come rappresentante di Monaco ininterrottamente dal 1908 al 1939, quando decedette, il 18 ottobre, proprio a Losanna, che era stata eletta sede olimpica nel 1915, e dove venne sepolto il suo amico Pierre de Coubertin che aveva chiuso il suo capitolo terreno passeggiando in un parco di Ginevra il 2 settembre 1937.

Monaco esordì ai Giochi nella settima edizione, quella del 1920 ad Anversa: Gautier-Vignal ebbe l'onore di accompagnare i primi atleti monegaschi, tre ginnasti e tre atleti. Questi erano Gaston Médecin, Emile Barral e Edmond Médecin. Della edizione 1920 non esiste un Rapporto Ufficiale stampato dal Comitato Organizzatore, ma solo una versione copiata con una macchina da scrivere dal Segretario Generale Alfred Verdyk. Motivo? Il bilancio dei Giochi chiuse in profondo rosso e fece bancarotta, niente quattrini per stampare. Ne furono fatte pochissime copie. Oggi disponiamo della miglior ricostruzione opera di uno dei più accreditati storici dei Giochi, l'americano prof. Bill Mallon, che, basandosi su quel documento dattiloscritto e avvalendosi della collaborazione dell'olandese Anthony Th. Bijkerk, ha pubblicato, per la serie «History of the Early Olympics», il settimo volume dedicato ad Anversa 1920.

Le pubblicazioni monegasche parlano di tre partecipanti all'atletica leggera, e esiste anche una foto: Gaston MédécinÉmil Barral e Edmond Médécin. A pagina 44 del libro di Mallon dove sono elencate le Nazioni (25) che hanno schierato atleti in atletica (509 in totale), accanto a Monaco figurano però solo due competitors; l'Italia ne schierò 24. Con certosina pazienza abbiamo fatto scorrere uno ad uno gli atleti di tutte le discipline, e, in effetti, abbiamo trovato solo due atleti del Principato. Abbiamo consultato anche i risultati compilati da Ekkehard zur Megede, altro gran storico olimpico, il quale attribuisce i risultati dei 100 e 200 metri a tale Eduard Médécin, ma trattasi di Edmond. Il quale viene spesso confuso con Gaston; Mallon, ad esempio, scrive, Edmond Gaston Médécin. Gaston era invece un  bravo nuotatore: secondo Jacques Candusso, autore del libro sull'atletica a Monaco, egli fu campione francese sui 100 stile libero. Gaston e Edmond, e anche Barral, furono anche calciatori nella prima squadra monegasca di questo gioco: l'Herculìs. A riprova dell'intreccio di attività sportive a quel tempo, in particolare in un piccolo Stato come il Principato: tutti facevano un po' di tutto.

Diamo un'occhiata ai risultati di Anversa, Antwerp, Anvers in francese, Antewerpen in olandese avente origini tedesco-occidentali. Edmond Médécin: corse i 100 metri, ottava batteria, quinto, una serie niente male: vinse lo statunitense Charly Paddock, poi campione olimpico, secondo fu il britanno Harry Edward, che salì sul podio, bronzo. Anche sui 200 Edmond si trova in batteria, la nona, con un imminente campione olimpico, un altro yankee, Allen Woodring; lui quinto. Qualificazione del salto in lungo: Edmond 21esimo (o 22esimo secondo zur Megede) con 6.035...un centimetro e mezzo meno di uno della serie «saranno famosi», anzi «saranno famosissimi»: Harold Abrahams, sì lui, il campione olimpico dei 100 metri a Parigi 1924, reso celebre ai profani con il gradevole film «Momenti di gloria». Le fatiche olimpiche di Edmond continuarono con il pentathlon (lungo, giavellotto, 200 metri, disco, 1500 metri); fece un buon 6.21 in lungo, scarsino nel giavellotto, poco più di 31 metri, un discreto 24 netti sui 200, e 30 metri di disco, ma non si qualificò ai successivi 1500 metri, il sistema era un poco cervellotico. Poco da dire su Émil Barral : settimo nel quinta serie degli 800 metri. Avventura conclusa.

Son passati cent'anni da quella prima partecipazione olimpica. Chissà se nel Principato il suo Comitato Olimpico ha memoria di questa ricorrrenza, e la celebra degnamente. Noi lo abbiamo fatto con il ricordo, a puntate, di Augusto Maccario, e non abbiamo finito: ci resta proprio la conclusione di Anversa. E lo faremo al prossimo giro, prima di congedarci dal piccolo corridore ligure di Ventimiglia.

Last Updated on Saturday, 11 July 2020 22:03
 
Un seul chrono vous manque, Monsieur Baraton, pas de record pour vous PDF Print E-mail
Tuesday, 07 July 2020 07:22
«E per un punto Martin perse la cappa». Sovviene subito il famoso adagio spesso ripetuto per riassumere situazioni come quelle in cui si è trovato coinvolto il mezzofondista francese Georges Baraton, un ottimo atleta degli Anni '20, presente in due edizioni di Giochi Olimpici, seppure senza molto successo. La sua storia ce la racconta Luc Vollard, nell'ultimo numero (il 105) della «Lettera» mensile compilata dagli storici e statistici francesi che fanno parte della Commissione federale Documentazione e Storia. Tutte le altre ricerche, aggiornamenti (pochi, ovviamente, data la situazione), statistiche, che sono lo zoccolo forte della «Lettera», li potete trovare sul sito Internet https://cdm.athle.com/
Noi non vi rifacciamo per intero - leggete il nostro amico Luc - la storia di Monsieur Georges (nato il 12 aprile 1904 a Saulzais-le Potier, che a guardarlo sulla mappa sembra l'ombelico della Francia tanto sta nel centro, e morto nel novembre del 1962) ma siamo andati alla ricerca di qualche situazione di collegamento con atleti italiani. Ne sono venuti fuori almeno un paio, quelli dei Giochi Olimpici. Nel 1924, nello Stadio casalingo di Colombes, Baraton si schierò sugli 800 metri: corse la nona, e ultima batteria, appaiando il britanno Lowe, che vincerà il titolo olimpico (come farà pure quattro anni più tardi), e precedendo il norvegese Hoff, che deteneva in quel momento il primato del mondo del...salto con l'asta, sì, asta avete letto bene: 4.21; personaggio questo Hoff, sicuramente gran talento atletico, di indubbie capacità, eclettico, fu giornalista, scrittore, organizzatore, ma discutile (e tanto) nei suoi comportanti sociali e politici: durante l'occupazione nazista della Norvegia si mise al totale servizio dei tedeschi per inseguire un suo progetto di organizzazione dello sport nel suo Paese. Dopo la fine della guerra, per questo, fu condannato a nove anni di lavori forzati. Torniamo a Colombes: batteria numero quattro, la vinse un giovanotto olandese, Adriaan Paulen, che, nel 1976, diverrà il terzo presidente della I.A.A.F., sostituito, nel 1981, da Primo Nebiolo. In quella stessa batteria corse il fiorentino Puccio Pucci, anche lui destinato a rilevanti incarichi sportivi italici nel periodo fascista. Semifinali: nella prima, Baraton fu solamente settimo; Lowe vinse la seconda; nella terza Hoff ebbe la meglio per quattro decimi su Paulen, in finale il norvegese (poi ottavo), fuori l'olandese.
Avanziamo di quattro anni: Amsterdam 1928. Baraton aveva avuto la sua stagione migliore nel 1926: stabilì i primati nazionali sugli 800, 1000 e miglio, divenne campione di Francia sugli 800. Il clima olimpico però non gli si confaceva: sempre sugli 800 metri, vinse la quarta batteria, nella quale corse (quarto, quindi fuori) anche il nostro Ettore Tavernari, modenese, che un anno dopo, a Budapest, siglò il miglior tempo mondiale sui 500 metri, succedendo nella cronologia a quel Paulen che abbiamo appena citato. Baraton avrebbe dovuto correre la seconda semifinale ma non partì; si sarebbe trovato in compagnia del nostro Guido Cominotto, che non fece meglio del sesto posto.
Queste sono pure e semplici elencazioni, molto più stuzzicanti le vicende che ci racconta qui sotto Luc Vollard: storie di cronometri che avrebbero dovuto esserci e non ci furono, e il povero Baraton si vide così privato di primati che gli erano costati fatica. Quella corsa sui 1500 metri, nell'agosto del 1926 a Colombes, poteva davvero essere primato del mondo tolto al grande Paavo Nurmi? Un seul chrono vous manque …Giudici e cronometristi di casini ne han sempre combinati, e a pagare son sempre stati gli atleti. Qualche dubbio su quella gara ce l'hanno anche gli esperti francesi, che in una loro pubblicazione ufficiale hanno scritto 3:50.4 douteux. E la documentazione per il riconoscimento del primato non fu mai presentata alla I.A.A.F., giustamente. Un mese più tardi, in settembre, il dott. Otto Pelzer, grande atleta tedesco perseguitato dai nazisti e perfino internato a Mauthausen, cancellò Nurmi: 3:51.0. Poi vennero il gran bordelaise Jules Ladoumégue  e il nostro Luigi «Ninì» Beccali. Vi lasciamo adesso a Luc Vollard.
 
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Un seul chrono vous manque … et votre palmarès est dépeuplé ! Ce pourrait être la maxime résumant la carrière de Georges Baraton. Pourtant avec huit sélections dont les Jeux Olympiques en 1924 et 1928, cinq records de France et le titre de champion de France du 800 m en 1926, il fait bien partie des meilleurs coureurs de demi-fond hexagonaux de l’entre deux  guerres, luttant contre Victor Baranca et René Wiriath avant l’émergence de Séraphin Martin et surtout Jules Ladoumègue.
1926 est probablement sa meilleure année. En juin, il a amélioré son record de France du 800 m lors des championnats de Paris en 1’54’’1/5 et le 03 juillet, sur la piste de Stamford Bridge à Londres, il remporte le championnat d’Angleterre du mile en 4’17’’2/5, battant le record de France de presque trois secondes. Le 10 juillet, à Colombes, il domine en finale du 800 m des championnats de France ’’Séra’’ Martin, futur recordman du monde. Le 14, devant les 10 000 spectateurs du stade Pershing dans le bois de Vincennes, il s’aligne au départ du 1000 m du meeting organisé par la ligue de Paris et l’UAI, avec une belle participation internationale comme le néerlandais Adrian Paulen au 400 m, et Lord David Burghley au 110 m haies, tous deux futurs présidents de l’IAAF.
C’est Jean Masson, sociétaire du Métropolitan Club tout comme Baraton sous la férule d’Alfred Spitzer, qui se charge de lancer la course sur des bases élevées, passant au 500 m en 1’11’’3/5, soit une belle avance sur le record du monde du Suédois Sven Lundgren, crédité de 2’28’’6 à Stockholm le 27 septembre 1922. Baraton relaie alors son camarade, suivi par l’Unioniste Max Berger qui va lâcher prise un peu plus loin, et passe au 800 m en 1’57’’0, puis franchit la ligne d’arrivée en 2’27’’1/5. La foule lui réclame un tour d’honneur qu’il effectue volontiers avec Berger. Le record de Lundgren est nettement battu mais le temps n’a été pris que par deux chronométreurs et les règles de l’IAAF en exigent trois. C’est donc un record de France mais pas un record du monde … qui reviendra à Séraphin Martin le 30 septembre suivant dans une course par handicap dont il était le seul partant ‘’scratch’’. Il ne finira que septième mais ses 2’26’’4/5 passeront à la postérité.
Le 24 août Baraton fera à nouveau un exploit incroyable, jamais inscrit dans les tablettes mondiales et nationales, à nouveau faute de chronométreurs en nombre suffisant. Sur la piste de son club à Colombes, emmené par Masson, Norland et Martin, il améliore de plus de deux secondes le record du monde de Paavo Nurmi sur le 1500 m en 3’50’’2/5 … en vain !
(Crédit photo : Miroir des Sports)
Last Updated on Tuesday, 07 July 2020 13:14
 
Trekkenfild n.83: in attesa di verificare se l'atletica è guarita dal COVID - 19 PDF Print E-mail
Tuesday, 30 June 2020 16:35

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C'è di tutto un po' su questo ottantreesimo numero del foglio telematico lumbard. Si chiude addirittura con la riesumazione di un articolo di Gianni Brera. Noi del nostro miserello spazio ci siamo sentiti lusingati da cotanta lettura postuma, perchè da tempi che si perdono nella notte della conoscenza abbiamo cercato di ridar vita a brani, citazioni, del sior Brera ma anche di altri scrittori che hanno onorato il nostro sport. E, pensate, in tempi in cui non c'era bisogno di riesumazioni. Per dire: negli oltre 35 libri che portano il marchio ASAI (dal 1994 ad oggi), veri e propri samizdat diffusi solo nei sotterranei nel mondo dell'atletica, per non parlare del giornalismo atletico desaparecido, ci sono alcuni documentatissimi saggi del prof. Sergio Giuntini, che conosce l'opera di Brera come neppure il medesimo scrittore di San Zenone Po. Autocitazioni, che vergogna, ma quando ce vo' ce vo'.

E quelli che ci leggono, leggiucchiamo, alzano il pollicione del «I LIKE» non avendo letto una mezza riga, conoscono da tempo la stima e l'amicizia che ci legano ai due temerari che tengono in vita «TREKK», in attesa di finire a San Vittore per lesa autorità, le critiche che fanno, ci risulta, sono mal sopportate. Noi spesso ci ironizziamo sopra, per non prendere troppo sul serio né noi né loro. Vediamo 'sto numero 83: c'è di tutto, un po' roba che parla dell'oggi, qualcosaltro di domani, e forse anche di dopodomani. Toh, una lucina in tanto buio: dopo le esaltanti prestazioni del giornalismo sportivo e non, i due bombaroli sudditi poco obbedienti di Lodovico il Moro hanno dato un fil di voce a un galantuomo protagonista, suo malgrado, della più infame storia del nostro sport in questi ultimi anni. Noi abbiamo sempre avuto la sensazione di una vera e propria sceneggiatura da Inquisizione dei tempi d'oro della Chiesa. Abbiamo letto le pacate, educate, riflessive risposte del dott. Pier Luigi Fiorella, uno dei tre - gli altri essendo il dott. Beppe Fischetto e Rita Bottiglieri - che hanno cercato di massacrare nel Fort Alamotesino. E che poteva dire di più Fiorella? Nulla. Anche perchè il serpente cui hai schiacciato la testa (ultima sentenza di piena assoluzione perchè il fatto non sussiste) non sai mai se può dare ancora un colpo di coda velenoso. Voce flebile quella del bravo Fiorella, ma non poteva essere diversamente. Il merito di Brambilla e Perboni è di aver rotto un silenzio, questo sì, davvero mafioso. 

Last Updated on Wednesday, 01 July 2020 08:49
 
Rita Bottiglieri, la tenacia, la dedizione, la generosità, la rettitudine PDF Print E-mail
Monday, 29 June 2020 12:30

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Non rientra nelle nostre finalità istituzionali, ma stavolta facciamo una eccezione: inviamo, attraverso questo nostro spazio, gli auguri di buon compleanno a una persona speciale: Rita Bottiglieri. Atleta, meglio grande atleta per il nostro italico movimento, poi impiegata della Federatletica (settore internazionale prima, settore medico dopo), attualmente funzionaria del Comitato olimpico italiano nella cui struttura svolge la propria attività presso l'Istituto di medicina e della scienza dello Sport. Amica di parecchi di noi con i quali ha condiviso parte del percorso professionale all'interno di differenti strutture istituzionali. E poi, ebbene sì, quello che ci riempie di orgoglio, nostra socia, socia dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana, della quale lei ha scritto tante belle pagine. Atleta polivalente per la sua versatilità, ma, soprattutto, atleta di totale attaccamento a quella maglia azzurra della Nazionale che ha sempre difeso al limite delle sue energie. Le presenze nella squadra italiana, le medaglie, i titoli nazionali, i molti primati, tutto è registrato nei libri degli amanuensi.

Ma oggi non è tempo di tiritere storico-statistiche. È occasione per farle giungere il segno del nostro rispetto e del nostro affetto. E non aggiungiamo altro, altrimenti non sarebbe più festa. Buon compleanno Rita!

Nella foto grande, scattata dal nostro socio Marco Peiano, panoramica della Sala Aldo Capanni nella sede della società ASSI Giglio Rosso Firenze durante l'Assemblea ASAI 2019: Rita Bottiglieri è la prima a destra. Sotto, un collage di foto di Rita in versione atleta e dirigente.

Last Updated on Monday, 29 June 2020 14:55
 
Un lutto nell'atletica bresciana: se ne è andata Silvana Zini Cavallari PDF Print E-mail
Thursday, 25 June 2020 14:39

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Pochi minuti fa un carissimo amico bresciano ci ha informati della scomparsa di Silvana Zini Cavallari, avvenuta a Peschiera questa mattina. La signora era nata a Brescia il 23 ottobre 1925. Nata Zini, si maritò con Lodovico Cavallari, anche lui atleta e poi allenatore. Silvana Zini prediligeva il salto in lungo e l'alto, ma spesso era impegnata anche nella velocità e in staffetta; Ludovico aveva i suoi risultati migliori nei salti, lungo e triplo. Ai Campionati Alta Italia, disputati il 17 settembre 1945 a Torino, Silvana, con i colori della Forza e Costanza di Brescia, fu terza nel salto in lungo con 4.82 (altra fonte parla di 4.87); davanti a lei, Amelia Piccinini ed Elda Franco. Ottenne il quinto posto anche nella finale dei 100 metri in 13"9. Circa un mese dopo, a Bologna, suo marito Ludovico, nelle vesti di allenatore, ebbe la grande gioia di vedere il quartetto della staffetta 4 x 400 Campione d'Italia: la formazione bresciana schierava Rolando «Trulli» Squassina, Aldo Falconi, Luciano Paterlini e Luigi «Gino» Paterlini. Silvana Zini gareggiò ancora per parecchi anni con i colori delle diverse società bresciane allora molto attive e dinamiche: CSI Brescia e poi Atletica Brescia 1950.

Ritorneremo sulla figura di questa atleta nei prossimi giorni, più in dettaglio. Ringraziamo i familiari che hanno autorizzato, dal loro album dei ricordi, la pubblicazione della foto che correda queste righe: Lodovico e Silvana su una delle tante piste di atletica che li ha visti gareggiare insieme. Ci facciamo partecipi del lutto della famiglia. 

Last Updated on Friday, 26 June 2020 10:04
 
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